roberto gualtieri mps monte paschi

SIENA-BRUXELLES, SOLA ANDATA - AVVISATE I 5 STELLE: IL NUOVO PIANO STRATEGICO MPS NON CONVINCE LA COMMISSIONE EUROPEA: LA BANCA SAREBBE DOVUTA TORNARE IN UTILE GIÀ NEL 2019, SECONDO IL PIANO PRESENTATO E ''BOLLINATO''. INVECE LO SCORSO ESERCIZIO SI È CHIUSO IN PERDITA PER 1,033 MILIARDI. E CI VOGLIONO AGGREGAZIONI IL PRIMA POSSIBILE (MA I GRILLINI NON VOGLIONO FINIRE IN UNICREDIT: MPS DEVE ESSERE UNA BANCA DELLO STATO)

 

Rosario Dimito per “il Messaggero

 

L' Europa considera il rilancio del Montepaschi in ritardo rispetto alla road map del piano 2017-2021 che autorizzò l' intervento statale e il nuovo progetto al 2021-2025 approvato giovedì 19 dal cda presieduto da Patrizia Grieco, prende ancora tempo rispetto a una scelta definitiva, proponendo una soluzione stand alone, da corroborare con un aumento di capitale di 2-2,5 miliardi, a carico del Tesoro, azionista con il 68%.

margrethe vestager

 

Da martedì scorso il piano strategico che Guido Bastianini aveva consegnato il giorno prima al Mef, sarebbe all' esame della struttura tecnica della Dg Comp della Commissione Ue che il dossier Mps conosce e segue con estrema attenzione avendolo sì autorizzato per consentire l' iniezione di 5,4 miliardi del Mef, al fianco di un burden sharing di 4,3, ma sulla base di certi paletti. Non è servito molto ai tecnocrati europei per manifestare le loro perplessità e preoccupazioni, fatte rimbalzare ieri pomeriggio in Italia, rispetto a una situazione complessiva insoddisfacente perché la banca senese accusa un ritardo di un anno almeno per tornare in equilibrio.

 

È da qui che l' Europa intende partire per analizzare il nuovo percorso. Perché il piano di ristrutturazione, bollinato dalla Ue, prevedeva una cura ricostituente fatta di tagli e dismissioni (due banche estere, filiali, dipendenti, crediti deteriorati, altre attività) che avrebbero dovuto portare nel 2019 al ritorno a un risultato operativo di 700 milioni e a un utile netto di 570 milioni. Si dà il caso invece che lo scorso esercizio si è chiuso in perdita per 1,033 miliardi per effetto delle svalutazioni per 1,2 miliardi delle attività fiscali differite (Dta). Non solo, ma anche i ricavi si sono attestati a 3,2 miliardi, in decremento del 2% a fronte di una previsione di crescita più alta.

 

GLI OBIETTIVI MANCATI

Ecco perché adesso si scopre che da molti mesi c' era un faro acceso della struttura guidata da Margrethe Vestager: l' istituto pubblico non centrava gli obiettivi della ristrutturazione.

GUIDO BASTIANINI

 

Nel 2020, influenzato dal Covid, invece di avviare azioni per la ripresa, con gli indicatori in crescita dei ricavi e risultati, al contrario la banca senese aumenterà la perdita gestionale (1,5 miliardi nei primi nove mesi con una stima di superare i 2 miliardi a fine esercizio): la profittabilità risente di un affaticamento nella produzione dei ricavi, in parte attenuata dall' andamento congiunturale dei tassi vicino a zero. Siena, però fatica a far crescere le commissioni d' intermediazione e a gestire con oculatezza i costi dei servizi bancari (depositi, conti correnti, custodia) che sono le altre voci che alimentano i ricavi.

 

In questo contesto l' Europa si attendeva un piano accelerato di recupero da realizzare attraverso un' aggregazione che il top management avrebbe dovuto concordare con l' azionista, che peraltro stava lavorando a un matrimonio. Invece, l' istituto ha varato un aumento di capitale che fonti di Bruxelles considerano al buio perché non inquadrato in una prospettiva di consolidamento. Con il deficit di fine anno, Mps avrà i ratio patrimoniale sotto il livello di guardia.

 

roberto gualtieri

Il cda ha promesso alla Bce un capital plan per il 31 gennaio ma per quella data è verosimile che Bruxelles si sia espressa per far integrare il piano strategico, inserendo un percorso di aggregazione rapido. Il candidato è Unicredit con cui i colloqui tecnici e fra advisor ci sono stati anche nei giorni scorsi e, comunque, per l' Europa i tempi non possono dilatarsi oltre la primavera.

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…