telemarket vendite

TELEMARKET, L'ARTE DI SAPERLA SPARARE GROSSA - ALESSANDRO ORLANDO E FRANCESCO BONI FURONO I PRIMI A TELE-VENDERE QUADRI, TAPPETI E ANTIQUARIATO, SPACCIANDO OGNI COSA PER PEZZI UNICI: "BISOGNAVA CREARE LA NECESSITÀ DI AVERE QUELL'OGGETTO. RITMO E TONO INCALZANTI, PER DAR L'IDEA CHE IL TEMPO STESSE PER FINIRE. RIPETERE GLI STESSI CONCETTI QUATTORDICI VOLTE CON LEGGERE VARIAZIONI" - 40 ANNI DOPO SVELANO I TRUCCHI DEL MESTIERE, COME QUELLA VOLTA CHE VENNE CITATO UN SULTANO MAI ESISTITO E IL CENTRALINO SCOPPIÒ DI CHIAMATE… - VIDEO

 

Nicola Baroni per "il Venerdì di Repubblica"

 

alessandro orlando telemarket 5

Quando i centralinisti di Telemarket, il giorno dopo una televendita di Alessandro Orlando, richiamavano i clienti, alcuni nemmeno ricordavano cosa avessero prenotato. Grafica di Schifano o scultura di Rabarama, cambiava poco: loro avevano già avuto quello che volevano.

 

Non l'ennesimo multiplo spacciato per pezzo unico ma la performance del televenditore: quella sì, pezzo davvero unico. Lo stesso accade oggi che Orlando vende arte sul canale 124 del digitale: «Un signore ha confessato di aver acquistato un quadro solo per come ho pronunciato il nome dell'artista: Greuze», racconta compiaciuto ed esagerando il suono gutturale a metà tra gorgia toscana e erre francese. «La gente compra me, non l'oggetto».

 

alessandro orlando telemarket 2

Quarant'anni fa, correva il 1982, l'antiquario Giorgio Corbelli si trovò per le mani alcuni studi televisivi in provincia di Brescia cedutigli dal fondatore di ReteMia Giorgio Mendella per saldare i debiti.

 

La tv commerciale era agli esordi e le televendite un buon modo per riempire gli spazi vuoti tra i programmi. Corbelli, che di programmi a 27 anni non ne aveva, si inventò il primo e unico canale di sole televendite d'arte e antiquariato.

 

alessandro orlando telemarket 1

Telemarket arrivò ad avere 250 dipendenti e un portafoglio clienti di oltre 350 mila nomi. I guai giudiziari del canale si sono sempre risolti in assoluzioni ma Corbelli nel frattempo è stato condannato per reati fiscali legati al fallimento di Finarte.

 

MEME E FAN CLUB

Anche Telemarketè fallita cinque anni fa e riacquistata da persone a lui vicine. Oggi trasmette in alcune fasce orarie sul canale 140. «La merce è sempre la stessa, ma a fare grande quel canale erano i suoi storici televenditori: Franco Boni, Bijan Parvizyar, Paolo Frattini, io stesso», ricorda Orlando, che nel 2015 si è messo in proprio.

 

franco boni 3

Per averne conferma basta un giro sui social, dove questi personaggi sono diventati protagonisti di meme, video celebrativi e fan club nostalgici. Su YouTube un video in cui Orlando presenta "un tappeto imperiale fatto dal figlio del sole per il sultano di Persia" ha raggiunto quasi un milione di visualizzazioni: a metà tra la performance teatrale, il seminario di marketing e un corso di retorica.

 

MA SOLO SCHIFANO E GUTTUSO

Anche Francesco Boni (per tutti Franco), a suo tempo imitato da Corrado Guzzanti, continua a vendere arte in tv per l'azienda del figlio Arte Investimenti. «A Telemarket se andava male vendevi 20 quadri su 40 presentati. Oggi 4 o 5 su 15», racconta. «Ma c'è più spazio per fare informazione culturale».

 

paolo frattini 4

Figlio e nipote di galleristi romani, Boni ha impugnato il martello da battitore per la prima volta a 16 anni, come racconta in Adesso parlo io, autobiografia appena pubblicata per Manfredi editore. Quando incontrò Corbelli aveva già una galleria a Palazzo Bernini a Roma: «Inizialmente ero scettico all'idea di poter vendere arte in tv. Fui smentito alla prima trasmissione: con un Gentilini, un Cascella e non so quanti Schifano feci 180 milioni di lire in quattro ore».

 

franco boni 2

Boni accetta di lavorare per Corbelli a condizione di presentare artisti di livello: Guttuso, De Chirico, Savinio, Manzoni, Fontana. «Incontro ancora direttori di musei e critici che mi ringraziano per averli fatti appassionare all'arte.

 

L'Italia ha la più alta percentuale di collezionisti al mondo e credo che Telemarket abbia contribuito. Oltre ad aver tirato la volata sul mercato ad artisti come Boetti e Schifano». Le televendite di Boni si dividevano in due parti: la prima informativa, con un linguaggio semplice, a cui parteciparono artisti come Arman e critici come Vittorio Sgarbi.

 

alessandro orlando telemarket 4

La seconda di vendita, in cui Boni insisteva sull'investimento economico, puntando sulla colpevolizzazione dello spettatore: chi non comprava non sapeva fare affari. «Bisognava creare la necessità di avere quell'oggetto. Ritmo e tono incalzanti, per dar l'idea che il tempo stesse per finire. Ripetere gli stessi concetti quattordici volte con leggere variazioni».

 

I tic verbali - la risata trascinata e l'inconfondibile suono roco a intercalare - scandivano il ritmo, con risultati ipnotici. «Il trucco, quando si facevano presentazioni di un solo artista, era "bruciare" le prime opere, cioè fingere di vendere e poi presentarne altre simili».

 

imitazione di corrado guzzanti 2

L'unico tipo di vendita che Boni continua a non saper affrontare è quella ad personam: «Se mi trovo a tu per tu tendo a essere troppo onesto e a descrivere anche i difetti. Quando andavo a trovare mia moglie nella sua galleria mi proibiva di parlare coi clienti».

 

UN TANTO AL CHILO

Se Boni puntava sui grandi nomi, Orlando puntava sui numeri: «Con una sola presentazione potevo vendere un'intera tiratura di cento serigrafie o sculture». Anche lui figlio di un gallerista, entrò in Telemarket nel 1995 e diventò subito il venditore di "tutto ciò che gli altri non vendono".

 

imitazione di corrado guzzanti 1

«C'erano magazzini strapieni di servizi di posate d'argento: ne ho vendute a tonnellate». Come? «Facendo leva sul peso, appunto: dicevo che c'era sempre meno argento in circolazione. E aggiungevo la passione: per esempio la gioia di apparecchiare per una persona che ami».

 

Iniziò con 11 trasmissioni da quattro ore a settimana, in un'occasione arrivò al record di un miliardo di lire di prenotato. Non è mai andato sotto i centomila euro a trasmissione. Le sue presentazioni erano puro teatro: si sdraiava sui tappeti, abbracciava le sculture, si avvicinava alla telecamera oltre il limite consentito. In una diretta lanciò un piatto d'argento: «I telefoni impazzirono».

 

franco boni 1

Captatio verso gli spettatori e ostilità contro cameraman e azienda. Alzava il tono in modo autoritario: «Tutti volevano che mi arrabbiassi perché faceva aumentare le chiamate, ma non potevo programmarlo perché non sarei stato naturale».

 

paolo frattini 2

Quando, al termine di un discorso, pronunciava il suo "quindi?", lento e in crescendo, i telefoni cominciavano a squillare: diventò "il quindi di Orlando". La sua cifra era la passione: «Arrivavo al cuore della gente con delle storie che inventavo al momento».

 

paolo frattini 1

Un tappeto Keshan da 1.490 euro? Nella televendita da un milione di visualizzazioni su YouTube lo presentava come se fosse proprio quello del celebre sultano Fershid. Peccato non sia mai esistito alcun sultano Fershid. «Ma il tappeto era davvero un persiano fatto a mano». E i prezzi? «Poco superiori a quelli di mercato, per tenere in piedi l'azienda. Ovviamente intrattenimento incluso».

 

alessandro orlando telemarket 3paolo frattini 3alessandro orlando telemarket 6

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani pier silvio berlusconi marina

DAGOREPORT – A VOLTE NON DIRE NULLA È LA MIGLIORE RISPOSTA. GIORGIA MELONI NON S’È FILATO DI PEZZA SALVINI, RELEGATO SULLO SFONDO DELLA CONFERENZA STAMPA, LIMITANDOSI A MOLLARE UN PAIO DI SILURI XMAS NEL FONDOSCHIENA DEL VICE SEGRETARIO DEL CARROCCIO, ROBERTINO VANNACCI – MA NEL SUO ATTUALE CORSO ACCELERATO DI DEMOCRISTIANERIA APPLICATO ALLA REALPOLITIK, LA DUCETTA HA FATTO UN MONUMENTO DI SALIVA A QUEL ‘’MIRACOLO’’ BIPEDE DI ANTONIO TAJANI – UN MESSAGGIO DIRETTO ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI CHE, UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE, ANNUNCIA IL “LARGO AI GIOVANI”: CARA MARINA, DOLCE PIER SILVIO SU, FATE I CARINI, NON MI FATE FUORI L’UNICO SEGRETARIO DI PARTITO ORGOGLIOSO DI ENTRARE A PALAZZO CHIGI CON IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO… MA DOVE LO TROVO UN ALTRO MAGGIORDOMO COSÌ? GIÀ HO TRA I PIEDI QUEL ROMPICOJONI NON-STOP DI SALVINI…”

funerali crans montana

DAGOREPORT - ANCHE NOI, COME TUTTI, CI STRINGIAMO AL DOLORE PER I RAGAZZI ITALIANI MORTI A CRANS-MONTANA. LO STATO SI È IMMEDESIMATO NEL RUOLO DI MADRE E DI PADRE, CON SINCERA VICINANZA, MA O SI IMMEDESIMA PER TUTTI E SEMPRE (OGNI TRE GIORNI CI SONO DUE MORTI SUL LAVORO) O È MEGLIO CHE RESTI IL GARANTE DELLE REGOLE. NON ERANO SOLDATI DI VENT’ANNI CADUTI NELLA DIFESA DELLA PATRIA PER I QUALI È OBBLIGO MORALE CHINARSI SULLA BARA E I FUNERALI DI STATO…SONO STATI DEI RAGAZZINI DANNATAMENTE SFORTUNATI, COSÌ COME QUELLI SVIZZERI E FRANCESI, LE CUI SALME SONO RIMASTE O RIENTRATE IN SILENZIO - IN QUESTA TRAGEDIA LA COMPASSIONE PER IMMEDESIMAZIONE È RISULTATA PLASTICA NELLE NOSTRE DUE POLITICHE PIÙ NOTE: MELONI, CHE SI È PRESENTATA SULLA SCENA POLITICA AL GRIDO DI “SONO UNA MADRE” SI È COMPORTATA DA MADRE, MA È PRIMO MINISTRO. ELLY SCHLEIN, NON MADRE E DI PASSAPORTO SVIZZERO, SI È COMPORTATA DA SVIZZERA, IN SILENZIO SULLE REGOLE DI QUESTO SUO ALTRO PAESE. TROPPO MAMMA E TROPPI PASSAPORTI PER TROPPO DOLORE?

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

matteo salvini giorgia meloni donald trump

IN QUESTI TEMPI SPIETATI, C’È SEMPRE UNA CERTEZZA: MELONI DA UNA PARTE, SALVINI DALL’ALTRA. L'UNO CONTRO L'ALTRO ARMATI, PRONTI A GIRARE NELLE SALE DI PALAZZO CHIGI, "LA SORA CECIONI CONTRO MACISTE" - PER AVERE UN’IDEA DI QUANTO STIANO GIRANDO I MELONI AL SEGRETARIO DELLA LEGA, BASTA DARE UNA SBIRCIATINA AL VIDEO POSTATO DURANTE LE SUE VACANZE A NEW YORK. MANCO MEZZA PAROLA SULLO SCONCIO BLITZ DI TRUMP A CARACAS. ALTRIMENTI, SAREBBE STATA UNA PAROLACCIA: DURANTE IL SOGGIORNO NEWYORKESE, IL POVERINO LE AVREBBE PROVATE TUTTE PUR DI AVERE INCONTRI CON QUALCHE TIRAPIEDI DELL’ENTOURAGE DELLA CASA BIANCA, INUTILMENTE - AL DI LÀ DELLA GEOPOLITICA, IL PIÙ BOMBASTICO CAMPO DI BATTAGLIA SARÀ LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE. E QUI LO SFRENATISSIMO SALVINI POTREBBE FINIRE DI NUOVO SOTTO L'INFLUSSO DEL "PIANETA PAPEETE" SFANCULANDO L'ARMATA BRANCA-MELONI (PER INFORMAZIONI, CHIEDERE A GIUSEPPE CONTE)

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…