bazoli e victor massiah

UBI, COSA C'È DIETRO IL "NO" A INTESA - CON POCHI SPICCIOLI MASSIAH E GLI ALTRI SOCI “FORTI” RIUNITI NEL COMITATO AZIONISTI DI RIFERIMENTO (CAR) GOVERNANO LA BANCA, IMPONGONO I PROPRI UOMINI NEL CDA E PERCHÉ NO, POSSONO AVERE RAPPORTI DI AFFIDAMENTO PRIVILEGIATO CON L’ISTITUTO - VENIRE ASSORBITI E FINIRE DI FATTO DILUITI IN BANCA INTESA TOGLIE A LORO QUALSIASI VELLEITÀ DI POTERE E DI CONTROLLO SULLA BANCA

Fabio Pavesi per https://www.affaritaliani.it/economia/ubi-lo-sprezzo-dei-pattisti-per-il-mercato-cosa-c-e-dietro-il-no-a-intesa-654554.html

Bazoli e Victor Massiah

 

La reazione era prevedibile. Ma forse non con questa veemenza e soprattutto non con argomentazioni che non ci si aspetta da imprenditori e manager abituati a fare i conti con il mercato. Ieri è stata la volta dei soci Ubi, riuniti nel “Patto dei Mille”, respingere con forza l’offerta di scambio di Intesa sui titoli Ubi.

 

carlo messina francesco profumo

Prima erano stati altri soci “forti” riuniti nel Comitato azionisti di riferimento (Car) rispondere picche all’offerta della banca guidata da Carlo Messina. Certo non ci poteva aspettare diversamente. Comprensibile la stizza con cui le famiglie imprenditoriali bergamasche e bresciane riunite nei vari patti di sindacato (da Car che raccoglie il 18% del capitale al Patto dei Mille con l’1,6%), hanno accolto l’offerta di Intesa. Venire assorbiti e finire di fatto diluiti nella nuova grande banca che dovrebbe nascere toglie a loro qualsiasi velleità di potere e di controllo sulla banca.

carlo messina giovanni bazoli

 

Certo è che le motivazioni addotte appaiono quanto meno puerili. Proprio perché proveniente da uomini che dovrebbero essere abituati a fare i conti con le regole del mercato.

Per Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo, azionista con il 5,9% di Ubi “L'operazione prospettata da Intesa Sanpaolo non è coerente con i valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile e irricevibile". Ma tutti i componenti del "Car" hanno respinto come "non concordata, ostile e irricevibile" la proposta avanzata da Carlo Messina. Viene ritenuta insufficiente la contropartita economica.

 

UBI BANCA

"C'è un patrimonio netto, basta vedere il bilancio", ha detto l'avvocato Mario Cera, vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza e membro autorevole del Car. Il Car ha anche espresso l’intenzione di difendere la banca “così com’è e i suoi dipendenti”, sorvolando sui 2mila esuberi che il nuovo piano industriale presentato da l’ad Victor Massiah aveva messo già in conto.

 

QUANTO VALE DAVVERO UBI PER IL MERCATO

victor massiah 1

Ma è proprio sul cosiddetto patrimonio netto che lo scivolone appare maldestro. Vero Ubi ha un patrimonio netto di 9,5 miliardi e l’offerta di Intesa vale “solo” 4,89 miliardi. Ma Cera dimentica, e con lui tutti quelli che hanno detto che l’offerta è bassa, che da anni Ubi come gran parte delle banche quotate, con poche eccezioni, viene valutata dal mercato meno della metà del suo capitale.

 

Vale per Ubi, vale per la gran parte del sistema bancario. Le incertezze sui crediti malati in portafoglio e la redditività compressa fanno sì che le banche italiane, dall’inizio della crisi del 2008, valorizzino in Borsa molto meno del loro patrimonio netto. Basta vedere quanto capitalizzava Ubi prima dell’arrivo dell’offerta di Intesa.

 

GIANDOMENICO GENTA

Venerdì 14 febbraio sull’onda della presentazione del piano industriale di Massiah la banca valeva in borsa 3,3 euro per una capitalizzazione di 3,77 miliardi. Lunedì 17 ecco il volo fino a 4,9 miliardi il prezzo offerto da Intesa che vale il 28% di premio sulle quotazioni dei sei mesi precedenti. Oltre un miliardo di valore in più in un giorno solo per tutti i soci della banca.

 

Certo Intesa compra Ubi valorizzando il 50% del suo capitale. Ma non è colpa di Messina se pur con un premio di quasi il 30% la banca più del 50% del suo capitale non può valere. Del resto è la Borsa che lo sancisce da anni.

 

BOSATELLI

Il valore di Ubi negli ultimi 5 anni è stato in media ben sotto il 50% del patrimonio con punte al ribasso anche sotto il 30% del capitale. Basti anche vedere la perdita di valore borsistico nel tempo. Per ritrovare il prezzo offerto da Intesa ai soci di Ubi occorre tornare indietro di quasi 3 anni. Il valore di 4,3 euro offerto da Intesa Ubi lo aveva nel lontano ottobre del 2017. Da allora il titolo è sceso fino ai minimi di 2,2 euro dell’estate scorsa.

 

La Borsa è avara? Forse, ma una vecchia regola dice che per essere valutati quando l’intero capitale il rendimento su quel patrimonio, il Roe, dovrebbe essere vicino al 10%. Ebbene Ubi pur in ripresa sugli utili ha oggi un Roe di poco più del 4% che di fatto giustifica lo sconto di Borsa sul suo capitale.

 

Cose che i grandi soci forti riuniti nei vari patti dagli imprenditori tessili Radici, ai Lucchini, a Bosatelli patron della Gewiss, agli armatori Gussalli Beretta, agli Andreoletti, fino alle due Fondazioni di Cuneo e del Monte, sanno molto bene. Quello sconto annoso di Borsa ha a che fare non solo con la redditività ancora molto bassa in termini relativi, ma anche con il fatto che da tempo Ubi copre i suoi crediti malati con tassi di accantonamento più bassi di 10 punti percentuali rispetto alla media del sistema. 

 

Pietro Gussalli Beretta

La banca sostiene che i minori accantonamenti sui crediti deteriorati riflettono il fatto che i prestiti in default avrebbero dietro forti garanzie immobiliari e personali. Sarà, ma in ogni caso è un dato distonico rispetto all’universo bancario. Tanto che toccherà ad Intesa (se l’operazione andrà in porto) sobbarcarsi gli oneri di maggiori accantonamenti futuri sui crediti malati di Ubi.

 

QUEI RESIDUI FEUDALI DEI PATTI DI SINDACATO

Ma dietro a questa vicenda si cela una volta di più l’ennesimo bizantinismo finanziario italiano. La vecchia ricetta di detenere noccioli di presunto controllo attraverso lo strumento dei patti di sindacato. Il patto Car assommava fino a pochi giorni fa poco sopra il 18% del capitale. Tolte le due Fondazioni (Cuneo e Monte) che  insieme hanno poco più del 10% delle azioni, il restante 8% è suddiviso tra una ventina di grandi famiglie imprenditoriali. Così con poco più, poco meno dell’1% e attraverso lo strumento del patto di sindacato possono far pesare le loro piccole quote molto di più sul piano politico e della gestione.

ASSEMBLEA UBI

 

IL NOCCIOLI DURO: PRENDERE IL CONTROLLO CON POCHI SPICCIOLI

Pochi soldi tutto sommato per trovarsi di fatto a governare la banca, imporre i propri uomini nel Cda e perché no avere rapporti di affidamento privilegiato con l’istituto.

 

Forse quel modello (i patti e i noccioli o nocciolini di controllo) andrebbe messo in cantina una volta per tutte. Le azioni dovrebbero contarsi più che pesarsi. E se arriva chi scambia i suoi titoli con i tuoi valorizzando la banca il 30% in più del suo valore odierno, più che strepitare di condizioni “inaccettabili” occorrerebbe tacere e magari mettere mano al portafoglio per davvero se si vuole comandare.

victor massiah

 

A operazioni di mercato si risponde con operazioni di mercato, più che con l’arrocco para-feudale. Bene fa Messina a dire che si rivolge agli azionisti tutti. Soprattutto a quell’80% di soci che non hanno blindato le loro azioni in una piccola consorteria. Sono i grandi fondi di risparmio internazionali e i piccoli azionisti che hanno comprato azioni della banca con un unico scopo: la speranza di poterci guadagnare nel tempo. E che non avranno nessuna remora a consegnare i titoli all’offerta pubblica.

 

PATTO FRAGILE QUALCUNO HA GIA’ VENDUTO

Vedremo che fine faranno i proclami sulla difesa della territorialità e peculiarità di Ubi da parte dei pattisti. Qualcuno si è già sfilato nel frattempo. Il patto “Car” ha già visto qualcuno vendere i titoli. Già il 18 febbraio, il giorno dopo il blitz di Intesa sono stati venduti 1,1 milioni di azioni Ubi da parte di uno o più pattisti “Car” che da poco sopra il 18% è sceso al 17,7% con 20 aderenti.

 

ECCO I PORTAFOGLI PERSONALI DEI BIG DELLA BANCA

victor massiah, letizia moratti e andrea moltrasio

E si vedrà che faranno delle loro azioni i vari membri dei consigli di Ubi. L’ad Victor Massiah possedeva a fine 2018 (ultimo dato disponibile) 671mila azioni Ubi per un controvalore che supera abbondantemente i 2,5 milioni di euro. Il pattista Car, Armando Santus vicepresidente del Consiglio di Sorveglianza possedeva, a fine 2018, 392mila azioni (1,6 milioni di controvalore); Giuseppe Lucchini tra proprietà e usufrutto vantava addirittura 1,5 milioni di titoli (6 milioni di euro di controvalore). L’avvocato Mario Cera altro pattista Car era titolare di 120mila azioni. E il presidente del Consiglio di Sorveglianza Andrea Moltrasio accreditato a fine 2018 di 250mila azioni. Chissà cosa decideranno da qui all’estate? Vendere, consegnare a Intesa o tenere duro? Lo vedremo.

UBI BANCA BRESCIA

 

Ultimi Dagoreport

bettini schlein conte fratoianni bonelli meloni

DAGOREPORT – A UN MESE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, INEVITABILMENTE DIVENTATO IL GIORNO DEL GIUDIZIO PER L’ARMATA BRANCA-MELONI, AVETE NOTIZIE SULLO STATO DELL’OPPOSIZIONE? - A UN ANNO DALLE POLITICHE CHE AVRANNO IL SUPREMO COMPITO DI ELEGGERE NEL 2029 IL SUCCESSORE DI MATTARELLA, CHE FINE HA FATTO IL FATIDICO “CAMPOLARGO” CHE DOVEVA FEDERARE LE VARIE E LITIGIOSE ANIME DEL CENTROSINISTRA? - DOMANI A ROMA, PER PROMUOVERE IL NUOVO NUMERO DI ‘’RINASCITA’’, GOFFREDONE BETTINI CI RIPROVA A FAR DIVENTARE REALTÀ IL SOGNO DI UN CENTROSINISTRA UNITO IN UNA COALIZIONE: “E’ L’ORA DELL’ALTERNATIVA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI” – AD AFFIANCARE IL BUDDHA DELLE STRATEGIE DEM, SONO ATTESI ELLY SCHLEIN, ROBERTO GUALTIERI, MASSIMO D’ALEMA, ALESSANDRO ONORATO E, COME POTEVA MANCARE PER GOFFREDONE, GIUSEPPE CONTE IN VIDEO - L’ATTESA È TANTA. MA VISTO CHE L’EGO DI OGNI LEADER DELL’OPPOSIZIONE È TALMENTE PIENO DI SÉ CHE POTREBBE STARE TRE MESI SENZA MANGIARE, RIUSCIRANNO I NOSTRI EROI A CEMENTARE LE LORO FORZE PER RISPEDIRE A VIA DELLA SCROFA I “CAMERATI D’ITALIA” CHE DA 3 ANNI E MEZZO SPADRONEGGIANO DA PALAZZO CHIGI?

luigi lovaglio francesco milleri gaetano caltagirone generali

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI CALTAGIRONE, MILLERI E LOVAGLIO PER IL PRESUNTO "CONCERTO" ORCHESTRATO PER LA SCALATA DI MEDIOBANCA, PROSEGUE LE SUE INDAGINI, ORA DA FRANCOFORTE SI FA VIVA LA BCE CON UN INVITO ALLA “DISCONTINUITÀ” SULLA NUOVA GOVERNANCE DI MPS – UNA RACCOMANDAZIONE DIRETTA AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, IN VISTA DEL SUO MANDATO TRIENNALE AD APRILE? - IN TREPIDA ATTESA DEGLI EVENTI GIUDIZIARI, LA VERA DOMANDA DA FARSI PERO' E' UN'ALTRA: CHE SUCCEDERÀ IL 23 APRILE ALL'ASSEMBLEA DI GENERALI, I CUI PRINCIPALI AZIONISTI SONO MEDIOBANCA-MPS, DELFIN DI MILLERI E GRUPPO CALTAGIRONE? - (PERCHÉ CHI PROVA A ESPUGNARE IL LEONE DI TRIESTE RISCHIA DI RESTARE FULMINATO…)

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...