mario draghi financial times

WHATEVER IT TAX – MARIO DRAGHI INTERVIENE SUL “FINANCIAL TIMES” PER INVITARE L’EUROPA A IMITARE IL REGNO UNITO, CHE HA APPENA AUMENTATO DI 50 MILIARDI DI EURO LA PRESSIONE FISCALE: “L’UE DOVREBBE IMPARARE COME RAGGIUNGERE I PROPRI OBIETTIVI IN TERMINI DI TRANSIZIONE ECOLOGICA, DIFESA, INNOVAZIONE E DIGITALIZZAZIONE” – I MERCATI, PER ORA, HANNO BOCCIATO LA SCOMMESSA DEL GOVERNO LABURISTA

1. DRAGHI: INVESTIMENTI, L’EUROPA GUARDI IL MODELLO REGNO UNITO

Estratto dell’articolo di Luigi Ippolito per il “Corriere della Sera”

 

MARIO DRAGHI SUL FINANCIAL TIMES INVITA L EUROPA A IMITARE IL REGNO UNITO

Sulle questioni di bilancio l’Europa dovrebbe andare a lezione dalla Gran Bretagna: è il suggerimento — inaspettato — formulato sul Financial Times da Mario Draghi. Secondo l’ex presidente del Consiglio italiano — nonché della Bce — «il Budget adottato questa settimana dal governo britannico offre alcune idee interessanti» su come trovare spazio per gli investimenti di cui l’Europa ha tanto bisogno per raggiungere i suoi obiettivi in termini di transizione ecologica, difesa, innovazione e digitalizzazione.

 

Draghi afferma che «il governo britannico ha scelto di alzare significativamente gli investimenti pubblici per i prossimi cinque anni e ha adottato regole precise per far sì che il debito sia usato solo per finanziare questi investimenti». I Paesi europei stanno invece adottando un approccio differente, che rischia di lasciare settori vitali a corto di finanziamenti.

 

mario draghi all'istituto bruegel

La manovra annunciata mercoledì a Londra dalla Cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves […] rappresenta in effetti un cambio di paradigma rispetto al tradizionale approccio anglo-sassone: il governo laburista di Keir Starmer vede nell’intervento pubblico la leva principale per rimettere in moto crescita e innovazione. Per farlo, il Budget appena presentato include un aumento della pressione fiscale di 50 miliardi di euro e nuovo debito per circa 35 miliardi.

 

Rachel Reeves

I mercati però sono meno convinti della bontà di questa ricetta: la reazione è stata più che nervosa, con lo spread dei titoli britannici su quelli tedeschi salito subito al livello più alto da un anno e con la sterlina che ha perso terreno su euro e e dollaro. […]

 

2. LONDRA SCOPRE CHE PER I SERVIZI PAGHERÀ LE TASSE

Luigi Ippolito per il “Corriere della Sera”

 

la Gran Bretagna si avvicina all’Europa: non nel senso che ci stiano ripensando sulla Brexit, ma perché il Budget, la legge di bilancio presentata mercoledì dal governo laburista, fa schizzare la pressione fiscale verso livelli continentali.

 

keir starmer

La Cancelliera dello Scacchiere, ossia la ministra del Tesoro, Rachel Reeves, la prima donna nella storia a ricoprire questa carica, ha annunciato una stangata da oltre 40 miliardi di sterline (circa 50 miliardi di euro): il risultato sarà quello di far salire il peso delle tasse al 38% del Pil, un livello mai visto dal dopoguerra.

 

Siamo ancora lontani dai record europei (il 48% della Francia o il 42% dell’Italia), ma a Londra dieci anni fa erano fermi al 32%. Il problema è che per lungo tempo i britannici si erano illusi di poter avere livelli di tassazione americani (bassi) e qualità dei servizi pubblici europea (alta): il risultato sono finanze in dissesto e servizi pubblici disastrati.

 

Rachel Reeves

La svolta laburista è un cambio di paradigma: altro che la Singapore-sul-Tamigi sognata dai fautori della Brexit, ossia un paradiso fiscale e deregolato: all’orizzonte c’è piuttosto Londra-sul-Mediterraneo.

 

L’obiettivo della manovra, dicono a Downing Street, è «restaurare la stabilità economica» per garantire «forti servizi pubblici nel lungo termine»: dunque grandi iniezioni di denaro in primo luogo nella sanità e nella scuola.

 

È il ritorno dello Stato: la spesa pubblica arriverà a coprire il 44% dell’economia, perché i laburisti puntano sull’intervento statale per far ripartire la crescita.

 

mario draghi e giorgia meloni a palazzo chigi

E a fare lo sforzo dovranno essere le imprese e i contribuenti più ricchi: quella laburista è una manovra «di sinistra», che sposta il carico fiscale sugli imprenditori e sui redditi da capitale. Non tutti però sono convinti: i guardiani dei conti pubblici temono un effetto frenante sull’economia e c’è chi denuncia il soffocamento del dinamismo imprenditoriale. Ma nella Londra di Keir Starmer il liberismo anglosassone appare ormai in ritirata.

 

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