resident evil welcome to raccoon city

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DI RACCOON CITY. L’ULTIMO LUNGOMETRAGGIO ISPIRATO AI VIDEOGIOCHI DI RESIDENT EVIL È UN’INVOLONTARIA PARODIA, UN’OPERA CHE AMMICCA ALL’APPASSIONATO IN MANIERA FURBA E SGRADEVOLE, TENTANDO DI MIMETIZZARSI, SENZA RIUSCIRCI E SENZA ALCUNA DIGNITÀ, IN UN CINEMA DI SERIE B. OLTRE CHE DELLA COERENZA CON IL MATERIALE ORIGINALE, UMILIATO E OFFESO, IL FILM DI ROBERTS MANCA DI EMOZIONE, DI AMORE, DI ORRORE E DI BELLEZZA… - VIDEO

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Federico Ercole per Dagospia

 

Vedo il nuovo adattamento cinematografico di Resident Evil con un duplice sguardo, uno che si fissa sull’oggetto filmico in maniera indipendente dall’esperienza più o meno profonda avuta durante gli anni con la saga videoludica di Capcom e l’altro invece a questa connesso,  in maniera appassionata. 

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Così mentre trascorre un bizzarro preludio in un orfanotrofio che stravolge la biografia di Caire e Chris Redfield, introducendo inoltre una mostruosa Lisa Trevor estrapolata male e a forza dal remake del primo episodio, mi dico di mettere subito a tacere la dialettica interiore tra i ricordi e la visione, concentrandomi sui movimenti di macchina che esplorano lo spazio, sulle inquadrature, sui colori, sulle luci e le forme. 

 

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Questa volontà di astrazione funziona per pochi minuti, consentendomi di apprezzare quel lacrimoso sentore di pre-catastrofe annunciato dalla fitta pioggia che cade incessante nella notte di Raccoon City, gli sguardi afflitti dei suoi abitanti oltre le finestre bagnate, un hitchcockiano corvo che muore schiantandosi contro una porta, gli occhi appannati di un dobermann che si infetta dopo avere leccato del sangue sulla strada, il nebbioso e umido buio che ammanta la foresta. 

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Sono quasi incline a pensare che malgrado il rigore annunciato dagli autori e la presunta fedeltà d’approccio con gli originali virtuali siano in sostanza dichiarazioni ingannevoli, magari Resident Evil Welcome to Raccoon City possa rivelarsi una gradevole variazione e interpretazione, persino un piacevole horror di serie B con una regia in grado di offrire qualche valido segmento di cinema. 

 

Poi tuttavia crolla tutto, diventa persino impossibile astrarsi dal proprio trascorso con i videogame, perché il regista Johannes Roberts vi ammicca in continuazione, in maniera smodata e superficiale, insistendo per quasi due ore nel semplificare o stravolgere le narrazioni (e già non si tratta di Dostoevskij ma neppure di Silent Hill...) della saga in quella che presto diviene un’involontaria parodia, dove una bambina che ha appena visto massacrare la madre, e suo padre mutare in abominio, se la ride accoccolata vicino ai suoi buffi  salvatori mentre siede sul pavimento di un treno in corsa come fosse in gita con gli amichetti. 

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I “FANTASTICI” QUATTRO

Ovvero gli iconici Jill Valentine, Claire e Chris Redfield, Leon Kennedy. Personaggi dei quali è secondario e nemmeno importante  trattare sulla somiglianza con gli originali per l’aspetto fisico, che è quasi nulla o solo vagamente superficiale, ma che qui sono travisati come caratteri in maniera totale, tanto che sarebbe stato meglio chiamarli con altri nomi. 

 

La recluta Leon Kennedy, che si sveglia bevendo una birra prima di recarsi al suo primo giorno di lavoro come un Mel Gibson di Arma Letale meno problematico, è qui la spalla comica, sebbene non faccia mai ridere tranne quando comparirà con un bazooka; la sofferta Jill Valentine è innamorata e giuliva; Claire acquista la virilità marziale del fratello mentre Chris diviene un soldatino sciocco e capriccioso. 

 

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E poi c’è Albert Wesker, ambiguo, disumano e cattivissimo personaggio fondamentale nei videogiochi che in questa pellicola è ridotto a “macho” belloccio e disorientato, senza alcun carisma, fino all’impietosa scena a sorpresa durante i titoli di coda, che consiglierei agli appassionati sia di cinema che di videogame di  evitare, uscendo dalla sala onde scansare ulteriori acidità.  

 

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Si potrebbe pensare che sul fronte mostri e zombie il film funzioni meglio, ma no, è ancora peggio. innanzitutto non è chiara tutta la questione del Virus e della sua diffusione; qui pare che l’Umbrella Corporation abbia infettato l’acqua della città e i suoi abitanti si trasformino progressivamente in morti viventi, disumanizzandosi. 

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Perché allora, considerata la gradualità di un simile contagio, sembra (complice una cattiva regia) che questi abitanti diventino  tutti mostri d’improvviso, come se gli fosse stato impartito un ordine all’ora stabilita? Tutta la cronologia della pandemia zombie è saltata, confusa, alterata in uno scellerato frullato dei primi due episodi della serie videoludica. 

 

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A causa di una computer-graphic di infima categoria i rari mostri, come il Licker, appaiono posticci; ma non è solo questo, perché vengono scagliati nel film senza nessuna giustificazione, un momentaneo orpello per un presunto piacere dei fan, tanto questi saranno tutti instupiditi dai videogiochi, avranno pensato, e quello gli basterà. 

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E’ pieno di queste antipatiche strizzatine d’occhio per gli appassionati, come la scena del pianoforte con la sonata di Beethoven o il camionista che sfreccia nella notte investendo un passante che poi si rivela uno zombie, tuttavia risultano sempre sgraziate, fuori luogo, appiccicate con l’insopportabile presunzione di essere una furberia. 

 

UN PASTICCIACCIO BRUTTO

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Con una colonna sonora inadeguata e invadente, una scrittura povera e avvilente, una regia che è raro si sollevi dalla mediocrità e dalla televisione più trita e una recitazione da oratorio, Resident Evil Welcome to Raccoon City è un pasticciaccio brutto di immagini, parole, suoni. Persino i versi degli zombie sono sciatti in maniera inspiegabile. 

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E’ un film che non fa paura, che non delizia l’appassionato e neppure il cinefilo nel suo illusorio travestimento in un cinema di serie B che invece insulta con una malcelata e mendace ambizione. 

 

Oltre che della coerenza con il materiale originale, umiliato e offeso, questo Resident Evil manca di emozione, di amore, di orrore e di bellezza. 

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Se cercate il cinema in Resident Evil lo troverete nei videogiochi, spesso purissimo. Un cinema che talvolta ci sottomette con una sua regia precalcolata e altre ci trasforma in autori, registi del nostro personale horror. 

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