bossi salvini

“SALVINI HA ABBANDONATO LA RETORICA LOCALISTA MA NON L’HA SOSTITUITA CON NULLA DI AVVINCENTE” – STEFANO FOLLI: “IL NAZIONALISMO STILE LE PEN È UN PROGETTO TROPPO CONFUSO PER ESSERE ATTUABILE DA UN PARTITO NORDISTA” – “IL CARROCCIO PAGA ANCHE L'ERRORE DI AVER DATO SPAZIO AL NEOFASCISMO DI VANNACCI: LUI, SÌ, DETERMINATO A BATTERE I SENTIERI DELL'ESTREMISMO. AL DUNQUE SALVINI SI GUARDA BENE DAL ROMPERE LA SOLIDARIETÀ DI COALIZIONE. A PUTIN RIVOLGE PENSIERI AMICHEVOLI, MA AI SUOI DEVE PROMETTERE POSTI IN LISTA E LA PROSPETTIVA D'ESSERE ELETTI. E COSÌ ANCHE LA VELLEITÀ SOVRANISTA APPASSISCE..:” – LA FAMIGLIA E GLI AMICI: “L'AVEVANO MESSO DA PARTE DA ANNI. ECCO PERCHÉ LA FAMIGLIA SI È CHIUSA, NON VOGLIONO IPOCRISIE”

LA PARABOLA LEGHISTA CHE HA TRADITO BOSSI

Estratto dell’articolo di Stefano Folli per “la Repubblica”

 

UMBERTO BOSSI

[...]  Di fatto, la Lega del dopo Bossi è diventata, come è noto, un partito nazionalista, o meglio "sovranista", come si preferisce dire, senza vera parentela con il movimento politico delle origini.

 

Salvini l'ha avvicinata alle varie formazioni dell'estrema destra europea: dai lepenisti francesi ai tedeschi di Alternative (AfD). Timoroso, non a torto, di cedere elettori a Giorgia Meloni, Salvini si è chiuso dentro i confini di una linea in apparenza intransigente, in pratica disposta a vari compromessi pur di non perdere le porzioni di potere conquistate. Risultato, gli obiettivi storici del leghismo si sono rarefatti fino a scomparire.

 

umberto bossi e matteo salvini

L'autonomia in senso federalista che doveva cambiare l'Italia si è ridotta a poca cosa. E su questo, almeno, Salvini ha camminato sulle orme di Bossi, visto che anche quest'ultimo aveva messo parecchia acqua nelle sue ampolle, e non acqua del Po.

 

Il capo-popolo che inneggiava alla «secessione» del Nord senza crederci era tuttavia abile nell'indicare ai suoi elettori un traguardo messianico. Il suo successore, privo dello stesso carisma, ha abbandonato la retorica localista, i miti delle «piccole patrie», ma non ha saputo sostituirvi nulla di avvincente.

UMBERTO BOSSI CON MATTEO SALVINI A PONTIDA NEL 1990

 

Certo, abbiamo avuto la propaganda anti-immigrati, la nave bloccata, la famiglia nel bosco: gesti estemporanei che non hanno salvato il Carroccio dal declino. E si capisce: Alberto da Giussano sulle spille evoca bene o male un passato glorioso per le genti del Nord, una tradizione magari costruita a tavolino.

 

Viceversa, il nazionalismo stile Le Pen, dal Lombardo-Veneto a Siracusa, è un progetto troppo confuso per essere attuabile da un partito nordista, nato per dare voce alle frustrazioni dell'Italia più produttiva.

 

umberto bossi con la moglie manuela marrone 1

Oltretutto, l'Italia non è la Francia, con una storia di centralismo più credibile della nostra.

È vero, Salvini aveva ereditato una Lega bossiana molto depressa dopo gli incidenti di percorso del padre-padrone. E all'inizio ebbe un sorprendente quanto effimero successo. Ma oggi la realtà non è incoraggiante.

 

Fallito il progetto nazionalista, il Carroccio paga anche l'errore di aver dato spazio al neofascismo di Vannacci: lui, sì, determinato a battere i sentieri dell'estremismo. Ma si tratta di un'ambizione minore, oscillante tra il 2 e 3 per cento. Saranno però voti sottratti a Salvini: quei voti, peraltro scarsi, di chi si era fatto sedurre dai toni risoluti del capo, dal suo atteggiarsi ad alfiere di Putin in Italia.

 

GIANCARLO GIORGETTI A GEMONIO DOPO LA MORTE DI UMBERTO BOSSI

Quei consensi sembrano trovare un approdo più consono nell'accampamento del generale, forse nella speranza di maggiore concretezza: visto che al dunque Salvini si guarda bene dal rompere la solidarietà di coalizione. A Putin rivolge pensieri amichevoli, ma ai suoi deve promettere posti in lista e la prospettiva d'essere eletti. E così anche la velleità sovranista appassisce.

 

Forse sarebbe stato meglio provare a modellare una versione più moderna di Bossi, adeguata a un'Italia cambiata.

 

MANUELA, I FIGLI, GLI AMICI NEL BUNKER DI GEMONIO "IN TROPPI L'HANNO TRADITO"

Estratto dell’articolo di Paolo Berizzi per “la Repubblica”

 

E tutto il mondo fuori, o quasi. La famiglia chiusa a riccio per lanciare un messaggio che suona chiarissimo ed è la nemesi che si compie. «C'è dentro il Diego…». È rimasto solo lui, della vecchia guardia. Diego il bergamasco fedele e sgobbone della valle Seriana, così come era il Giambattista. Leghisti della prima ora. Guardie del corpo, autisti, assistenti, quasi infermieri.

 

RENZO BOSSI E ATTILIO FONTANA A GEMONIO DOPO LA MORTE DI UMBERTO BOSSI

Da un quarto di secolo Diego era l'ombra del Senatùr. In queste ore, accanto alla moglie Manuela e ai figli Renzo, Roberto e Sirio Eridanio – Riccardo è un pianeta o una meteora a sé stante -, tocca a lui vegliare le spoglie del capo. Il castelletto di Gemonio è avvolto in un messianico silenzio padano che disvela il capolinea della parabola: la solitudine finale di Bossi.

 

«La triste verità è che l'Umberto l'avevano messo da parte da anni. Ecco perché la famiglia si è chiusa, non vogliono ipocrisie». Angelo è un amico storico. Titolare di quello che, fino al 2013, per il fondatore della Lega era una specie di succursale di casa: il bar Bellevue di Laveno. Bossi ci veniva sempre, anche dopo la malattia.

 

«Coca cola e caffè, chiacchierava con tutti». Oggi quel bar non c'è più, Angelo ha aperto da un'altra parte. «Si è visto qualcuno su a casa?». Giorgetti, Reguzzoni e Fontana, stop. Anzi no, anche quello che per la vecchia Lega sarebbe il convitato di pietra: Salvini.

umberto bossi a pontida - foto lapresse

 

«Quelli sono andati perché non ci andavano mai, o magari hanno la coda di paglia», dice caustico Giuseppe Leoni, co-fondatore del Carroccio, intimo della famiglia. «Le visite a casa bisognava farle prima, non dopo per la televisione e la stampa. Se ti suona un ministro o un governatore come fai a non aprire?».

 

Bossi house a Gemonio, giù nel carruggio a forma di boccaglio.

 

Decine di cronisti e cameramen per quattro visite quattro. Altro che processione vip. Dietro la versione ufficiale – «la famiglia ha chiesto riservatezza" – c'è una verità meno comoda.

 

UMBERTO BOSSI IN CANOTTIERA

L'era Bossi era già finita prima che il patriarca leghista se ne andasse. Dimenticato da tanti di quelli che a "Umberto" devono carriera, potere, riflettori, prebende. «Fanno interviste e post... mah», ancora Angelo.

 

[...] «Io per rispetto non sono andato – sempre Leoni - ho scritto un messaggio alla Manu (Manuela Marrone, ndr), magari vado domani».

 

Grazie a Leoni gira la storia di un presunto testamento politico che l "Umberto" gli avrebbe affidato. «Il 7 marzo sono andato a trovarlo, gli ho portato il pane nero che gli piaceva. Abbiamo parlato di guerra, di ciclismo e di politica. Umberto mi dice: "Vannacci se ne è andato con tutti i fascisti che mi stavano sulle balle. Adesso devi riunire sotto un'unica bandiera tutte le associazioni autonomiste e indipendentiste". Mi ha messo in mano una bomba disinnescata. Ci ho fatto un pezzo e l'ho mandato a Salvini, Calderoli e Giorgetti. Vedremo!».

UMBERTO BOSSI IN CANOTTIERA. UMBERTO BOSSI DURANTE UN COMIZIO CLEMENTE MASTELLA E UMBERTO BOSSImatteo salvini a casa di umberto bossi a gemonioumberto bossi marco reguzzoni

 

[...]

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