lagarde macron

SE CRITICHIAMO TRUMP, NON POSSIAMO SCENDERE AL SUO LIVELLO – SE MACRON FACESSE DIMETTERE CHRISTINE LAGARDE DALLA BCE PER SCEGLIERE ANZITEMPO IL SUCCESSORE (O PER CANDIDARLA ALLE PRESIDENZIALI), POI CON CHE FACCIA ATTACCHERÀ IL TYCOON E LE SUE INTROMISSIONI CONTRO L’AUTONOMIA DELLA FED? – FUBINI: “LE PEN SI RITROVEREBBE TRA LE MANI UNA SERIE INCREDIBILE DI REGALI. POTREBBE DIRE CHE I SUOI AVVERSARI, I MODERATI E GLI EUROPEISTI DELLA POLITICA FRANCESE, CREDONO COSÌ POCO IN SE STESSI DA PREPARARE GIÀ LE CONSEGUENZE DELLA SCONFITTA PRIMA ANCORA DI AVER TROVATO UN CANDIDATO. E SE I MODERATI NON CREDONO IN SE STESSI, PERCHÉ DOVREBBERO CREDERE IN LORO I FRANCESI?”

QUANT’È INDIPENDENTE CHRISTINE LAGARDE!

Estratto dell’articolo di Marco Palombi per "il Fatto quotidiano”

 

CHRISTINE LAGARDE AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS - FOTO LAPRESSE

Corre l’obbligo di ricordare fin d’ora che le Banche centrali, tutte, sono indipendenti e che quel puzzone arancione americano dovrebbe tenere le mani lontane dalla Fed. Cose da pazzi, che in Europa non potrebbero accadere.

 

È con indipendenza infatti che François Villeroy ha scelto di dimettersi dalla Banca di Francia a giugno, oltre un anno prima del tempo, così da lasciare a Emmanuel Macron – e non a chi vincerà le Presidenziali di aprile 2027 – la scelta del suo successore (indipendente).

 

Anche Christine Lagarde – ci informava ieri il Financial Times – ha intenzione di dimettersi prima della fine del mandato (novembre 2027), sempre per permettere a Macron di concordare con Friedrich Merz (che non avrebbe fretta...) il nuovo presidente indipendente della Bce indipendente.

 

[…]  per permettere a Macron di partecipare a una festa a cui non sarebbe invitato dal consenso e dal calendario, Lagarde pensa di dimettersi, ma in maniera indipendente, per carità.

 

EMMANUEL MACRON E CHRISTINE LAGARDE AL FORUM DI DAVOS – FOTO LAPRESSE

[…]   va comunque ribadita l’indipendenza della Bce in generale e di Lagarde in particolare, la cui autonomia intellettuale è nota, il che rende impossibile pensare a qualunque misera sua preoccupazione politica. La prova? Basti citare l’altero, quasi sprezzante “utilizzami per il tempo che ti conviene” con cui, da ministra in Francia, si rivolse per lettera – “molto rispettosamente” – all’allora presidente Sarkozy.

 

 

BRUTTE TENTAZIONI (A PARIGI) PER PAURA DI MARINE LE PEN

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

marine le pen e jordan bardella festa della vittoria a mormant sur vernisson

[…] Emmanuel Macron avrebbe convinto Lagarde a far sì che sia lui stesso a decidere (con gli altri leader dell’area euro) e non l’inquilino dell’Eliseo che verrà eletto tra quindici mesi.

 

Sarebbe un piano pensato per blindare il vertice della Bce prima che al posto della Francia nel Consiglio europeo si sieda Marine Le Pen, o magari Jordan Bardella; prima che arrivi un leader di Parigi espresso dall’euroscettico e nazionalista Rassemblement National. I condizionali non saranno mai abbastanza.

 

Lagarde continua a ripetere che «non ha preso alcuna decisione» (non che intende concludere il suo mandato). E comunque il Consiglio europeo — in teoria — può eleggere il prossimo presidente della Bce anche senza il sì di Parigi, perché basta una maggioranza di poco più di due terzi dei governi. […]

 

CHRISTINE LAGARDE E DONALD TRUMP

Ma immaginiamo per un attimo che sia tutto vero: Macron vuole far uscire di scena Lagarde perché pensa che la propria parte non ce la farà alle presidenziali del 2027 e vuole impedire a Le Pen o Bardella di condizionare la scelta del prossimo leader della Banca centrale europea. Nessuno oggi spera che questo scenario sia reale quanto lo spera, in cuor suo, Marine Le Pen.

 

Se fosse così, leader del Rassemblement National si ritroverebbe fra le mani una serie incredibile di regali. Potrebbe dire che i suoi avversari, i moderati e gli europeisti a vario titolo della politica francese, credono così poco in se stessi da preparare già le conseguenze della sconfitta prima ancora di aver trovato un candidato; prima persino di lanciare la campagna elettorale.

 

MEME SULLA CONDANNA DI MARINE LE PEN

E se i moderati non credono in se stessi, perché dovrebbero credere in loro i francesi?

 

Le Pen potrebbe aggiungere che i suoi avversari tradiscono una concezione padronale delle istituzioni: indipendenti e da rispettare finché non è scomodo, da piegare nei tempi e nelle procedure quando invece conviene. Le Pen potrebbe poi concludere che un piano del genere — se vero — tradisce una certa mancanza di rispetto verso gli elettori.

 

Piuttosto che permettere loro di eleggere un rappresentante il quale poi contribuisca a nominare il prossimo presidente della Bce, si preferisce alterare i tempi delle cariche pur di mantenere il controllo.

 

CHRISTINE LAGARDE - FOTO LAPRESSE.

Ma Marine Le Pen non ha bisogno di questi regali. Non li merita. Il suo sciovinismo, il suo antieuropeismo, la sua disinvoltura nel ricevere (in passato) finanziamenti da entità russe dovrebbero convincere tutti a non spianarle la strada ancora di più.

 

Se davvero la sua parte è destinata a vincere in Francia, allora dovrà prendersene le responsabilità: anche di provare a far andare alla Bce un presidente che non difende la moneta, che fa salire l’inflazione e il costo dei mutui per i cittadini. A quel punto Le Pen o Bardella saranno costretti ad ammettere — se non a parole, nei fatti — che tutto ciò che hanno propalato per anni, tutto ciò con cui hanno gonfiato i sondaggi, erano fole.

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

Non sarebbe la prima volta in Europa. Sembra difficile che Macron sia così ingenuo da offrire alla sua avversaria tutti questi doni in un colpo solo. Anche perché ha modi più efficaci di consolidare la sua eredità europea. Basta guardare anche solo a ciò che sta accadendo in questi giorni in cui l’Europa, anche grazie a Parigi, finalmente si riorganizza per andare oltre lo choc generato da Trump.  […] L’Europa sta cercando finalmente una sua identità da potenza internazionale. Le Pen non si batte avendone paura. Si batte mostrando che Macron, e gli altri leader europei, possono riuscirci. Lei no.

 

LAGARDE SALUTA LA BCE

Estratto dell'articolo di Fabrizio Goria per “la Stampa”

 

KLAUS SCHWAB - CHRISTINE LAGARDE AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS

[…]  Mentre le rettifiche ufficiali definiscono Lagarde determinata a completare il mandato, chi frequenta i palazzi escluderebbe un futuro nell'arena politica francese. L'Eliseo non sarebbe nei suoi piani. Fonti dirette vedrebbero per lei un ruolo di primo piano al World economic forum (Wef) di Davos.

 

Dopo l'uscita di Klaus Schwab, Lagarde rappresenterebbe la figura ideale per guidare l'organizzazione svizzera: il suo profilo globale la renderebbe il volto perfetto per la governance mondiale.

 

Il Wef le offrirebbe un palcoscenico di influenza assoluta su transizione climatica e cooperazione internazionale, risparmiandole il logorio elettorale nazionale, specie dopo che il Forum è stato citato negli Epstein Files come luogo di incontro del Gotha finanziario.

 

KLAAS KNOT CHRISTINE LAGARDE

[…] Quello che è certo è che la corsa per la successione vede due nomi pronti a darsi battaglia. In pole position c'è l'olandese Klaas Knot, già numero uno della banca nazionale dei Paesi Bassi, evolutosi da "falco" a mediatore capace di costruire consensi.

 

Subito dietro premerebbe Pablo Hernández de Cos, spagnolo, economista solido e "team player" sostenuto anche dal Nord Europa. Aperta anche la strada per il presidente della tedesca Bundesbank, Joachim Nagel, la cui nomina porterebbe la Germania al timone di Francoforte, senza però la classica ortodossia monetaria, dato che il suo equilibrio non lo fa rientrare tra i "falchi". […]

 

 

 

CHRISTINE LAGARDE A DAVOSCHRISTINE LAGARDE - FOTO LAPRESSE 1

Ultimi Dagoreport

nicole minetti giuseppe cipriani sigfrido ranucci carlo nordio giampaolo rossi francesco spadafora

DAGOREPORT – A TELE-MELONI HANNO TROVATO IL PRETESTO CHE CERCAVANO DA TEMPO PER METTERE IN GINOCCHIO SIGFRIDO RANUCCI E RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO FINALE: ACCOMPAGNARLO ALL’USCITA DI VIALE MAZZINI – LA RAI GUIDATA DA GIAMPAOLO ROSSI HA INFATTI NEGATO LA TUTELA LEGALE AL CONDUTTORE DI "REPORT" PER LA QUERELA DA 2 MILIONI DI EURO DI GIUSEPPE CIPRIANI SUL CASO DELLA "GRAZIA" A NICOLE MINETTI - DURANTE UNA PUNTATA DI “È SEMPRE CARTABIANCA”, SU MEDIASET, SIGFRIDO SE N'E' USCITO CON L’IMPROVVIDA FRASE: “UNA FONTE CI HA DETTO DI AVER VISTO CARLO NORDIO IN URUGUAY NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI. UNA PISTA CHE STIAMO VERIFICANDO” (FRASE DI CUI HA CHIESTO SCUSA A NORDIO) – LA MAIL DI FUOCO INVIATA DA RANUCCI A ROSSI: COME LA MELONI CON TRUMP, SCRIVE DI NON ESSERE “ABITUATO A IMPLORARE”, E CHE SI DIFENDERÀ DA SOLO, PRECISANDO CHE “I FATTI CHE MI VENGONO CONTESTATI, PUR DETTI IN ALTRA EMITTENTE, SONO STATI RIPORTATI NELLA MIA FUNZIONE DI CONDUTTORE DI ''REPORT''. E IN TALE FUNZIONE AVREI DIRITTO ALLA TUTELA LEGALE…” - VIDEO

elly schlein festa unita

DAGOREPORT - DRAG QUEEN, "POLPETTE DEMOCRATICHE" E IL PIPPARDONE SULL’ANTIFASCISMO: L'APPARIZIONE DI ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI ROMA E' UN ASSIST AI SUOI DETRATTORI -LA SEGRETARIA DEM RICICCIA I SOLITI TEMI MINORITARI E IDENTITARI (DIRITTI, ANTIFASCISMO E CONFORMISMI ASSORTITI): ANCHE STAVOLTA DIMENTICA ALCUN DEI TEMI CHE STANNO A PIÙ CUORE AGLI ITALIANI: LA SICUREZZA E IL CONTROLLO DELL'IMMIGRAZIONE - ELLY SI LAMENTA CHE UN PEZZO DI ESTABLISHMENT NON LA VUOLE A PALAZZO CHIGI MA SE CONTINUA COSI' SARA' L'INTERO PAESE A DARLE IL BENSERVITO - AVVISO AI NAVIGATI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI GESTIONE ELLY, IL PD NON SI SCHIODA DAL 21-22%...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - UNA VOLTA DIVENTATA “INAFFIDABILE”, AGLI OCCHI DI TRUMP A COSA PUÒ SERVIRE GIORGIA MELONI? A NIENTE, QUINDI PUÒ TORNARE A LEGGERE TOLKIEN AI GIARDINETTI DI COLLE OPPIO – PAOLINO MIELI A “OTTO E MEZZO” LANCIA LA BOMBA DOPO LO SCAZZO ROMA-WASHINGTON: “C’È UNA CERTEZZA DI VENDETTA. È QUALCOSA DI ANALOGO DEL SIGONELLA DI CRAXI. TRUMP SE LA LEGHERÀ AL DITO. A CRAXI LA FECERO PAGARE IN MANIERA DEFINITIVA. A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” – COSA E QUANTO RISCHIA DAVVERO LA  SORA GIORGIA? PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO, BEGONA, A CUI È STATO RITIRATO ANCHE IL PASSAPORTO…

bernardino zapponi libro dino risi dario argento federico fellini tinto brass

IL LIBRO DEI GIUSTI: L’INEGUAGLIABILE ZAPPONI - LETTORE E SCRITTORE INSTANCABILE, CAPACE DI DARE UN SENSO, PROFONDO, A COSE MOLTO DISTANTI: DAI FUMETTI ALLA STAMPA EROTICA, DALLE SCENEGGIATURE PER FELLINI, RISI, ARGENTO, BRASS, MONICELLI, CORBUCCI, SORDI AGLI SKETCH PER “CAROSELLO” E VARIETÀ TV  IN LIBRERIA VI ASPETTA “CARISSIMO BERNARDINO…”, A CURA DI ROCCO MOCCAGATTA E ALBERTO PEZZOTTA, UN LIBRONE DI OLTRE 500 PAGINE CHE, IN QUESTO TEMPO DI FREGNACCE E CORIANDOLI, APPARE NON UN GIOCO INTELLETTUALE, MA UN MODO DI INTENDERE IL PENSIERO COME TESSITORE DI FILI E DI VOGLIA DI CONTAMINAZIONE, FIGLIA DI CURIOSITÀ E PERSINO UMILTÀ, TIPICA DI UN’ITALIA MERAVIGLIOSA CHE CHISSÀ DOVE SARÀ FINITA...

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…