L'ITALIA CHE DAGOSPIA - ALDO GRASSO IN LODE DI QUESTO DISGRAZIATO SITO: “DAGOSPIA SI È EVOLUTO COGLIENDO IN ANTICIPO LA MOBILITÀ DEL WEB, FINO A DIVENTARE UN VERO ORGANO D’INFORMAZIONE, NON SOLTANTO UN DISPENSATORE DI INDISCREZIONI. DAGO USA SPESSO LA TECNICA DEL DÉTOURNEMENT, DEL DIROTTAMENTO: PRENDE UN ARTICOLO DI GIORNALE, NE CAMBIA IL TITOLO E, CON ESSO, IL SIGNIFICATO, AGGIUNGENDO UN ELEMENTO CRITICO AL MONDO DELL’INFORMAZIONE” – IL DOC SU RAI3 “L’ITALIA CHE GUARDA” E IL RUOLO CHE IL PETTEGOLEZZO (CHE DERIVA DAL VENETO "PETEGOLA", "PICCOLO PETO") HA SVOLTO E CONTINUA A SVOLGERE NELLA NOSTRA VITA DI RELAZIONE...'' – VIDEO
L'ITALIA CHE GUARDA SU DAGOSPIA
Aldo Grasso per il “Corriere della Sera” - Estratti
Le intenzioni del documentario L’Italia che guarda — soggetto di Luca Barbareschi, scritto e diretto da Giovanni Filippetto per Rai3 — erano quelle di raccontare il ruolo che il gossip ha svolto e continua a svolgere nella nostra vita di relazione, nei rapporti sociali e negli anfratti della politica.
Si parte dalla storia d’amore tra Ingrid Bergman e il regista Roberto Rossellini, uno dei più grandi scandali degli anni Quaranta e Cinquanta, si passa per il delitto di Wilma Montesi, celebre caso di cronaca nera e giudiziaria rimasto irrisolto con risvolti politici, fino ad arrivare a Dagospia.
Non so perché Barbareschi traduca sempre la parola «gossip» (da godsibb , cioè madrina, comare, vicina di casa) con «maldicenza»: una forte torsione semantica che le attribuisce una connotazione esclusivamente negativa e malevola. In Italia esiste la parola «pettegolezzo», che, secondo il linguista Giacomo Devoto, deriva dal veneto petégola , ovvero «piccolo peto».
Nei salotti francesi di Madame du Deffand, il potin era invece una prova di smagliante intelligenza, in un’epoca in cui il ridicolo poteva ancora uccidere una persona. Virginia Woolf aveva una sua curiosa teoria: amava mettere in difficoltà gli amici con pettegolezzi perché, diceva, «si amano molto di più le persone quando sono affrante che quando trionfano nella buona fortuna».
Filippetto ha montato numerosi casi che riguardano personaggi pubblici: Fausto Coppi, Mina, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Andrea Giambruno e molti altri. Ha mostrato interviste a Tazio Secchiaroli, il re dei paparazzi ai tempi della Dolce vita, e ha intervistato Rino Barillari che, in sessant’anni di carriera, ha collezionato 163 accessi al Pronto Soccorso, 11 costole rotte, una coltellata e 76 macchine fotografiche fracassate.
Il caso più interessante è quello di Dagospia che, nel frattempo, si è evoluto cogliendo in anticipo la mobilità del web, fino a diventare un vero organo d’informazione, non soltanto un dispensatore di indiscrezioni.
Dago usa spesso la tecnica del détournement , del dirottamento: prende un articolo di giornale, ne cambia il titolo e, con esso, il significato, aggiungendo un elemento critico al mondo dell’informazione.
DAGO-SCOOP SULLA MAIL RISERVATA RICEVUTA DA MARIA ROSARIA BOCCIA
ROBERTO ROSSELLINI INGRID BERGMAN
intervista a dago su chi
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L'ITALIA CHE GUARDA
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