art deco

ART DÈCO! - GLAMOUR E DECADENZA, LUSSO E MODERNITA': A FORLI’ UNA MOSTRA SU UNO STILE DI SUPERFICIE, FITTIZIO COME IL LUSSO CHE VUOLE RAPPRESENTARE: I VASI IN VETRO SOFFIATO DI ZECCHIN, LA SENSUALITÀ FORMALE DI TAMARA DE LEMPICKA. E IL GENIO DI GIO’ PONTI - IL PESO DEL FASCISMO...

Maurizio Cecchetti per Avvenire

TAMARA DE LEMPICKATAMARA DE LEMPICKA

 

Lusso glamour e modernità. Art Déco: anni Venti, con una coda fino ai Trenta inoltrati. Questo, in sintesi, l' orizzonte della mostra aperta da qualche giorno ai Musei di San Domenico di Forlì. Antonio Paolucci, che del comitato scientifico è presidente, tira un bilancio della "formula San Domenico", che ha prodotto dodici mostre, concludendo, et pour cause, che questo modello di esposizioni ha proposto uno «scrutinio sistemico della Modernità».

 

GIO PONTIGIO PONTI

Il fatto è che a questa modernità, i Musei di San Domenico ci hanno girato intorno, senza prendere mai la strada definitiva verso il centro, senza andare al cuore del problema. Perché non c' è dubbio che questa mostra appena aperta sull' Art Déco e gli «anni ruggenti in Italia» sia un ulteriore volo di ricognizione su qualcosa che in realtà resta sepolto, come già nelle mostre sul Liberty e sull' epoca fascista - che doveva intitolarsi Dux e poi, per le proteste dei rossi di Romagna e i timori di nostalgia che poteva suscitare venne astutamente rinominata Novecento; ma pare che molti, fra i rossi di Romagna, ce l' abbiano ancora lì, sul gozzo, non riuscendo a perdonare quel tentativo di sdoganare l' arte in epoca di regime, peraltro sdoganata ormai da tempo.

ART DECOART DECO

 

A che cosa alludo? Alla questione che ancora rappresenta per l' Europa - sebbene sottovalutata -, la Grande Guerra, il suo lascito, o il suo marchio rovente, le cicatrici sullo spirito europeo, inizio di quella fase storica che coincide con la crisi (categoria nella quale ancora operiamo e di cui il postmoderno è stato una sorta di spuma di tutte le bizzarrie novecentesche).

 

Nel 2014, visitando la mostra sul Liberty, mi venne da pensare che, cadendo l' anno dopo l' anniversario dell' entrata in guerra dell' Italia, sarebbe stata l' occasione giusta per tentare una mostra che mettesse a fuoco l' intreccio di cultura, arte, società in Europa e le conseguenze prodotte da quello che resta, a mio parere, ben più di un conflitto mondiale: Spengler subito dopo la guerra parlò di «tramonto dell' Occidente » come decadenza di una civiltà; e dieci anni dopo Heidegger con Essere e tempo ne delinea il processo che conduce al nichilismo.

 

TAMARA DE LEMPICKATAMARA DE LEMPICKA

Sarà perché quell' evento tragicissimo mi è sempre sembrato più rilevante dell' altra grande guerra nell' orientare la coscienza moderna (non a caso tutte le avanguardie storiche sono nate, poco prima o poco dopo, in quell' intorno di anni), e in considerazione del fatto che una esposizione come quella sul Novecento, allestita nel 2013, indagava il legame fra «arte e vita in Italia tra le due guerre», ecco, tutto mi sembrava che dovesse completarsi e rivelarsi pienamente con una mostra specifica sull' evento che segnò tutti gli sviluppi degli anni Venti e Trenta, fino all' altra guerra che ne rappresenta un gigantesco conato.

 

Parlando con Gianfranco Brunelli, il patron delle esposizioni forlivesi mi venne dunque spontaneo suggerire: «Perché nel 2015 non dedicare la mostra a quanto la Grande guerra ha prodotto sulla coscienza dell' arte europea?».

GIO PONTIGIO PONTI

Brunelli glissò, dicendo che progettavano altro, in particolare una mostra ambientata nell' arte sacra seicentesca. Mi rassegnai, evidentemente quello della modernità era un filo che doveva interrompersi.

Poi venne Boldini, poi Piero della Francesca e il Novecento, e adesso il Déco. Dunque, il filo conduttore era più teso che mai.

 

Il fatto è che se guardiamo a che cosa si è fatto in questi due o tre anni in Italia a proposito della Grande Guerra, dobbiamo constatare che l' argomento ha prodotto soltanto mostre d' occasione, mostre doverose e celebrative, ma prive d' interesse. Eppure è lì che tutto converge, prima e dopo.

FRANCESCO NONNI ANSELMO BUCCIFRANCESCO NONNI ANSELMO BUCCI

Basterebbe ricordare il peso del futurismo sul cambio di linguaggi comunicativi, dalla pittura alla pubblicità, con innovazioni che ancora oggi pesano nel nostro modo di esprimerci, per dire quanto sarebbe urgente una lettura nuova dell' opera di ostetrica della modernità che ebbe la Grande guerra anche nelle arti.

 

Le mostre del San Domenico hanno tutte una nota ricorrente, l' esibizione muscolare. Si avverte l' enorme disponibilità di mezzi economici, pratici, relazionali che permette allo staff di disporre di prestiti importanti. Se si scorre l' interminabile sequenza di nomi del Comitato d' onore, si rimane intimoriti da tanto potere. La cura della mostra sull' Art Déco è di Valerio Terraroli, specialista della materia, che inizia in modo perfetto e chiaro il saggio con cui si apre il catalogo edito da Silvana: «Il glamour, inteso nell' accezione di fascino combinato a un atteggiamento snobistico, è la cifra del Déco».

 

il lampadario stile arte decoil lampadario stile arte deco

In questa definizione c' è tutto il dramma di una cultura, quella delle élite degli anni Venti, che non ha compreso quanto la Grande Guerra avesse reso traballante ogni pretesa di lusso e cinico ogni esercizio di snobismo. Possiamo dire che quest' arte ci sia ancora vicina? Che abbia un peso per noi? Naturalmente, come ogni "stileepoca", anche il Déco ha avuto e avrà i suoi revival e i suoi collezionisti.

 

Ma mentre l' Art Nouveau, o Liberty, o Sezessionstil, o Jugendstil che dir si voglia esprime una poetica della lineaenergia che dà forma ed è forma in se stessa; lo stile Déco, o 1925, è essenzialmente una esibizione di eleganza decorativa, uno stile decadente che rappresenta molto bene quel tipo di società "ristretta", elitaria appunto, che non ha capito che il mondo sta andando verso una catastrofe più grande: Il Grande Gatsby, pubblicato da Francis Scott Fitzgerald nel 1925 è la narrazione perfetta di questo kitsch come carenza di etica e di verità (è il caso di ricordare che poco dopo verrà la crisi del '29, i cui postumi gravi si verificheranno all' inizio degli anni Trenta?).

GIO PONTI PADOVAGIO PONTI PADOVA

 

MANO FIORITA GIO PONTIMANO FIORITA GIO PONTI

In mostra troviamo le opere di grandi artisti: Piero Portaluppi, Galileo Chini, René Prou, Mario Cavaglieri, Piero Marussig, Guido Cadorin, Anselmo Bucci, Alberto Martini, Luigi Gigiotti Zanini, Antonio Donghi, Mario Tozzi, Achille Funi, Ubaldo Oppi, Ram, Ferruccio Ferrazzi, Cagnaccio di San Pietro, Mario Sturani. Ma sono riconducibili a un' unica cifra stilistica che si possa dire stile Déco? Credo di no: credo che il nome di quello stile sia fittizio come il lusso che vuole rappresentare. Deriva dall' Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes, che si tenne a Parigi nel '25. Anche in Italia, il meglio si ha negli oggetti, nelle ceramiche, nella grafica editoriale e cartellonistica.

GIO PONTI PADOVAGIO PONTI PADOVA

 

È appunto uno stile "di superficie" e, come tale, pretenzioso e snobistico. Questo non toglie che abbia lasciato opere notevoli: i vasi in vetro soffiato di Vittorio Zecchin o di Carlo Scarpa, le morfologie di Ugo Zovetti, le divertenti nature morte in vetro di Napoleone Martinuzzi, le architetture di Portaluppi (modernista e già postmodernista, come nella facciata degli Uffici S.T.T.S a Milano, versione 2), le lacche di Tito Chini (raffinatissima e orientalista quella del Fondale marino), l' Isotta Fraschini inevitabilmente, le ceramiche di Pietro Melandri, i bozzetti per la Turandot di Umberto Brunelleschi e Galileo Chini, la coppa delle violette di Cambellotti, le Maschere di Casorati, le lacche di René Prou; ma l' approdo finale di quello stile è la prosaica e fumettistica sensualità formale di Tamara de Lempicka.

GIO PONTI PADOVAGIO PONTI PADOVA

 

E Gio Ponti. Chi è stato capace di giocare col Déco meglio di lui? E infatti la mostra è disseminata di decine di sue opere, così riconoscendogli un ruolo sul quale lui stesso avrebbe ironizzato. Ponti, cultore della bellezza elegante, della misura classica, della decorazione sofisticata, ma anche genio sulfureo e graffiante, finisce sempre per guastare la festa.

 

ART DECOART DECO

È l' artista ironico che per Richard-Ginori esegue urne con disegni d' aurea caricaturalità, che decora un otre in maiolica con una corda sfibrata e poi esegue piatti decorati con grazia settecentesca, oppure raffigurando due amanti dalla fisiognomica tutt' altro che classica, anzi vagamente banditesca.

 

Ogni volta, Ponti gioca col compito che si è assunto, è l' unico vero Déco di questa mostra ma anche colui che smonta la presunta volontà di status di quello stile. Il lusso, come si suol dire, si paga, e il suo prezzo è la libertà ironica e critica dell' artista, il quale rende esteticamente piacevoli idee e forme che in realtà mettono alla berlina le stesse élite che le hanno ispirate.

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…