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ART PROJECT - CHI VIVRA' VEDRA'. E LEGGERA' IL LIBRO DI MARGARET ATWOOD CHE UN'ARTISTA SCOZZESE (KATIE PATERSON) HA DECISO DI SEPPELLIRE FINO AL 2114. ANNO IN CUI L'OPERA DELLA ATWOOD ED ALTRI 100 SCRITTORI CONSENZIENTI SARA' RIVELATA AI POSTERI

 

 

Stefania Parmegiani per "La Repubblica"

 

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I lettori resteranno delusi: potrebbe essere la più bella storia che Margaret Atwood abbia mai scritto, ma non lo sapranno mai. Per leggere il testo a cui l’autrice canadese sta lavorando dovranno aspettare cento anni. Atwood è vincolata al silenzio dal contratto che ha firmato con la Future Library, la biblioteca del futuro fondata dall’artista scozzese Katie Paterson.

 

Ogni anno uno scrittore, saggista o poeta famoso sarà invitato a donare un’opera inedita e pensata per i giorni a venire. Non ci sono limiti di lunghezza, di stile o di genere.

 

Tutte e cento le opere saranno custodite in una stanza speciale della nuova biblioteca pubblica di Deichmanske, che aprirà nel 2018 nel quartiere Bjørvika di Oslo. Si conosceranno i titoli, ma a nessuno sarà concessa la possibilità di leggerle o anche solo sfogliarle. Fino al 2114 quando tutte saranno liberate e stampate su una carta speciale, proveniente da mille alberi piantati esplicitamente per questa iniziativa nella foresta del Nordmarka, in Norvegia.

 

La prima scrittrice invitata è proprio la Atwood, che a settantaquattro anni è considerata una delle voci più potenti della letteratura canadese, vincitrice di numerosi premi tra cui il Booker Prize del 2000 con il romanzo "L’assassino cieco" (che ora riesce da Ponte alle Grazie).

 

Gli altri autori saranno decisi di volta in volta da un comitato e potranno utilizzare una qualsiasi lingua del mondo. Molti di loro non sono ancora nati. E se questo può fare impressione ai lettori di oggi, certo non mette paura alla Atwood che in un video pubblicato sul sito della Future Library spiega come scrivere qualcosa che sarà pubblicato solo nel 2114 le abbia fatto ricordare l’infanzia:

 

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«È come quando seppellivamo piccoli oggetti nel cortile di casa sperando che un giorno qualcuno scavasse proprio in quel punto per poi dire: “Come è interessante questo vecchio arrugginito pezzo di latta, questo piccolo sacchetto di biglie...” 

 

 

Tra l’altro può dedicarsi alla sua idea in santa pace. Dovrà consegnare il manoscritto nel 2015, durante una solenne cerimonia, e nel frattempo nessuno le farà pressioni. Se avrà fatto un buon lavoro lo si scoprirà tra un secolo. Non dovrà firmare autografi, né rispondere alle critiche. Non resterà impigliata in uno di quei meccanismi che tanto detesta, «quando in caso di buone recensioni è tutto merito dell’editore e in caso di cattive recensioni è tutta colpa tua».

 

 

Il senso di sollievo è evidente, la libertà che un progetto del genere assicura anche. È un po’ come per i messaggi nelle bottiglie: vengono affidati alla corrente e non si sa nulla di chi li troverà. Anche se è probabile che al momento giusto ci sia bisogno di «un paleo-antropologo per tradurre parti del testo». Chi ci assicura infatti che il suo inglese sarà lo stesso che si parlerà nel 2114? «In cento anni il linguaggio sarà cambiato, magari non come tra il 1400 e oggi, ma in qualche modo sarà diverso».

Michelangelo_Caravaggio San GirolamoMichelangelo_Caravaggio San Girolamo

Ai lettori contemporanei non resta che una consolazione, l’immagine da cui ha preso vita il progetto della Paterson: «Immagino le sue parole crescere tra gli alberi, un’energia mai vista, attivata e materializzata, e gli anelli degli alberi diventare capitoli dei libri». Su una delle piante della foresta è inciso il nome di Margaret Atwood. Altri novantanove attendono il loro scrittore.

 

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