ARTSPIA PEOPLE - DA KASSEL A ISTANBUL. E' CAROLYN CHRISTOV BAGARGIEV LA NUOVA DIRETTRICE DELLA MOLTO TRENDY BIENNALE TURCA. COME AL SOLITO NON SI E' CAPITO CHE FARA' MA SICURAMENTE LO FARA' BENE. ECCO COMUNQUE LE DUE O TRE COSE CHE SAPPIAMO DI LEI

 

Alessandra Mammì per Dagospia

Lo ha spiegato come sempre a modo suo, Carolyn Christov-Bagargiev, cosa pensa di fare ad Istanbul ora che la turca Biennale l'ha appena nominata direttore della prossima edizione 2015.

Con quell'accento ibrido, fusione e rammendo di tutte le sue origini e permanenze, con quel suo aspetto professorale che nulla concede all'immagine modaiola della curatrice glamourous, con quella ginnastica mentale che ci fa faticare sempre (ma poi ci dà soddisfazione e cerebrali endorfine) Carolyn ha di nuovo messo a dura prova i cronisti con le sue strane metafore, i nessi logici sghembi, improvvise giravolte di senso.

"La mia biennale si imbarcherà alla ricerca di dove tracciare la linea, dove ritirarsi, da dove attingere, cosa comunicare. Lo farà in mare aperto, su superfici piatte con la punta delle dita, ma anche nel profondo, sott'acqua, fino a svelare la sua la codifica" ha detto, prima dichiarazione a caldo.Freddezza in sala, invece. E punti di domanda.

E' il Christov-Bagargiev style. Bisogna abituarcisi sapendo che presto si tradurrà in una mostra epocale. E accettando umilmente di non capire come mai, poi, da queste apparenti contorsioni arrivino le più belle mostre viste sul pianeta.

E' il segreto di Carolyn e della sua professionalità stratificata a faglie, una diversa dall'altra, ma solidificate in un ammasso roccioso.

La biografia ufficiale racconta di una Carolyn nata il due dicembre del 1957 sotto il Sagittario (segno di fuoco) a Ridgewood, New Jersey, Stati Uniti, dove il padre bulgaro e la madre piemontese si erano trasferiti nell'immediato dopoguerra.

Famiglia colta con mamma archeologa che manda Carolyn a studiare nel liceo francese e poi a Pisa dove la ragazza, eclettica fin da allora, si lancia in una fusione di discipline che producono una tesi finale su arte e poesia nell'America anni Cinquanta.

Fin da lì nella mente di Carolyn l'arte appariva già come il termometro e specchio di tutte le cose. Linguaggio universale che non conosce barriere linguistiche. Una foresta di simboli (cit. Baudelaire) dove il senso della vita si decanta e dove tutti i saperi si fondono, rendendo visibile l'invisibile, evidente ciò che è criptico.

Dall'Homo Sapiens all'Homo Videns, le sue mostre abbracciano percorsi che attraverso scienze, matematica, fisica si allargano alla biologia, alla mineralogia e persino alla parapsicologia e alla telepatia.

Agli albori della sua Documenta di due anni fa, in molti si sentirono provocati dalle sue (apparentemente) non-sense dichiarazioni che portava in giro per il mondo in propedeutiche conferenze alla immensa e paradigmatica rassegna tedesca citando Gombrich e Adorno, raccontando il progetto di Guillermo Faivovich e Nicolás Goldberg di trasportare a Kassel un meteorite di 37 tonnellate caduto 4.000 anni fa nel nord dell'Argentina; dicendo di lasciare agli artisti "la massima libertà e di considerare la mostra come un organismo vivente, e non come la rappresentazione di qualcosa d'altro che è già vivo".

E via con altre dichiarazioni tipo: «La mia è un'intenzionale assenza di tema perché viviamo in una fase in cui i concetti, i temi e i contenuti sono prodotti che vengono trasferiti ovunque nel mondo»

 

E ancora con voce calma e a volte persino atona : «Gli operai del XIX secolo sono ora i lavoratori cognitivi che operano nel settore del cognitivismo capitalista, ovvero in tutti quei settori che fanno parte del sistema dell'informazione, sia essa un'informazione di tipo genetico, sia essa un'informazione nel sistema finanziario. In tutti questi casi si verifica un trasferimento di contenuti. Non si trasferisce realmente valuta, ma delle informazioni matematiche, dei bit, e questo avviene nella sfera dei software, del wireless, del digitale, insomma, in tutti gli ambiti il motore della nostra economia oggi è la conoscenza, l'informazione. Quindi invece di un concetto che non ho e che non avrò c'è una sezione che s'intitola «The Brain» (Il cervello), ubicata nella rotonda del Fridericianum e che raccoglie una serie di elementi i quali non si possono trasmettere come informazioni o concetti, né esprimono un tema preciso».

Così parlava Carolyn rivendicando infine il diritto all'arte per tutti gli esseri viventi del pianeta compresi gli animali a noi vicini e quelli lontani ,comprese le belve e gli insetti e i vermi. Con la penna armata di ironia e sorriso sarcastico i giornalisti spesso si divertirono con le cronache delle conferenze di Carolyn. Poi però una volta vista Documenta nessuno osò più alzarle la penna contro.

Chi conosceva l'arte apprezzò. Gli altri chinarono il capo di fronte alle foto di un Brad Pitt in visita a Kassel intimidito dalla lezione di Carolyn che fecero il giro del web. In fondo tutto quello che lei aveva detto era davvero lì, aveva preso forma. Si era incarnato in una mostra che fedele alle promesse si muoveva come un organismo, deglutendo gli organismi dei visitatori. Un' esperienza visiva e fisica, si trasformava in pensiero. E quelle che alla vigilia erano apparse nebulose parole della curatrice al procedere dei passi, diventavano limpide didascalie .

Documenta13 fu grandiosa. Istanbul, probabilmente, non sarà da meno. La notizia ha attraverso i social network rimbalza come una pallina da twitter a facebook, dai blog alle fanzines. Brandelli di notizie si aggregano ad ogni passaggio. Non sarà sola Carolyn ma curerà la Biennale con i suoi più potenti interlocutori: gli artisti. E il toto nomi già da certi l'immaginifico Pierre Huyghe e il potente pensiero visivo di William Kentridge .

Mentre di lei si citano dichiarazioni di metodo "Ogni mio intervento nella costruzione della mostra è di natura procedurale, ma anche in questo caso non ne voglio fare un tema; intervenire sulle procedure è semplicemente un agire. Non sto lavorando con dei curatori, ho degli Agenti". E se forse questo non è chiaro adesso, sarà chiarissimo dopo aver visto la mostra. Che comunque varrà la pena di vedere. Diamolo già per certo e prepariamo le valigie

 

Carolyn Christov BagargievCarolyn Christov e Giuseppe Penone a DocumentaCarolyn durante i sopralluoghi per DocumentaCarolyn direttrice nei giornali tedeschiCarolyn Christov Bakargiev Carolyn accompagna Brad Pitt in visita a DocumentaCarolyn ( adestra) con da sinistra Marco Tirelli, Francesco Moschini, Daniela Ferraria, Camilla Nesbitt, Erica Fiorentini, Alessandra MammìCarolyn Christov BagargievCarolyn Christov BagargievwilliamKentridge OPERA DI PIERRE HUYGHE

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