“LA SCHERMA MI STAVA DISTRUGGENDO, A PARIGI HO AVUTO PAURA DI RIMANERE PARALIZZATA” – BEBE VIO DICE ADDIO ALLA SCHERMA: LA CAMPIONESSA PARALIMPICA FARÀ ATLETICA LEGGERA: “HO AVUTO PROBLEMI AL GOMITO, POI DOLORI A SCHIENA, COLLO, ANCHE ALLA TESTA. ALLE PARALIMPIADI AVEVO INIZIATO A BLOCCARMI, A VOLTE MI SI PARALIZZAVA PARTE DEL CORPO. HO GIÀ METÀ CORPO SE POI QUELLA CHE È RIMASTA SMETTE DI FUNZIONARE È UN GUAIO” - “PERCHÉ L’ATLETICA? PENSARE DI SVEGLIARMI SENZA UN OBIETTIVO SPORTIVO MI MASSACRAVA IL CERVELLO, MI SENTO ANCORA TROPPO GIOVANE PER FARE L’EX ATLETA…” - VIDEO
"È finita con la scherma"
Con la voce rotta dall'emozione,Bebe Vio dà l'addio alle pedane. Mancherà terribilmente alla scherma,lei che si è fatta largo tra le temibili cinesi e a suon di stoccate è diventata uno dei volti più riconoscibili e vincenti??pic.twitter.com/K8f2wuEZxC
— Tintintin (@t1nt1nt1) March 15, 2026
Estratto dell’articolo di Claudio Arrigoni per il “Corriere della Sera”
Bebe Vio Grandis, ha deciso allora, si cambia sport?
«Per forza. Facendo scherma mi stavo distruggendo. Non perché faccia male, anzi fa benissimo. Il mio tipo di scherma faceva molto male a me».
In che senso?
«Ho avuto problemi al gomito, poi dolori a schiena, collo, anche alla testa».
[…] E ha iniziato l’atletica.
«Un anno di preparazione. Ho sempre usato dall’addominale in su, ora devo lavorare sotto. Ho fatto visite mediche e risonanze, anche».
[…] Questi mesi come sono andati?
«Sto imparando qualcosa di totalmente nuovo. All’inizio era tutto troppo impossibile. Lo è ancora, ma almeno sappiamo che le gambe mi stanno seguendo».
Ha avuto la malattia a 11 anni, si ricorda come si corre?
«È diverso. Alzare le ginocchia, spingerle in giù, come muovere braccia, testa, collo, busto, bacino. Tutto nuovo. Sto riadattando la mia testa a muovere il corpo come non lo ho mai mosso».
[…] Lascia la scherma e inizia a correre: decisioni collegate?
«In realtà no. Ho vissuto i giorni della Paralimpiade a Parigi con paura. Avevo iniziato a bloccarmi, a volte mi si paralizzava parte del corpo. Ho già metà corpo se poi quella che è rimasta smette di funzionare è un guaio...»
Qualcosa che va oltre lo sport?
«Sì, problemi che riguardavano la vita. Tiravo con la paura e mi sono ripromessa di non fare più le cose con la paura di farle. È stata una necessità lasciarla».
E l’atletica?
«Pensare di svegliarmi senza un obiettivo sportivo mi massacrava il cervello. Da quando ho 5 anni ho sempre pensato alla palestra, ad allenarmi, a migliorare. Non sarei in grado di vivere senza».
Un giorno arriverà il momento.
«Lo so, ma ora mi sento ancora troppo giovane per fare l’ex atleta. Non posso dire di essere innamorata dell’atletica, mi piace e so che è complicata per me. L’amore rimarrà sempre la scherma».
I mesi più difficili prima, durante o dopo Parigi?
«Tutti, per motivi diversi. Prima perché ho cominciato ad avere problemi. Mi si paralizzava una parte del corpo, non riuscivo a capire perché. Agli Europei in spogliatoio cercavo di alzarmi dal lettino e non riuscivo: la gamba destra non reggeva, l’occhio non vedeva, il braccio non funzionava. Anche in allenamento è capitato».
Durante i Giochi?
«Ho vissuto la paura. Non di perdere, ma di rimanere paralizzata. Facevo la cosa che amavo di più, ma con la paura di bloccarmi addosso. Il brutto era anche che sapevo che sarebbe stata l’ultima volta che tiravo di scherma». […]
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bebe vio oro a tokyo 2020
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