2026biennale biennale venezia

ALLA BIENNALE È L’ANNO DELLE TETTE – CI SONO STATE QUELLE DELLE PUSSY RIOT E DELLE FEMEN, E CI SONO I CORPI NUDI A VOLONTÀ DEL PADIGLIONE AUSTRIACO – LE PAGELLE BY ANTONIO RIELLO: “VOTO 9-PIÙ (SOLO PER LA PRESENZA INUTILE DEL MERCHANDISING) AL PADIGLIONE VATICANO. UN COERENTE CAPOLAVORO DI IMMATERIALITÀ. VOCI (ANCHE QUELLA DI PATTI SMITH), SUONI (ANCHE QUELLI DI BRIAN ENO), MEDITAZIONE E PASSEGGIATE NELL'ORTO BOTANICO DEI FRATI. PERFEZIONE DIVINA IN CUFFIA” – I PREMI DEL PUBBLICO RIFIUTATI DAGLI ARTISTI? “LIBERI DI FARLO, MA ONESTAMENTE MI SEMBRA UNA POSIZIONE DEBOLE E CONTRADDITTORIA. PROPUGNANO FORSE UNA RISTRETTA E PRIVILEGIATA "ARISTOCRAZIA DEL GUSTO"?  DI COSA HANNO DAVVERO PAURA?

Antonio Riello per Dagospia

 

koyo kouoh 02

Politica e polemiche a parte (ammesso che sia possibile tenerle da parte), vediamo cosa offre in termini artistici questa Biennale che a Venezia ha appena aperto al pubblico.

 

Premessa necessaria. La direttrice Koyo Kouoh (svizzera di origine camerunese e mancata all’improvviso il 10 Maggio 2025) ha pensato di proporre una visione personale (e in qualche modo eccentrica) del panorama artistico internazionale.

 

Non solo per averne spostato l’asse dall’Europa verso altri continenti (questa non è la novità, è già stato fatto varie volte) ma soprattutto per aver deciso di privilegiare linguaggi marginali, distanti dai canoni - non scritti, ma ben noti - condivisi dagli addetti a lavori dell'Arte Contemporanea.

 

Esistono insomma dei codici che, di solito, consentono di riconoscere ciò che è "Arte Contemporanea" da cosa non lo è.

 

padiglione india 03

La Kouoh (e la squadra che ha realizzato sul campo la sua idea) hanno portato al Padiglione Centrale e alle Corderie dell'Arsenale opere che, almeno in parte, si possono configurare come degli ibridi. Qualcosa al confine tra "Arte Spontanea", "Artigianato", "Creatività Amatoriale" (ecco il significato di "In Minor Keys"). In poche sintetiche parole: "Arte Deprofessionalizzata".

 

Anche l'allestimento - soprattutto all'Arsenale - è meno simile a quello a cui siamo di solito abituati (in genere si tende a separare con nettezza lo spazio tra un artista e l'altro, per renderli più facilmente identificabili ai visitatori): qui una fluida e ininterrotta teoria di opere si snoda in tutto lo spazio. L'individualismo sembra un vizio occidentale di cui bisogna disfarsi. C'è comunque anche chi non ha gradito questo affollamento senza soluzioni di continuità e ha parlato, con evidente perplessità, di "Effetto Bazaar".

 

padiglione usa 01

Si tratta di una sfida per introdurre modalità e pratiche meno "occidentali" (la direttrice ha espresso in varie occasioni la sua volontà di "decolonizzare l'Arte") e più vicine invece al cosiddetto "Sud Globale". È una posizione rispettabile a cui è giusto (piaccia a no) dare voce e spazio.

 

I padiglioni nazionali hanno cercato di incrociare, come hanno potuto, questo indirizzo. Quello che - senza volerlo - si è avvicinato di più alla Weltanschauung della direttrice è probabilmente il padiglione degli USA. Paradossi trumpiani o scherzi del Destino?

 

A rappresentare l'America è Alma Allen, una scultrice autodidatta che vive in Messico. Mostra una notevole capacità artigianale, ma una scarsa adesione ai linguaggi contemporanei. Insomma è un classico outsider, non un'artista riconosciuta come tale. Se volete chiamatela una strana coincidenza, ma il suo lavoro (che non mi piace particolarmente) sembra adattarsi piuttosto bene ad una lettura "anti-sistema".

 

padiglione centrale 1

Va detto che quest'anno, comunque, i progressisti considerano come "legittimo" padiglione USA la bella mostra veneziana della Fondazione Prada, "Helter Skelter: Arthur Jafa e Richard Prince". Ospiti sono appunto due star statunitensi certificate dal "sistema".

 

Tra le 111 presenze, quelle che mi sono piaciute di più (in ordine di gradimento):

Il Giardino del Convento dei Carmelitani Scalzi e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice costituiscono quest'anno la presenza della Santa Sede. Entrambi un coerente capolavoro di immaterialità.

 

Curati da Hans-Ulrich Obrist e Ben Vickers sono ispirati dalla figura della mistica e botanica medievale Hildegarda Von Bingen. Voci (anche quella di Patty Smith, presente a Venezia), suoni (anche quelli di Brian Eno), meditazione e passeggiate nell'orto botanico dei frati.

 

arsenale 11

Perfezione Divina in cuffia. Unico neo: il negozio di erboristeria all'uscita banalizza un po' il livello di elevazione spirituale. Voto 9-più (solo per la presenza inutile del merchandising, se no sarebbe stato un bel 10).

 

Il padiglione della Spagna ai Giardini, che presenta l'artista Oriol Vilanova. Si può ammirare la magnifica installazione fatta con migliaia di cartoline postali: una enciclopedia visiva di stampo popolare realizzata grazie ad un geniale minimalismo decorativo. Con un impiego minimo di mezzi un risultato davvero eccellente. Voto 9.

 

Il padiglione dell'India all'Arsenale curato da Amin Jaffer. Un piacere visivo che la Biennale raramente riesce a regalare. Le rovine del palazzo fatte tutte con mussola ricamata sono fatate.  Voto 8-e-mezzo.

 

La presenza della Polonia ai Giardini si esprime con alcuni video ispirati al nuoto sincronizzato. Potente ed immersivo. Gli artisti che li anno creati sono Bogna Burska e Daniel Kotowski. Voto 8-meno.

 

padiglione india 01

Il padiglione della Germania, sempre nei Giardini, ha un titolo emblematico: "Ruin". Le artiste Henrike Naumann e Sung Tieu hanno dato vita ad una atmosfera in stile DDR: un ansiogeno magazzino/archivio di oggetti. Un preoccupante e minaccioso colore verdino domina tutto. Molto, ma molto ben fatto. Voto 7-e-mezzo.

 

Anche il lavoro di Chiara Camoni al padiglione del nostro paese (nell'area dell'Arsenale) è senz'altro di ottimo livello. Ceramica & Ceramica. Voto 7-e-mezzo.

 

Per il Giappone espone l'artista nippo-americano non-binario Ei Arakawa-Nash. Ci si trova di fronte ad una specie di asilo nido con un centinaio di bambolotti. E' un lavoro piuttosto curioso sulle difficoltà della maternità surrogata, alimentato da una forte carica autobiografica. Impossibile ignorarlo: siamo in perenne bilico tra il Sublime e il Kitsch. Dipende dall'approccio. Voto 7-più.

 

venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 7

Un caso a sé il padiglione dell'Islanda, posizionato a San Pietro di Castello. Asta Fanney Siguroardottir è il nome dell'artista. Il lavoro è discreto, ma tutti se lo ricordano perché all'inaugurazione Bjork ha fatto la sua apparizione (in maschera e cantando anche una canzone di Ornella Vanoni). Fama e glamour danno automaticamente lustro a qualsiasi cosa. Non classificato, proprio a causa di Bjork.

 

Poi diverse presenze piazzate sul 6-e-mezzo, come il padiglione francese, quello del Canada, quello del Libano, e quello della Repubblica Democratica del Congo (ospite della Scuola Grande di San Marco).

 

PROTESTE DI FRONTE AL PADIGLIONE RUSSO ALLA BIENNALE DI VENEZIA

Il più chiacchierato e (apparentemente) sensazionale? Quello dell'Austria, ai Giardini, che propone una versione 3.0 dell'Azionismo Viennese. L'artista? Florentina Holzinger. Fluidi corporei, acrobatiche performances di stampo circense e corpi nudi a volontà (questo è stato l'anno delle tette, ci sono state anche quelle delle Pussy Riot). Davanti una fila lunghissima, ma credo per la maggior parte sia legata alla solita curiosità morbosetta che ci affligge. Voto dal-5-al-6.

 

Per ragioni diverse, al già citato padiglione americano, darei lo stesso voto. Appare con una deriva un po' troppo "artigianale". Ma a qualcuno evidentemente questa deriva piace: la più importante galleria francese, quella di Emanuel Perrotin, ha deciso di rappresentare il lavoro di Alma Allen.

padiglione canada

 

Un padiglione quest'anno modesto è purtroppo quello della Gran Bretagna, con delle pitture non all'altezza della situazione. L'artista Lubaina Himid è brava, ma stavolta sinceramente non ha dato del suo meglio. Non basta essere a-prova-di-woke per fare automaticamente un bel padiglione alla Biennale. Voto 5-e-mezzo (dato con molto dispiacere).

 

Poi ci sono i sussulti scatologici del padiglione del Lussemburgo dell'artista Alien Bouvy. Vorrebbe essere una sfida al senso del disgusto dei benpensanti. In realtà è solo una trovata di marketing artistico in ritardo di qualche decennio. Dopo Manzoni (e Wim Delvoye) la merda è meglio lasciarla stare, non si può fare di meglio. Voto dal-4-al-5.

 

padiglione austria 02

PS Come è ben noto non sarà una giuria di "addetti ai lavori" a decretare i meritevoli dei Leoni d'oro, ma bensì il giudizio della "gente comune". Gran parte degli artisti (circa metà) hanno preso posizione: non accetteranno la valutazione del "popolo".

 

Liberi di farlo, ma onestamente mi sembra una posizione debole e contraddittoria. Propugnano forse una ristretta e privilegiata "aristocrazia del gusto"?  Di cosa hanno davvero paura?

 

Questi artisti ossessivamente usano espressioni come Inclusione e Comunità e poi - presumibilmente insicuri di quello che hanno esposto - vogliono essere giudicati solo (e soltanto) dall'elite accademica - amica e rassicurante - che li ha scelti. Nella "Repubblica Platonica Universale Democratica e Morale delle Arti" (aveva evidentemente ragione George Orwell) alcuni sono forse più eguali degli altri? O che gli "ultimi"- che molti artisti dicono di rappresentare - diventano forse meno "ultimi" quando votano?

padiglione vaticano 02

 

 

 

padiglione spagna 01padiglione germania 02padiglione germania 01venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 1polizia davanti al padiglione russo della biennale di veneziaPIETRANGELO BUTTAFUOCO - CONFERENZA STAMPA BIENNALE 2026 proteste biennale 2026 1padiglione usa 08venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 3venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 2padiglione centrale 7venezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 5PATTI SMITH – INAUGURAZIONE DEL PADIGLIONE VATICANO ALLA BIENNALE DI VENEZIAvenezia, proteste contro la partecipazione della russia alla biennale 4padiglione giappone 03padiglione spagna 09padiglione islandapadiglione giappone 02padiglione usa 04padiglione centrale 6koyo kouoh 01padiglione centrale 5padiglione spagna 07padiglione austria 07padiglione lussemburgo padiglione centrale 2patti smith e antonio spadaro - padiglione del vaticano alla biennale di veneziapadiglione gran bretagnaPATTI SMITH – PADIGLIONE VATICANO ALLA BIENNALE DI VENEZIA

 

 

PROTESTA PRO UCRAINA CONTRO IL PADIGLIONE DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIAarsenale 02padiglione italianopadiglione spagna 03padiglione poloniapadiglione vaticano 06padiglione vaticano 01padiglione italiano 05hans ulrich obristpadiglione vaticano 04padiglione vaticano 03padiglione vaticano 12padiglione centrale 9padiglione centrale 4padiglione centrale 8padiglione giappone 01padiglione islanda 05padiglione spagna 02padiglione centrale 3

 

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...