pantani

CAMORRA ANTI-PANTANI - UN AFFILIATO SOTTO INTERCETTAZIONE "CONFESSA" LA REGIA DEL CLAN NELLO STOP AL “PELATINO” - L’IPOTESI DEL PM: TEST ALTERATO CON LA DEPLASMAZIONE DEL SANGUE - IL RACCONTO DI VALLANZASCA

MARCO PANTANI A MADONNA DI CAMPIGLIO CON I CARABINIERI DOPO LA SQUALIFICA AL GIRO DEL MARCO PANTANI A MADONNA DI CAMPIGLIO CON I CARABINIERI DOPO LA SQUALIFICA AL GIRO DEL

Francesco Ceniti per “la Gazzetta dello Sport”

 

C'è una intercettazione che potrebbe riscrivere la storia del 5 giugno 1999, quando Marco Pantani fu estromesso da un Giro d' Italia stravinto per un valore di ematocrito (51,9) oltre la soglia consentita (50). Una vera e propria «confessione» involontaria da parte di un affiliato alla camorra: la criminalità organizzata avrebbe pianificato e portato a termine l' esclusione del Pirata dalla corsa rosa.

 

Il motivo? Economico, in primis: c' era sul tavolo un vortice di scommesse clandestine miliardarie con il romagnolo vincente. Insomma, per evitare un buco finanziario il clan che gestiva il banco delle puntate sul Giro 1999 decise che Pantani non doveva arrivare a Milano. E riuscì nel suo intento, forse trovando altre sponde al momento ancora da scoprire.
 

pantani, 10 anni dalla morte del pirata 1pantani, 10 anni dalla morte del pirata 1

Questo è almeno quello che sostiene il camorrista tenuto in Campania sotto osservazione per altre indagini, che non c' entrano nulla con il ciclismo. Ma come si è arrivati a quella che potrebbe essere una svolta per l' inchiesta, riaperta da un anno dalla Procura di Forlì, sui fatti di Campiglio? A volte può bastare una semplice coincidenza.
 

VallanzascaVallanzasca

IL BEL RENÈ Non è una novità la pista della camorra «regista» nello stop di Pantani. Spunta già nel 1999: a raccontarla non è uno qualunque, ma Renato Vallanzasca, capo della banda della Comasina che negli anni Settanta mise a segno diverse rapine e sequestri sanguinari. Il bandito, dopo numerose evasioni, è in carcere durante i giorni del Giro.
 

pantani, 10 anni dalla morte del pirata 11pantani, 10 anni dalla morte del pirata 11

Nella sua biografia, uscita pochi mesi dopo il 5 giugno, racconta: «Un membro di un clan camorristico, mio vicino di cella, mi consigliò fin dalle prime tappe di puntare tutti i soldi che avevo sulla vittoria dei rivali di Pantani.
 

Alle mie obiezioni sulla forza dimostrata in salita dal Pirata, rispondeva: "Non so come, ma il pelatino non arriva a Milano. Fidati. Se vuoi ti presto io i soldi, se perdi non mi devi nulla. Perché lo faccio? Sei Vallanzasca...". Non puntai neppure 100 lire, ma la mattina di Campiglio quel detenuto venne da me tutto soddisfatto. "Che ti avevo detto? Pantani è stato squalificato, dovevi darmi retta". Rimasi di stucco». Vallanzasca fu ascoltato subito dopo dal pm Giardina che coordinava la prima inchiesta su Campiglio, ma senza ricevere indicazioni: «Nomi non ne faccio, quelli mi ammazzano», la risposta del bel René. E la pista finì in un vicolo cieco.
 

ASSO NAPOLETANO Nel febbraio 2014, a 10 anni dalla morte del romagnolo, Vallanzasca è intervistato da una giornalista di Mediaset. In quella occasione si lascia andare a qualche confidenza in più, apre una porticina con vista camorra. In quel pertugio s' infilano i carabinieri chiamati a indagare di nuovo sul 5 giugno 1999. E' la Procura di Forli nel settembre 2014 a riaprire il caso: inchiesta coordinata dal procuratore Sergio Sottani e affidata al pm Lucia Spirito. Vallanzasca è sentito per diverse ore, messo alle strette dopo l' intervista tv. Alla fine si arriva a una rosa di due o tre nomi. I carabinieri scendono verso Sud a interrogare queste persone, ma tutti negano di essere l' uomo indicato da Vallanzasca.

 

pantani marco 002pantani marco 002

Ma ecco la coincidenza: chi ha mentito non sa di essere sotto osservazione per una inchiesta importante sulla criminalità. In tutta tranquillità si apre con una persona di fiducia: «Certo che la storia di Vallanzasca è vera, pensavo fosse un uomo d' onore e invece è un pezzo di mer... Parlare con i carabinieri...».

 

Pantani non doveva finire quel Giro, il clan aveva deciso e ha trovato un modo indolore per raggiungere l' obiettivo. Questo è il succo della intercettazione ascoltata da altri inquirenti. Che a quel punto decidono d' informare i colleghi passandogli l' informazione, un «asso» da giocare per arrivare a dare risposte definitive di una storia controversa.
 

pantani renato vallanzasca GENTEpantani renato vallanzasca GENTE

LE INDAGINI Sono stati mesi intensi quelli di Forlì: gli inquirenti hanno svolto un lavoro scrupoloso, senza tralasciare il minimo particolare. E il frutto di questo lavoro è agli atti: in Procura sono sfilati diversi testimoni e persone informate sui fatti. I carabinieri hanno sentito ciclisti come Gotti e Savoldelli, direttori sportivi, autisti e tanti altri. Quel 5 giugno è stato vivisezionato e sarebbero emerse tante incongruenze sospette. E lo scorso maggio sono stati interrogati per ore anche i tre medici e l' ispettore che effettuarono il prelievo del sangue su Pantani.

 

VallanzascaVallanzasca

Perché chiaramente ora è quel controllo a finire sotto esame. Il procuratore Sottani ha parlato espressamente di una ipotesi (la deplasmazione del sangue) che potrebbe essere stata usata per alzare l' ematocrito di Pantani. I carabinieri hanno raccolto altre informazioni importanti: ci sarebbero persino delle minacce ricevute da un testimone chiave.
 

Ora da Napoli è arrivato l' asso che forse potrebbe far decollare le indagini. Nessuna ipotesi può essere esclusa, neppure una verità molto diversa da quella raccontata finora. E visto che la camorra avrebbe avuto un ruolo decisivo, l' inchiesta potrebbe anche passare di mano, con la Direzione distrettuale antimafia pronta ad affiancare o più probabilmente a subentrare alla Procura di Forlì.

SCRITTE IN RICORDO DI MARCO PANTANI SCRITTE IN RICORDO DI MARCO PANTANI

Ultimi Dagoreport

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”

giuseppe del deo andrea pignataro spionaggio dossier

DAGOREPORT - IL MISTERO PIGNATARO S’INGROSSA - LO ZAR DEL GRUPPO ION, COLOSSO GLOBALE NEL SETTORE DEI SOFTWARE, DEI DATI FINANZIARI E DEL FINTECH, HA DATO L’ENNESIMA PROVA DI MANTENERE FEDE ALLA SUA OSSESSIONE PER LA RISERVATEZZA - RULLO DI TAMBURI, FIATO ALLE TROMBE: IL 30 APRILE SCORSO “IL MILIARDARIO OSCURO” HA LIQUIDATO L’EX SPIONE DI STATO, GIUSEPPE DEL DEO, DALLA CARICA DI PRESIDENTE ESECUTIVO DI CERVED SPA, CON UNA LETTERINA INVIATA AI “CLIENTI” (CHE PUBBLICHIAMO) - CERTO, LA SOCIETÀ NON È QUOTATA IN BORSA, COME DEL RESTO TUTTE LE AZIENDE DELL’INTRICATISSIMA RETE GLOBALE DI PIGNATARO, E QUINDI NON HA NESSUN OBBLIGO DI ‘’TRASPARENZA’’ - MA LE POLEMICHE POLITICHE E MEDIATICHE SEGUITE ALLO SBARCO DI DEL DEO ALLA CERVED, IL CUI CORE-BUSINESS È LA RACCOLTA, ELABORAZIONE E DISTRIBUZIONE DI INFORMAZIONI ECONOMICO-FINANZIARIE, UTILIZZATE DA BANCHE, AZIENDE E ISTITUZIONI, BEH, RIENTRAVA PER LO MENO NELLA SFERA DELL’OPPORTUNITÀ DARNE COMUNICAZIONE…

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...