stadio roma progetto

CEMENTO & PALLONE – TRA CAVILLI E CEMENTO NEL POSTO SBAGLIATO, IL NUOVO STADIO DELLA ROMA RISCHIA DI DIVENTARE “ETERNO” – L’IMPIANTO SARÀ DI PALLOTTA CHE LO AFFITTERÀ ALLA ROMA

Giorgio Meletti per "il Fatto Quotidiano"

 

TOTTI E JAMES PALLOTTA TOTTI E JAMES PALLOTTA

Solo una cosa è davvero chiara nella farsa intitolata “Il nuovo stadio della Roma”. Al presidente italoamericano della “Maggica”, James Pallotta, da due anni una corte dei miracoli di politici, palazzinari, agenti di calciatori, sensali, banchieri e impostori vari da un paio d’anni danno il tormento, indicandogli la strada maestra per fare soldi in Italia. Ma nessuno ha fatto vedere “Totò truffa ‘62”.

 

Viene normalmente citato per l’archetipo di una tendenza nazionale, la scena di Totò e Nino Taranto che vendono la Fontana di Trevi a un italoamericano. Pallotta non sa che gli sceneggiatori Castellano e Pipolo scrissero un finale feroce per il suo predecessore Decio Cavallo, preso per matto e internato quando rivendica il suo buon diritto.

 

TOTTI E JAMES PALLOTTA TOTTI E JAMES PALLOTTA

Ecco, Pallotta deve stare attento a non ripetere l’errore. Non dica che la sua idea di dotare la Roma di un nuovo ed efficiente stadio di proprietà l’ha discussa già due anni fa con l’allora sindaco di Roma, l’ex ministro Gianni Alemanno, che si dichiarò entusiasta.

 

Non spieghi che la scelta dei terreni in località Tor di Valle, in un’ansa del Tevere a rischio inondazione, lungo il raccordo autostradale per l’aeroporto di Fiumicino già normalmente intasato - nei feriali dal traffico di chi corre a imbarcarsi e nei festivi da chi torna dal mare – è stata caldeggiata da Unicredit, seconda banca italiana. Glissi sullo scivoloso dettaglio che quei terreni sono di Luca Parnasi, il costruttore romano più odiato dal re dei costruttori romani, Franco Caltagirone, proprietario del Messaggero e di Leggo, le due corazzate dell’informazione capitolina.

STEMMA AS ROMA STEMMA AS ROMA

 

E si metterà comunque nei guai se crederà alla leggenda renziana (e prima ancora berlusconiana), secondo cui chi viene dall’estero a investire in Italia viene messo in fuga da una burocrazia asfissiante e corrotta e dalle ubbie Nimby della potente (?) lobby ambientalista.

 

Gli esponenti di Legambiente sono diventati potenti perché i giornali di Caltagirone dedicano loro interviste fluviali quali sul Messaggero si erano viste solo per il genero del padrone, Pierferdinando Casini. Caltagirone, come tutti i costruttori romani, aveva anche lui il terreno pronto per lo stadio, in zona Tor Vergata. Ma Parnasi è nel cuore di Unicredit. La bancona si trovò in pancia la Roma come eredità del crac di Franco Sensi, strafinanziato quando i cuori di banca e imprese romane battevano andreottianamente all’unisono.

Luca Parnasi con i genitori Luca Parnasi con i genitori

 

Anche i Parnasi furono riempiti di prestiti a pressione, e adesso il giovane rampollo Luca ha oltre 400 milioni di debiti (su 150 di fatturato). Una prima boccata d’ossigeno gliel’ha data la provincia di Roma ai tempi del presidente Enrico Gasbarra, impegnandosi a pagargli 260 milioni per un palazzo dove mettere gli uffici di un ente già morto.

Premio Guido Carli Francesco Gaetano Caltagirone con la fidanzata Malvina Premio Guido Carli Francesco Gaetano Caltagirone con la fidanzata Malvina

 

E adesso tocca a Pallotta. Lo stadio deve farsi a Tor di Valle, dicon i maligni, per salvare i soldi di Unicredit. La legge sugli stadi prevede che il privato, dotando a sue spese la città di una nuova arena sportiva, ha diritto di risarcirsi costruendo un po’ di metri cubi. Nel caso della Roma, Parnasi ha già progettato un milione di metri cubi, che comprendono due alberghi e uffici per 15mila posti di lavoro. In un Paese dove gli uffici tendono a restare sfitti, l’unica spiegazione dell’affare è che Unicredit abbia convinto qualche altra banca di impiombarsi con Parnasi al posto suo. Tutto può essere.

 

il sopralluogo di ignazio marino tra i cassonetti dei rifiuti 1il sopralluogo di ignazio marino tra i cassonetti dei rifiuti 1

Entro poche settimane il comune di Roma dovrà votare il parere definitivo che toccherà al sindaco Ignazio Marino comunicare a Pallotta. È chiaro che non tutto andrà liscio, e anche il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ha già fatto le sue obiezioni a un progetto zoppicante.

 

Infatti ieri il giovane presidente del Pd romano, Tommaso Giuntella, ha detto che “stiamo facendo semplicemente una figura grottesca come città e come Paese. Questa vicenda, le lungaggini, i tira e molla, la poca chiarezza, le piccole e grandi arroganze, dimostrano perfettamente perché gli investitori stranieri fuggono dal nostro Paese”.

 

E a stretto giro Augusto Panecaldo, coordinatore della maggioranza in Campidoglio (chissà se a Pallotta hanno spiegato cos’è il coordinatore di una maggioranza che è tale perché Marino ha vinto con premio di maggioranza l’elezione diretta del sindaco), ha replicato: “Nessuna figura grottesca. Semmai il contrario. Si sta cercando di rendere accettabile un progetto al quale, a condizioni date e in un altro Paese, si sarebbe dovuto semplicemente dire di no”.

Nicola Zingaretti Nicola Zingaretti

 

E perché non hanno detto di no? Molte cose deve ancora imparare Pallotta dell’Italia. E una invece dovrebbe spiegarla lui agli italiani. Visto che lo stadio della Roma lo costruisce attraverso un’altra società alla quale la squadra di Totti dovrà pagare l’affitto vita natural durante, e che sarà Pallotta costruttore a trattare con Pallotta patron della Roma il canone, non è che gli azionisti di minoranza di una società che è quotata in Borsa dovrebbero un po’ preoccuparsi anche loro del destino del loro investimento in Italia?

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