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HO RIVISTO UN RE: ROGER FEDERER! - GIANNI CLERICI: “UN MATCH, SE NON PROPRIO STORICO, MOLTO INSOLITO. SOLO POCO TEMPO FA PENSAVAMO CHE NON AVREMMO PIU’ RIVISTO LO SVIZZERO E NADAL IN UNA FINALE DI 5 SET - NON MI È ACCADUTO SPESSO DI VEDERE ENTRAMBI GLI AVVERSARI SODDISFATTI DI UNA PARTITA” - VIDEO

 

Gianni Clerici per la Repubblica

 

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Mentre Nadal andava in vantaggio per 3 a 1 nel quinto set della finale dell’Australian Open, e Federer pareva troppo stanco per riuscire a fermarlo, un amico del mio club tennistico e televisivo mi sorrideva: «Adesso come farai a spiegare perché ti sei sbagliato, dopo che hai scritto e giurato a tutti noi che Federer era in grado di rivincere uno Slam, soprattutto questo Slam».

 

Un altro, appassionato lettore, osservava: «Gianni non ha nemmeno la fortuna del cronista Stendhal, che descrisse la battaglia di Waterloo vent’anni dopo che era terminata». Simile osservazione ci mise di buonumore, soprattutto mi permise di rendermi conto che avevo sì sbagliato.

 

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Perché, dopo le magnifiche prime partite di Federer, mi ero spinto a scrivere che avrebbe vinto il torneo. Ammirato del quarto turno contro Nishikori, e della semi con Wawrinka, ero entusiasta di Federer mentre Nadal mi lasciava qualche dubbio, a causa di una pur eccellente regolarità che tuttavia si confondeva spesso con un’aggressività ritardata.

 

Il 6-3 del quarto set, e il vantaggio per 3 games a 1 di Rafa nel quinto di ieri, mi suggerivano che, una volta di più, mi ero sbagliato. Andavo pensando alla giustificazione del mio sbaglio, non solo con la sottovalutazione di un Nadal risanato, ma con l’apparente decisione di Roger di non abbandonare mai la linea di fondo, trovandosi così obbligato a colpire tutti i suoi colpi, e soprattutto il rovescio, con controbalzi che divenivano spesso mezze-volate dal fondo. Rivedo, a questo punto, i miei foglietti spesso imprecisi, rileggo il break in favore di Rafa, nel primo game del quinto, e la conferma di Nadal per il 3 a 1, con una noticina, su una palla break di Roger, “cross di rovescio Rafa, Roger non corre più”.

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Era proprio di lì che avrei iniziato a sbagliarmi. Federer risaliva 2-3 utilizzando quel che chiamo, come lo battezzò Jack Kramer, serve and forehand.

 

Breccò a sua volta nel sesto game dopo essere sfuggito a due palle di Nadal per il 4 a 2, andò in testa per 4 a 3, infine completò il suo affannosissimo capolavoro con un un nuovo break alla quinta palla utile, mentre anche i più cinici tra gli spettatori si alzavano in piedi, le braccia al cielo.

 

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Infine riuscì a salvarsi 15-40 quando ormai il match pareva una rissa tra due pugili entrambi groggy, con due punti in cui mi parve che il Falco, l’invenzione di Mr Hawke, assumesse aspetti divini, simile a quelli della celeste colomba. Quando simile sorprendente vicenda ebbe fine, sarebbero seguite molte parole insolite, nella loro commovente civiltà, sui campi sportivi. Federer avrebbe affermato, sinceramente, che in una vicenda come quella odierna gli «sarebbe parso equo anche un pareggio». E Nadal avrebbe risposto che «Roger ha meritato un po’ più di me di vincere».

 

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Entrambi non parevano aver dimenticato gli incidenti in seguito ai quali erano stati costretti quali convalescenti all’inaugurazione dell’Accademia di Nadal, inaugurazione che mi aveva spinto a pensare che difficilmente li avrei rivisti in campo, e ancor più difficilmente in una finale di cinque set.

 

Ma certo, più importante di quanto scrivo mi è parsa una nuova dichiarazione di Federer, ascoltata grazie al telefono, dalla lontana Australia. «Mi spiace non ci fosse più a veder- mi oggi Peter Carter, il mio primo allenatore». E vorrei ricordare che l’australiano Carter, morto anzitempo, fu il primo maestro di Roger, quando ancora gli era difficilissimo giocare un rovescio, bambino, al Centro di Macolin.

 

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Per meglio spiegare al paziente lettore quanto non sono riuscito io stesso a chiarire, cito ancora: «Quel che ci siamo detti, con Ivan Ljubicic e Severin Luthi, è stato: «Non pensare a Rafa. Pensa solo a colpire la palla, non occuparti del tuo avversario. Gioca libero, come se il tuo avversario non esistesse». Una frase inattesa, che forse spiega meglio di qualsiasi considerazione tecnica quanto è avvenuto nell’ultimo set.

 

Riguardo a Nadal, non si può certo dirlo contento per il risultato finale, ma lo è al contrario «per essere di nuovo eguale a me stesso, anche se non ho vinto mi sono ritrovato. Soltanto con un dolorino alla schiena. Ma non grave. La cosa importante è congratulare Roger, e tornare a casa con una sensazione positiva».

 

Non mi è accaduto spesso di vedere entrambi gli avversari sollevati da preoccupazioni esistenziali, e entrambi soddisfatti di un match. Un match, se non proprio storico, molto insolito.

Finale. Federer b. Nadal 6-4, 3-6, 6-1, 3-6, 6-3

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