jacobs con la mamma

COME STA MARCELL JACOBS ALLA VIGILIA DEI MONDIALI? “I DOLORI STANNO SPARENDO. VA SEMPRE MEGLIO” – LA MAMMA DEL CAMPIONE OLIMPICO RACCONTA: "L'ORO DI TOKYO È STATO PESANTINO. IMPEGNI COSTANTI, RELAZIONI DI OGNI TIPO. PERÒ NON SAREBBE LEALE MISURARE TUTTO CON QUESTI MONDIALI, LA STAGIONE È LUNGA, CI SONO GLI EUROPEI E IL MATRIMONIO…” – "GLI USA SI COLLEGANO ALLA SUA STORIA PERSONALE, TOCCA LE CORDE DEL RAPPORTO CON IL PADRE. MI HA DETTO: "MI SEMBRA DI ESSERE A CASA". SUO PADRE CI HA LASCIATI PERCHÉ…"

Giulia Zonca per “la Stampa”

 

JACOBS CON LA MAMMA

Mentre Marcell Jacobs ritrova sintonia con la velocità sulla pista sotto gli alberi, sua madre scansa i dubbi. Lui a Portland, Viviana Masini sul lago di Garda e nonostante le 9 ore di fuso orario, i messaggi continuano ad arrivare in contemporanea. Sulla tratta Usa-Italia, un viaggio che per questa famiglia va ben oltre l'atletica.

 

Come vive le settimane di attesa?

«Per ora sono tranquilla. Non siamo ancora troppo sotto evento e poi io e Marcell siamo cresciuti nella gestione di certe telefonate. Non sovraccarichiamo e di solito tre giorni prima della gara gli dico sempre la stessa frase: tu vai a fare quello che ti piace».

 

Il grande evento stavolta è un po' a rischio.

«Gli acciacchi stanno sparendo e la pista di Portland, nel centro Nike, gli fa bene. Gli piace molto, è in un bosco, è un luogo ideale per ascoltarsi e lui di questo ha bisogno. Di sentire come si muove ogni parte del suo corpo».

 

JACOBS CON LA MAMMA 3

Una stagione di appuntamenti saltati. Come l'ha vissuta?

«È solo una fase un po' difficile e non è la prima, ma stavolta c'è un orizzonte diverso e sarebbe stato molto riduttivo fissarsi sul presente e compromettere il futuro. Tutte le scelte fatte fino a qui dipendono da questa idea, evitare un lungo stop. Le ha prese insieme con Paolo Camossi, che è molto più di un tecnico per lui e pure a Stoccolma, quando ha lasciato la corsia anche se era già lì, la decisione ha avuto senso. Rinunciare non è una sconfitta, quello non era il momento di provare tutto quello che poteva. Se fosse stata l'ultima gara di stagione avrebbe rischiato, ma era una tappa di passaggio».

 

Il Mondiale non è proprio una tappa di passaggio.

«No e per lui vuol dire tante cose, quindi, sarà un'esperienza arricchente. Gli Stati Uniti si collegano alla sua storia personale, al posto dove è nato, tocca le corde del rapporto con il padre. Mi ha detto: "Non so che cosa mi sia uscito, mi sembra di essere a casa"».

 

JACOBS CON LA MAMMA

Che cosa ha risposto?

«Mi somiglia. Anche io ho sempre trovato la semplicità che sanno comunicare gli americani molto in sintonia con il mio modo di essere. Sono felice che lui stia andando oltre, che stia vivendo certe sensazioni e non sono preoccupata: ho insegnato a Marcell che solo chi cade e scopre le proprie vulnerabilità poi può avere successo».

 

Insegnamento che non riguardava per forza lo sport.

«No, glielo ripeto fin da piccolo ma lui l'ha capito solo dopo una lunga adolescenza in cui faticava a stare con i piedi per terra. Era distratto, irrequieto, non capiva bene a che cosa servisse fare dei sacrifici. Poi ha iniziato a saltare delle misure che lo hanno emozionato ed è cambiato tutto».

 

Non le ha mai dato fastidio che lui abbia cercato il padre per trovare la velocità?

«No. Suo padre ci ha lasciati perché non era pronto, non l'ho mai raccontato come un colpevole a Marcell e ho sempre saputo che per essere felice, per essere se stesso avrebbe dovuto scogliere il nodo. Non l'ha ancora fatto e stabilirà lui come, ma ha preso consapevolezza. Da operatore olistico mi capita di continuo di vedere persone che hanno dei blocchi e sono sempre legati ai genitori. Alcuni lo scoprono a 70 anni».

 

Crede che la stagione in salita dipenda anche dalla difficoltà di gestire il successo olimpico e le opportunità che dà?

MARCELL JACOBS AI CAMPIONATI ITALIANI DI RIETI

«Le medaglie hanno sempre due facce. L'oro di Tokyo lo ha portato a impegni costanti, relazioni di ogni tipo. Un po' pesantino è stato. Il campione non si svela solo vincendo, il lato forte lo tiri fuori anche quando dimostri di aver capito, di saper gestire, superare. Però non sarebbe leale misurare tutto con questi Mondiali, la stagione è lunga, ci sono gli Europei, meeting importanti, risultati che possono lasciare il segno e il matrimonio».

 

Come vanno i preparativi?

«Per ora nella fase caotica, come è normale. Io lo accompagnerò all'altare. Sono il suo punto di riferimento, abbiamo un legame incredibile. Di solito ci mandiamo il messaggio di buongiorno in contemporanea».

 

Quindi, quando lui prenderà la decisione definitiva sulle gare dei Mondiali lei lo capirà?

MARCELL JACOBS AI CAMPIONATI ITALIANI DI RIETI

«Quando l'ho salutato nell'ultima chiamata mi ha ripetuto "mamma va sempre meglio". Lui è in Oregon io in Italia e negli ultimi due anni le decisioni le ha sempre prese da solo».

 

Prima le prendeva lei?

«Le prendevamo insieme, dopo lunghe chiacchierate. Siamo in simbiosi: ci confrontiamo, ci scontriamo».

Ultimo scontro?

«Per una macchina troppo veloce».

 

Chi ha vinto?

«Lui, a me faceva paura l'idea, ma ogni tanto bisogna assecondarlo».

Avete un rito per l'ultima telefonata pre gara?

«Sì, uno scambio di energia, un crescendo di relax e convinzioni: il nostro lavoro è la nostra vita e la connessione genera pensieri positivi, sicurezza».

 

Suo figlio ripete spesso che lui non si commuove mai. Al matrimonio lo farà?

marcell jacobs

«Non credo, è un essere davvero molto timido e in pubblico non riuscirebbe. Io invece piangerò disperatamente».

marcell jacobs ai mondiali indoor di belgrado 5

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