mabel bocchi

"CON GIANNI DE MICHELIS ERO AMICA MA NON C’E’ STATA NESSUNA LOVE STORY" – PARLA LA "DIVINA" MABEL BOCCHI, EX STELLA DEL BASKET: "COME COMPAGNI HO SEMPRE PRETESO, ANCHE SBAGLIANDO, UOMINI BELLI. DE MICHELIS ERA INTELLIGENTE, NON BELLO. GLI DICEVO: “GIANNI, TENTA DI DIMAGRIRE”. E LUI: “NO, ORA SONO UN GRASSO, BRUTTO E FELICE. SE DIMAGRISSI DIVENTEREI UN BRUTTO INFELICE”. DOPO LE NOZZE SI È ASCIUGATO” – E POI RACCONTA DEL FIDANZATO MASAI IN TANZANIA: "SI VIVEVA IN CASE COSTRUITE CON LO STERCO DI VACCA, AL MATTINO CON IL LATTE BEVEVI PURE LE MOSCHE. ORA SONO SINGLE STO BENISSIMO NON VOGLIO PIÙ NESSUNO TRA I PIEDI.

Flavio Vanetti per corriere.it

 

Liliana Mabel Bocchi, lei è stata una stella del basket e anche la prima «divina» dello sport italiano?

MABEL BOCCHI 55

«Semmai sono la seconda. Nicola Pietrangeli aveva definito così Lea Pericoli, personaggio che ho stimato. Poi non amo il termine “divina”. Quando lo usano, ad esempio per Federica Pellegrini, mi girano le scatole: non si può trovare un’altra parola?».

 

Quale sportiva la intriga?

«Torno a Federica. Ci sono state varie Pellegrini e ora ce n’è una nuova: parlando del futuro marito, ha messo in piazza il suo privato nel modo giusto. Però un appunto glielo muovo: grazie alla sua fama avrebbe potuto fare di più per lo sport femminile».

 

Chi è, invece, lo sportivo «top»?

MABEL BOCCHI 55

«Da sempre ammiro Djokovic. La vicenda australiana mi ha disgustato: Novak da divinità è diventato un demonio. Avrebbe fatto meglio a stare a casa? Ribalto la domanda: perché la federazione australiana gli ha detto di venire? E quell’Alex Hawke, ministro omofobo che sbatte gli immigrati sulle isole del Pacifico, s’è fatto pubblicità per le elezioni».

 

Come mai si è trasferita a San Nicola Arcella?

«Perché ci abita mia sorella Ambra, perché il caldo fa bene alle mie povere ossa, perché qui c’era il villaggio del bridge, perché ho spazio per gli animali, perché Milano è cara. Zero rimpianti: avevo come alternative Kenya e Tanzania, ma in Calabria ho trovato un mix equilibrato di situazioni. Faccio i fatti miei, eppure mi conoscono. E non sono quella che giocava a basket, ma sono Mabel: a Milano conoscevo solo il vicino di pianerottolo».

 

È ancora una pensionata... senza pensione?

gianni de michelis

«Sempre: aspetto la “sociale”, 470 euro mensili. Ho venduto casa, ho acquistato qui, mi è rimasto qualcosa: in Calabria si spende meno».

Come mai non ha fatto del giornalismo il suo mestiere?

«Perché nessuno mi ha assunto, pur essendo professionista dal 1994. L’instabilità economica, non avendo mai avuto soldi da fidanzati, mariti o genitori, mi ha creato tanta tensione».

 

Mabel è stata donna da gossip?

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«Non tanto, non c’erano i social network. Ma si era ricamato sul fatto che Rubini fosse intervenuto nel mio rapporto con Renzo Bariviera. Quindi si erano inventati morosi e amanti: uno di questi era il marito di Gabriella Carlucci».

 

Si parlava di una storia con Gianni De Michelis.

«Questa è nuova. Amica sì, ma storia no, vi prego. Come compagni ho sempre preteso, anche sbagliando, uomini belli: De Michelis era intelligente, ma non era bello. Quando veniva a Milano, uscivamo a cena. Gli dicevo: “Gianni, tenta di dimagrire”. E lui: “No, ora sono un grasso, brutto e felice. Se dimagrissi diventerei un brutto infelice”. Dopo le nozze si è asciugato».

 

Ci fa la cronologia dei suoi amori?

«Un paio di flirt non li svelo. Si parte da “Barabba” Bariviera, quindi Francesco Anchisi, poi ancora una storia — un po’ allucinante, ma della quale non mi pento — con un masai della Tanzania. E si arriva al legame con Leonardo Coen, ex cestista purtroppo morto».

Il marito tunisino, infine.

gianni de michelis

«Dal quale sono divorziata. Ho conosciuto Ryadh a Monastir: era capo reception dell’hotel, dopo un anno ci siamo sposati sulla spiaggia di Mahdia. Vive tuttora a Milano».

Le pesa essere oggi una single?

«Sto di un bene che non immaginate. Quando dicono “la vita non si sa che cosa riserva”, ecco, io so già che cosa mi riserva: non voglio più nessuno tra i piedi. Il matrimonio è stato un esperimento, io ero contraria».

 

Si definisce una rompiballe ribelle.

«Non sono diplomatica e questo, in un mondo ipocrita, non va bene. Mia madre mi chiamava “bocca della verità”: sono coerente rispetto alle mie libertà. Morale: se uno mi pesta i piedi, mi arrabbio».

 

Giocava senza reggiseno e la criticavano.

«Non avevo seno, poi me l’hanno rifatto. Il reggiseno era inutile e tuttora mi soffoca. Non volevo essere esibizionista, rammento che mi sono battuta per i calzoncini al posto delle mutande da gioco: molti venivano a vedere il sedere delle giocatrici, non la partita».

gianni de michelis by osho

Ha mai pensato a Gracielita, la sorella morta 18 mesi prima che lei nascesse?

«Non molto, i genitori non ne parlavano: questa storia l’ho imparata dalle fotografie. Fu una tragedia: si ammalò sulla nave per l’Italia — mamma era argentina — e morì poco dopo lo sbarco».

 

Che cosa c’è dell’Argentina in lei?

«Non lo so, non ho nemmeno la solarità degli spagnoli. E pur avendo girato il mondo, non sono mai stata in Argentina».

mabel bocchi

Invece ha preso tanto da suo padre e da Parma.

«Papà mi ha fatto apprezzare più i poveri e gli umili che i ricconi e gli arrivati. È lui che mi ha insegnato ad essere comunista: ma la sua Emilia ora non c’è più».

 

Il bridge l’ha scoperto grazie a suo fratello?

«Era un marchio di famiglia: papà fortissimo, mamma istruttrice. Norberto, detto Patòcia, che sta per bonaccione, è emerso perché era un talento: a basket aveva il tiro ma non difendeva, a bridge è stato campione olimpico e mondiale. Ora vive a Barcellona».

mabel bocchi

 

Ha cominciato ad Avellino, dove suo padre dirigeva un’azienda che produceva champignon.

«Avrei potuto essere una stella del Sud, ma fui subito ceduta: il Geas dava maggiori garanzie. In Irpinia, però, ho incontrato il basket: a Parma facevo atletica e pallavolo».

Le piacerebbe essere una delle pallavoliste vincenti di oggi?

«Sì, eccome. Vorrei che il basket rosa avesse il loro successo: ma dopo i suoi anni migliori sono mancati soldi e professionalità».

 

È vero che parlava in latino con Uljana Semionova, la mastodontica sovietica di 2 metri e 13?

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«L’aveva studiato, io pure: era l’unico modo per dialogare».

In un Mondiale le chiese di aiutarla ad essere eletta miglior giocatrice: verità o leggenda?

«Verità. Le dissi di non farmi fare una figuraccia: l’Urss stravinse, ma Uljana segnò solo 8 punti. Scivolava, inciampava, commetteva infrazioni... L’ha fatto per simpatia e riconoscenza: quando veniva in Italia la portavo a fare shopping e dalla manicure. Un tipo dolce, altro che un mostro. E non immaginate la fatica che in campo faceva per non farci male».

 

Conduttrice alla «Domenica Sportiva»: bilancio e ricordi?

mabel bocchi

«È stata un’esperienza sia importante sia negativa: forse sono stata l’unica a perdere una causa contro la Rai. Un personaggio chiave testimoniò, raccontando frottole: ma gli credettero».

Alla Rai ha mai ricevuto avances?

«Cioè se mi sono sentita dire “se vieni a letto con me, ti faccio fare questo programma”? No, ma qualcuno si allargava».

 

Lei è stata un sex symbol?

«Penso di sì, nonostante l’esito dell’inchiesta di una rivista. Tre le domande: chi porteresti in vacanza? Chi sposeresti? Con chi passeresti la notte? Ero la prima per la vacanza, non per le nozze e per la nottata».

Cambiare capigliatura era un modo per esprimersi?

«Lo è tuttora: i capelli migliorano il look. Al Mondiale 1990 di calcio, Gianni Petrucci mi invitò a una partita. Andai dal parrucchiere, mi feci rasare quasi a zero e feci la tinta. Risultato: un rosa improbabile, nemmeno Gianmarco Pozzecco è arrivato a tanto... Petrucci era inorridito».

 

MABEL BOCCHI 55

Mabel, un maschiaccio.

«Non ho mai avuto una bambola. Un anno a Natale mi regalarono una cucina in miniatura: piansi, aspettavo un pallone. Il maschiaccio è sempre presente: per l’autonomia, perché a volte parlo come un carrettiere, per come mi vesto — non so che cosa siano le gonne, uso i calzettoni e non le calze e perché non temo nulla. Due volte hanno tentato di violentarmi, ma ho piegato gli aggressori. E anche oggi che sono un catorcio oltre ogni tentazione, se qualcuno ci provasse finirebbe conciato per le feste».

 

Sigari, cani e gatti.

«Non sono sigari, sono toscani classici. Quelli che fuma Fausto Bertinotti. Uno che stimo: fece cadere il governo per coerenza».

Dimentica i cani e i gatti.

«I cani li ho sempre avuti, ora sono quattro. L’ultimo l’ho adottato davanti a un supermercato: l’avevo incontrato e coccolato, il giorno dopo sono ripassata ed era ancora lì... Di gatti ne ho venti: gli animali ci fanno sentire vicini a Dio».

 

Com’è andata tra i masai?

DAN PETERSON MABEL BOCCHI

«Il ragazzo di Zanzibar mi ha portato dai suoi: un mese indimenticabile. Mi hanno messo con i guerrieri, che non sono sposati. Non c’erano acqua e luce, portavamo le bestie a pascolare nella savana, abbiamo avuto aggressioni dai leoni. Si viveva in case costruite con lo sterco di vacca, al mattino con il latte bevevi pure le mosche, se non coprivi il bicchiere con la mano. All’inizio ero schizzinosa, dal terzo giorno ho mandato giù senza esitare: se penso a certi fighetti...».

 

Parliamo di religione e spiritualità?

de michelis

«Credo nell’aldilà e sono cristiana a modo mio. Sono antroposofica, ho letto tanto di Rudolph Steiner. Ora mi sto entusiasmando al libro di uno psichiatra di New York che pratica l’ipnosi regressiva. Ma non la applica al passato, bensì alla vita dell’anima dalla morte alla reincarnazione. Un testo strepitoso».

Sostiene che non le manca un figlio: non le crediamo.

«No, credeteci: non mi manca per nulla. Mi piacciono i bambini da zero a un anno, poi cominciano a rompermi le scatole. Forse però mamma lo sono stata: di qualcuno dei miei morosi».

MABEL BOCCHI

 

 

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STEFANIA TUCCI GIANNI DE MICHELIS

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