1. LA DISTORSIONE AL GINOCCHIO DI MARIO GOMEZ, ALMENO DUE MESI A CASA, RAPPRESENTA LA PRIMA VERA GROSSA GRANA STAGIONALE PER LA FIORENTINA DI MONTELLA 2. IL NAPOLI SI RITROVA DA SOLO IN TESTA DOPO 23 ANNI. BENITEZ LA VINCE CON HIGUAIN 3. L’INTER NON È PIÙ L’ARMATA BRANCALEONE VISTA L’ANNO SCORSO. IL PUNTO OTTENUTO CON LA JUVE VALE MOLTO DI PIÙ DI QUANTO NON PESI PERCHÉ È MERITATO E RESTITUISCE FIDUCIA A UN AMBIENTE CHE RISCHIAVA DI NON CREDERE PIÙ ALL’ALTA CLASSIFICA 4. NON C’È DA STARE ALLEGRI. BRUTTO, BRUTTISSIMO MILAN A TORINO. GENOVA PER LORO

DAGOREPORT

Poi accade che con qualche buonissima ragione, l'allenatore lord da più parti lodato per il basso profilo e l'eleganza si incazzi come un qualsiasi Lino Banfi e che la Fiorentina perda testa, giocatori e punti utili a rimanere nella scia del Napoli gettando la vittoria in un pomeriggio piovoso che oltre all'1-1 con il Cagliari, al pubblico di Firenze dona anche la beffa di un paio di seri infortuni. Si fa male Cuadrado e soprattutto si fa male, assai male, Mario Gomez, l'acquisto dell'estate travolto in uscita (ironia della sorte) da Michael Agazzi, il portiere che per un paio di mesi sembrava in entrata, candidato principe a difendere i pali oggi custoditi dal brasiliano Neto.

Non rischia la vita Gomez, come accadde nello stesso stadio ad Antognoni nello scontro in volo con l'ex numero 1 del Genoa e oggi procuratore di Buffon, Silvano Martina. Ma la distorsione al ginocchio con probabile interessamento del legamento rimediata dall'ex Bayern, almeno due mesi a casa, rappresenta la prima vera grossa grana stagionale per Montella e insieme all'incredibile tripletta all'esordio in Liga dell'egiziano El Hamdaoui (appena ceduto in prestito) suona come pessimo presagio per i mesi a venire. Nella giornata che vede l'arbitraggio horror di De Marco al Franchi (rigore solare e decisivo negato a Pepito Rossi, espulsione di Pizarro per una parola di troppo e lamentele dure di Vincenzino nel dopo gara) il Napoli si ritrova da solo in testa dopo 23 anni.

BENITEZ, CONTE E MAZZARRI.

Era il '90, c'era ancora Diego M. e anche se per una sola notte il Napoli fu primo anche nel 2008, le prime tre giornate contano relativamente e il 2-0 all'Atalanta ridotta in 10 dà solo un'impressione fugace, un'impronta ancora indecrittabile di quel che sarà, l'inizio di Benitez sostenuto dal mercato aggressivo di De Laurentiis riporta ad allora, con la città impazzita e la febbre scudetto che a settembre sembra consigliare già un ricovero immediato.

Benitez la vince con Higuain. Con alcune riserve (riesumati Mesto e Cannavaro) schierate dal primo minuto e solo dopo aver visto i bergamaschi perdere l'ex Cigarini per doppia ammonizione e i sacri glutei di Callèjon (ancora in gol) e del messia Hamsik alzarsi dalla panchina. Ma -in attesa del Dortmund- la vince. E tanto basta per staccare (incredibile a dirsi) la Juventus.

Se è interessante notare la via flemmatica alla vittoria di Benitez, così diversa da quella in stile Full Metal Jacket di Conte, la Juventus fermata dal rinascimento interista in quel di Milano qualche problema, sintetizzato dalla grigia vena attuale di Pirlo tirato inopinatamente fuori per mettere il grezzo Padoin, ce l'ha. L'Inter ha meritato il pari.

Il miracolo di Mazzarri con tanto di cambio azzeccato (Icardi, subito in gol) e resurrezione degli scarti di ieri (Alvarez) fa traballare anche Moratti, non più certo di cedere agli indonesiani e accarezzato dalla pazza idea di resistere (magari con una cessione di una quota minoritaria ai cinesi). Si vedrà.

Intanto, di sicuro, l'Inter non è più l'armata Brancaleone vista l'anno scorso né il progetto in bilico di un agosto da tregenda in cui i soldati dell'ex tecnico del Napoli in tournée americana erano parsi costantemente sotto schiaffo. Il punto ottenuto con la Juve vale molto di più di quanto non pesi perché è meritato e perché restituisce fiducia a un ambiente che rischiava di non credere più all'alta classifica.

NON C'È DA STARE ALLEGRI.

Brutto, bruttissimo Milan a Torino. Il Toro di Ventura domina per 90 minuti e poi, come gli capita troppo spesso si butta via. Cerci è da almeno un anno degno di Brunetto Conti, D'Ambrosio è un bel terzino, manca un portiere vero e soprattutto la solidità per condurre in porto vittorie strameritate.

Allegri invece soffre. L'arrivo tutto emotivo, ma per ora tecnicamente impercettibile di uno spaesato Kakà (quando starà bene, sarà un'altra storia), gli acquisti last minute, la solita inguardabile coppia centrale Mexès-Zapata, i continui cambi di modulo, un grave infortunio a Montolivo e una certa anèmia realizzativa fanno il resto.

Balotelli infila sì il suo ventunesimo rigore su 21, ma il pareggio raggiunto nei 3 minuti finali da Muntari e dalla punta preferita da Prandelli, anche grazie a una scorrettezza plateale (mancato cambio permesso al Toro con Larrondo fratturato a terra da 4 minuti) è un brodino che non nasconde i problemi in vista della Champions. Allegri però può star tranquillo. Barbara Berlusconi l'ha difeso in pubblico e suo padre, per ora, pensa veramente a tutt'altro.

GENOVA PER LORO.

Se la Lazio di Pektovic assorbe l'ennesima frattura tra Lotito e la curva con tre pere al Chievo di Sannino (ancora Candreva, poi Cavanda e Lulic), il Livorno di Nicola (molto bravo, la rosa è assai modesta) abbatte l'irriconoscibile Catania di Maran al terzo stop e in piena crisi, il Verona di Mandorlini soffre senza Toni ma regola il Sassuolo per 2-0 lasciando Di Francesco a quota zero e Diamanti e Di Natale danno saggio del solito campionario di magie nell'1 a 1 tra Udinese e Bologna, la sera è tutta genovese.

Un derby bellissimo, preceduto dai soliti sfottò, da 007 parodistici beccati in mimetica e con "il sorcio in bocca" dai rivali (il preparatore dei portieri genoani Da Prà, sgamato dal team manager della Samp a spiare l'allenamento sulla collina di Bogliasco e messo alla berlina sul sito societario), dalla passione di una città intera in quella che rimane una delle più belle cornici nazionali per una partita di calcio.

Spettacolo vero, come si diceva un tempo nella Settimana Incom "sugli spalti e sul campo". Alla fine ride e gode il solo Genoa, superiore in tutto e in gol con due esordienti (Antonini e Calaiò) e con una punizione di Lodi alla Lodi. Delirio Liverani sui titoli di coda.

La Sampdoria annichilita e umiliata tira per la prima volta in porta al minuto 88. Il maestro Delio Rossi esperto di stracittadine memorabili, già rischia la cotenna. Il derby è un tuffo. Finire in una fontana e festeggiare o precipitare in fondo al mare a volte è questione di sottili differenze.

 

 

GOMEZGOMEZGOMEZCUADRADOnfortunio al ginocchio per Gomezil gol di Higuain duello tra Higuain e YepesGOMEZMatri tenta di anticipare Glik Balotelli segna il rigore calcio Icardi anticipato da Barzagliduello tra Pogba e Guarin VALERO

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