“NON CAMBIEREI LA MIA VITA CON QUELLA DI SINNER. NON HA PRIVACY CHE PER ME, INVECE, VIENE PRIMA DI TUTTO” - DOROTHEA WIERER, LA STELLA AZZURRA DEL BIATHLON ALLA VIGILIA DEI GIOCHI INVERNALI: “MI PIACEREBBE AVERE IL TIFO DEI NOSTRI TENNISTI. ANCHE SE ADESSO HANNO UNA PRESSIONE ESAGERATA. CHIUDO LA CARRIERA AD ANTERSELVA, DOVE SONO CRESCIUTA E DAVANTI A TUTTA LA MIA GENTE. SENZA L’OSSESSIONE PER L’ORO” – "IL CLICHE’ SULLA BELLA DOROTHEA? MI SONO SEMPRE TRUCCATA PRIMA DELLE GARE” - "MA DI UN UOMO AVREMMO DETTO BELLO E BRAVO? “SONO DAVVERO POCHI I BIATLETI BELLI...”
Paolo Brusorio per lastampa.it - Estratti
«Ma quanto è forte Tommaso». Dal divano e «con il panettone davanti» Dorothea Wierer, madre e madrina del nostro biathlon, si gode i successi di Giacomel, suo compagno azzurro: per lei è un weekend di riposo, l’ultimo sulla strada verso Anterselva, sede olimpica della disciplina potenziale miniera d’oro della spedizione.
Dorothea, livello di tensione e pressione?
«Per ora normale, è cresciuta solo l’attenzione. Per la paura di ammalarmi a Natale ho ridotto i contatti e basta, però. Non serve essere estremi, è più utile saper vivere anche in una vigilia così importante».
Anterselva è?
«Casa. Saranno le ultime gare della mia carriera: dove sono cresciuta e davanti a tutta la mia gente. Meglio di così non potevo chiudere e lo dico al netto dei risultati. Senza l’ossessione per l’oro».
A Torino 2006 aveva 16 anni, che cosa ricorda?
«Niente, facevo già biathlon ma di quel periodo ho in mente solo le uscite in discoteca con gli amici».
A che età i primi sci?
«A 7-8 quelli da discesa, a 10 quelli da biathlon. Non li ho più tolti».
La prima carabina?
«Ad aria compressa a 10 anni. Prevengo la domanda: mai avuto paura di maneggiarla».
Quando ha capito di poter fare la biatleta?
«Forse nemmeno adesso. Sapevo di avere talento, ma ero pigra. Nessuno tra i miei amici faceva sport e quando sei giovane conta. Poi dai Giochi di Sochi 2014 ho cominciato ad allenarmi seriamente. Allora eravamo piccoli, l’Italia non contava. Chi l’avrebbe detto che saremmo diventati così forti?».
Forti, ma ancora poco conosciuti. Che cosa invidia alle altre discipline?
«Il pubblico. Ma solo quando siamo in Italia perché all’estero le tribune sono sempre stracolme. Ecco, mi piacerebbe avere il tifo dei nostri tennisti. Anche se adesso hanno una pressione esagerata».
A proposito: scambierebbe vita con Sinner?
«Mai».
Soldi, fama, successi: perché?
«Non ha privacy che per me, invece, viene prima di tutto. Mia sorella ha dato lezioni di sci di fondo al suo manager a Sesto Pusteria e parlandogli ha conosciuto un po’ il mondo di Jannik. Poi, certo, mi fa piacere se mi riconoscono per strada».
Sinner e le polemiche sull’italianità: chi più di lei può spiegarcele?
«Basta, io sono orgogliosa di essere italiana e anche del posto dove sono nata. A qualcuno piace fare polemica giusto per mettersi in mostra».
Tra i primi a mischiare i generi in gara, a Sochi arrivò il bronzo nella staffetta mista. A che punto è la parità?
«Da noi è sempre esistita, i premi non sono diversi per uomini e donne. Le condizioni di lavoro anche. Ma non fatemi passare per femminista, non lo sono. Tengo ai miei diritti, ma odio gli estremismi».
La «brava e bella Dorothea Wierer»: le ha mai dato fastidio il cliché?
«Non ho mai nascosto nulla, mi sono sempre truccata prima delle gare, ho sempre abbinato occhiali e orecchini alle tute, tanto da curare una mia linea adesso. Per me hanno parlato i risultati, non l’immagine, ma sono estroversa e all’inizio vedevo gli sguardi in gruppo e non sempre erano benevoli. Ora, però, non sono l’unica a curare il look».
Ma di un uomo avremmo detto bello e bravo?
«Ma guardi che sono davvero pochi i biatleti belli...»
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