juventus chelsea tottenham barcellona

STRAPOTERE JUVE, CHE NOIA - CON UNO SBADIGLIO SI CONCLUDE LA SERIE A: UN CAMPIONATO TRA I PIU’ SCONTATI DEGLI ULTIMI 20 ANNI - GODIMENTO CHELSEA: FERMA GLI ARCI-RIVALI DEL TOTTENHAM E GLI FA PERDERE IL TITOLO

Jack O'Malley per “Il Foglio”

 

ALLEGRIALLEGRI

 

Archiviato con uno sbadiglio un campionato italiano tra i più scontati e a basso tasso tecnico ed emozionale degli ultimi vent’anni (con la spettacolare triplice goduria bianconera finale: vincere il quinto scudetto di fila in rimonta, parare un rigore inesistente al 90’ ai nemici storici della Fiorentina e vedersi consegnare il titolo dai romanisti), tocca finalmente anche per voi concentrarsi solo sul finale di campionato e coppa inglesi.

 

RAIOLA E POGBARAIOLA E POGBA

Su quest’ultima sabato pomeriggio a Manchester si è rivisto per un attimo uno di quei momenti di goduria collettivi che erano marchiatura a fuoco dello United di Sir Alex Ferguson, quello che vinceva molte partite in rimonta negli ultimi minuti, e senza nemmeno dover schierare Francesco Totti (diventato suo malgrado un nuovo luogo comune, il rottamato che si ribella, tanto che il Fatto Quotidiano domenica è riuscito a usare il capitano giallorosso come simbolo della resistenza al renzismo, incarnato da Luciano Spalletti, il quale ha la colpa di essere nato a un’ora da Firenze, e tanto basta per essere etichettato come “Giglio magico”: Travaglio, togli il vino ai tuoi rubrichisti, se non lo reggono).

ALLEGRIALLEGRI

 

Durante la semifinale di Fa Cup all’Old Trafford contro l’Everton, i ragazzi di Van Gaal hanno segnato il 2-1 finale al 93’ minuto, facendo urlare di gioia tifosi, giocatori e staff della squadra: l’autore del gol vittoria, il ventenne francese Anthony Martial (che probabilmente in Italia farebbe panchina in una squadra di mezza classifica, perché-altrimenti-si-brucia) si è gettato tra il pubblico in orgasmo. Aveva certamente in mente un analogo momento di qualche giorno prima, per cui è finito sui giornali inglesi: una notte di sesso a tre che avrebbe passato con Eglantine Aguilar (già ospite di questa pagina in passato) e un compagno di squadra dello United, Timothy Fosu-Mensah. Ben giocata, Anthony.

unitedunited

 

Com’è noto, le statistiche sono l’americanizzazione, e quindi la tomba, dello sport, e sono certo che Baby George abbia atteso sveglio Barack Obama non solo per mostrargli la sua reale vestaglia, ma anche per comunicargli il suo disprezzo per i giochi d’oltreoceano. A tutto, però, com’è altrettanto noto, c’è un limite, e quindi talvolta i numeri tornano buoni per farsi un’idea del gioco meno numerificabile della storia.

 

MESSI SUAREZ NEYMARMESSI SUAREZ NEYMAR

Prendiamo il Barcellona, ad esempio. Contro uno Sporting non proprio coriaceo, benché invischiato disperatamente nella lotta per salvarsi, è finita con la solita caterva di gol che fa gola soltanto allo youtuber che è nascosto dentro ognuno di noi. Non ricordo quanti ne abbia fatti Suárez, ma sono comunque più di quelli che farà Eder in una mezza stagione all’Inter. E allora ho deciso, errore infausto, di andare a vedere la classifica marcatori della Liga.

 

Quando ho capito che non era uno scherzo, ho realizzato che Suárez, Messi e Neymar hanno fatto 82 gol in campionato, e mancano ancora tre partite. Uno dice: e vabbè, il Barcellona è la squadra che segna di più nel sistema solare, è ovvio che tre attaccanti così facciano quei numeri. E invece no, perché il Real Madrid ha segnato pure di più (104 gol in 35 partite, una media di quasi tre a partita) e allora quel magic number, 82, si trasforma da certificato di qualità in attestato di inutilità dell’unico campionato di calcio in cui i numeri dicono effettivamente qualcosa, e non è un bel messaggio.

 

CHELSEA TOTTENHAMCHELSEA TOTTENHAM

I discorsi sui biscotti li lascio sempre volentieri ai commentatori italiani, ma il Telegraph che sente il bisogno di specificare in un titolo che il Leicester non ha bisogno dell’aiuto del Chelsea per vincere la Premier merita approfondimento. L’antefatto è che Hazard e Fabregas hanno detto l’ovvio, ciò che non vorrebbero vedere il Tottenham, arcinemico del Chelsea, vincere lo scudetto, e qualcuno ha mugugnato perché i Blues devono ancora giocare sia con la squadra di Ranieri sia con gli Spurs, e si profila quello che la Gazzetta qualifica con il termine infantile di “aiutino”.

 

Quando Hazard dice che “tifosi, club e giocatori non vogliono che il Tottenham vinca la Premier League” spiega una cosa che non merita spiegazione. C’è il tifo, il cuore, il disprezzo, la rivalità e tutto il resto. Allo stesso modo, non c’è nemmeno bisogno di spiegare che Hazard, Fabregas e compagni giocheranno senza fare distinzioni, perché sono professionisti di livello internazionale che sanno allo stesso tempo tifare e fare prestazioni dignitose. Altro che aiutino: dovremmo fargli un monumento per aver detto che non tutto è uguale.

CHELSEA TOTTENHAMCHELSEA TOTTENHAM

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