franco maria ricci

FRANCO MARIA RICCI FOREVER – VITTORIO SGARBI: “NON DOVEVA MORIRE. ERA UN PEZZO, E FORSE IL PIÙ IMPORTANTE, DELLA MIA VITA DI SCRITTORE D'ARTE, ED ERA STATO RAGAZZO CON ME. GIOCANDO CON ME, E PIÙ DI ME, ALLA PROVOCAZIONE DELLA BELLEZZA” - LANGONE: “MI VIENE DA PIANGERE PERCHÉ ERA IL PIÙ GRANDE, IL PIÙ GRANDE PARMIGIANO VIVENTE, IL PIÙ GRANDE GRAFICO EDITORIALE (FMR FU DAVVERO LA PIÙ BELLA RIVISTA DEL MONDO), IL PIÙ GRANDE BODONIANO DEL PIANETA, IL PIÙ GRANDE COSTRUTTORE DI LABIRINTI, IL PIÙ GRANDE...”

franco maria ricci

1 – Aveva fede nel Bello E nel bello trovò la Fede

Camillo Langone per “il Giornale”

 

Mi viene da piangere perché era il più grande, era il più grande parmigiano vivente, era il più grande grafico editoriale (FMR fu davvero la più bella rivista del mondo, i suoi cataloghi sono davvero, e tuttora, il massimo a cui un'artista possa aspirare), era il più grande bodoniano del pianeta, era il più grande costruttore di labirinti, era il più grande committente di architettura...

 

Sì, sono ipersensibile alla grandezza, sono un elitista, la morte è sempre una tragedia ma ben di rado produce una perdita di tali dimensioni. Ricci era un aristocratico in ogni senso, in senso stretto perché marchese e in senso lato perché di gusti sublimi. Se lo conoscevi diventavi monarchico, non ci potevi più credere alla democrazia, alla tirannia della quantità.

 

labirinto botanico di franco maria ricci 4

Tutto ciò che toccava diventava bello, non ho mai conosciuto qualcuno dal gusto più sicuro del suo e può sperimentarlo chiunque, minimamente sensibile, entri nel museo del Labirinto di Fontanellato. Un uomo del genere, nato e cresciuto nell'alta società di Parma quando la petite capitale ancora insegnava eleganze all'Italia, avrebbe potuto facilmente essere odioso, sprezzante, e invece era una persona dolcissima, lo ricordo quando venne qui sotto casa a portarmi il suo ultimo libro, una creatura cartacea perfetta a cui come sempre teneva tantissimo, e lo ricordo una delle ultime volte che lo vidi quando lo fotografai per la mia collezione di ritratti di maestri e lui, sommo esteta, fu subito disponibile a farsi trafiggere col telefonino da un fotografo evidentemente inetto come me...

CAMILLO LANGONE

 

Lo ricordo quando lo intervistai per il Giornale sull'argomento della fede, mi raccontò di quando da ragazzo andava in pellegrinaggio a piedi al santuario di Fontanellato e di come si rammaricasse di doverci tornare, ormai vecchio, in macchina, forzato dall'età e dai mutati costumi.

 

«I gesuiti mi hanno insegnato come si sta al mondo. Poi ognuno fa quello che vuole ma conoscere il bene e il male e saperli distinguere è alla base di tutto». Per i Greci il bene e il bello erano suppergiù la stessa cosa, Ricci era un antico greco redivivo e il bello oltre a distinguerlo perfettamente lo seppe diffondere e oltre a diffonderlo, col Labirinto di Fontanellato, lo seppe eternare.

franco maria ricci editore

 

 

2 – Addio al dandy ed editore nel labirinto dell'arte

Vittorio Sgarbi per “il Giornale”

 

Non avrei mai voluto scrivere questo articolo perché ci sono morti che appartengono a tutti, e muoiono talvolta nel momento sbagliato; ma te ne fai una ragione. Sono i morti pubblici, le persone note, gli scrittori, gli artisti. In molti casi la morte si manifesta di sorpresa, anche se la malattia l'annuncia, ma, pure in queste circostanze, Franco Maria Ricci non doveva morire.

fmr mensile di franco maria ricci

 

Era un pezzo, e forse il più importante, della mia vita di scrittore d'arte, ed era stato ragazzo con me. Giocando con me, e più di me, alla provocazione della bellezza. Se dovessi indicare le persone che hanno (...) (...) rappresentato epoche della mia vita, lui è forse la più importante. Il primo fu mio zio Bruno Cavallini; il secondo Francesco Arcangeli, il mio professore all'università di Bologna; il terzo, parmigiano come Ricci, Mario Lanfranchi, sublime collezionista; il quarto Franco Maria Ricci; il quinto, per ragioni più umane che politiche, Silvio Berlusconi.

 

art fmr franco maria ricci

Probabilmente nell'Olimpo di Franco Maria Ricci la figura dominante è quella Jorge Luis Borges. E io devo a Ricci anche gli incontri con Borges, certo memorabili, a New York, a Parma, a Milano, a Palermo; con Calvino; con Manganelli; con Carlo Bernari; con Patrick Mauries; con André Chastel; con Francis Haskell; con Umberto Eco: un mondo di persone straordinarie che orbitavano intorno alla sua casa editrice nata intorno al 1965 per ristampare il Manuale tipografico bodoniano, e alla rivista FMR, fondata nel 1982, con il mio stabile contributo, orgoglioso e appassionato, per i primi 36 numeri che vogliono dire quattro anni di vita, di frequentazione quasi quotidiana.

vittorio sgarbi 1

 

Si andava allora alla casa editrice, in via Cino del Duca, a Milano, e nella meravigliosa casa di gusto prevalentemente déco, ma piena di oggetti e di libri distribuiti su quattro piani in via Giason del Majno. Quante notti, quante albe, quanti amori! Accolto come un fratello minore, non posso dire un figlio perché le nostre menti erano contemporanee, da lui e da Laura Casalis, la donna che è stata più di una moglie o di una compagna, ma una costola di lui. Le persone che sono state per me le più familiari, dopo i miei genitori.

 

fmr mensile di franco maria ricci 4

Ricci amava lo strano, il bizzarro, l'eccentrico, senza contrapporlo al classico e al tradizionale. Non avrebbe voluto essere altro che parmigiano. Bodoni era il padre di Franco Maria Ricci, si sono conosciuti e frequentati, scavalcando i secoli, e Ricci conosceva Bodoni meglio di Bodoni stesso, non era un grande architetto e designer dell'editoria di un'altra epoca, vivevano nello stesso tempo, e stamparne il manuale era sovrapporsi a Bodoni, coincidere con lui, continuare la sua impresa, tutta per altro presente nella più compiuta raccolta di edizioni bodoniane, con pubblicazioni talvolta non registrate neppure nella Biblioteca palatina.

 

Mentre ristampava il manuale, Ricci, grafico insuperabile (ricordiamo per Bompiani la collana «Pesanervi»), Ricci si comprava una Jaguar E, la macchina di Diabolik, che era parte della sua iconosfera dandy. E il dandismo, in lui, non era una debolezza, era una forza. E si manifestava anche nel gusto che lo ha reso il primo editore d'arte del nostro tempo e il fondatore della «rivista più bella del mondo».

 

franco maria ricci

Nella mente di Ricci, a fianco di Bodoni, c'erano Diderot e D'Alembert, gli enciclopedisti, così come enciclopedica era la sua curiosità e francese (essendo egli di Parma, figlio di Maria Luisa) il suo gusto. Essere nato nella città più elegante di Italia gli imponeva obblighi, cui ha sempre corrisposto. Ricci creava prototipi, edizioni numerate, riproduzioni impeccabili. Ha formato una generazione di fotografi, inviati a riprodurre opere, per renderle, nell'obiettivo finale, più belle del vero.

 

Memorabili e irripetibili le sue impaginazioni, e le sue attività di grafico. Negli anni della nostra collaborazione totale creò anche, e diede metodo, a un altro giovane astro, a fianco degli scrittori e commentatori, chiamati non a fare i critici d'arte, ma a raccontare le loro emozioni davanti alle opere d'arte: Massimo Listri.

 

fmr mensile di franco maria ricci 1

Anche una fotografia è interpretazione, ma, nel caso di Ricci, nella piena fedeltà all'originale. Agiva in lui la suggestione del Pierre Menard autore del Chisciotte di Borges; e la sua curiosità, insieme alla sua voracità, gli consentivano di trarre vantaggio anche dai nostri capricci, che egli non intendeva contenere o lusingare. Dicevo: non voleva migliorarti. Amava le diversità e sopportava bene anche la malinconia dell'abbandono.

Il labirinto culturale di Franco Maria Ricci

 

 Una sola volta non ascoltai la sua preghiera di restare a lavorare per la rivista, in un'altra notte febbrile; e io partii per Roma per una ragione apparentemente futile. Fu in quel viaggio che trovai il San Domenico di Nicolò dell'Arca, l'opera più importante della mia collezione, che tra qualche settimana sarà esposta al Louvre. In questo episodio c'è la potenza della contraddizione e anche il gesto di sfida che, in diverso modo, ci caratterizzava. Mi feci perdonare lo smacco: amavamo, come nessuno più di noi, la scultura.

 

fmr mensile di franco maria ricci 2

Gli segnalai l'assoluto capolavoro di Adolfo Wildt, Vir temporis acti, l'opera più importante della sua collezione, come in un mausoleo fortunatamente allestita nel santuario laico illuministico, che egli realizzò vicino a Fontanellato, a Masone, intorno all'idea borghesiana del labirinto. L'opus magnum della sua vita. Libri, collezioni, chiostri, cappella: il luogo della perfezione, progettato con l'architetto Bontempi.

 

Missione compiuta, dopo tanti monumenti editoriali, dopo i segni dell'uomo, Ricci aveva compiuto la sua impresa: Exegi monumentum aere perennius. E poteva dirsi postumo di se stesso. Nondimeno, nei suoi occhi, baluginava una luce sempre nuova e, negli ultimi anni, pur impedito dalla malattia, dal suo stesso aldilà mi telefonava con una frequenza insolita, come negli anni della nostra giovinezza. Faticavo a comprenderne le parole, e andavo a trovarlo al Labirinto, metafora del suo pensiero insoddisfatto.

 

franco maria ricci

Non pensava alla morte, pensava alla vita, in una ideale eredità di affetti. Probabilmente nel mio smodato vitalismo, nel mio non metter mai la testa a posto, sentiva una vibrazione di vita, che poteva consentirgli di continuare. Riprendendo, per esempio, la pubblicazione di FMR, tristemente interrotta. L'unico work in progress che poteva concepire, per la natura stessa progrediente di numero in numero, di una rivista. Non voleva arenarsi in una palude e neppure compiacersi dell'opera compiuta.

 

Quella scintilla, che vedeva accesa in me, poteva accendere il grande fuoco della conoscenza che egli sentiva, foscolianamente, come «calore di fiamma lontana». Mi parlava, ci guardavamo, c'era ansia, non disperazione, nei suoi occhi, c'era desiderio di continuare ad ardere. «Poca Favilla gran fiamma seconda».

fmr mensile di franco maria ricci 3

 

Temevo che non sarebbe arrivato a veder riaccendersi il fuoco, sentivo che me ne chiedeva con affetto e considerazione di prenderne il testimone, di farlo contro tutti e contro tutto, nelle difficoltà di poter riavere i diritti sulla «sua» testata. Preoccupazioni e prudenza trattenevano le persone a lui care, ma lui aveva un solo desiderio: buttarsi nel fuoco. È morto serenamente, salendo verso l'alto su una scala, come per avvicinarsi al Dio in cui credeva. È accaduto. Tocca a noi, ora, a Laura, a Edoardo, a me, per lui, e perché egli continui a vivere, ripartire. Riaccendere quel fuoco.

 

 

 

labirinto botanico di franco maria ricci 1labirinto botanico di franco maria ricci 2labirinto botanico di franco maria ricci 3

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...