ricky albertosi

“FUMAVO E FACEVO L’AMORE TRE VOLTE A SETTIMANA” – RICORDI SENZA FILTRO DELL’83ENNE RICKY ALBERTOSI, MITICO E SREGOLATO EX PORTIERE DELLA NAZIONALE, DEL MILAN E DEL CAGLIARI DELLO SCUDETTO: “DONNE, ALCOL, CARTE E CAVALLI, A DIFFERENZA DI ALTRI FACEVO TUTTO ALLA LUCE DEL SOLE E IN CAMPO ALLA DOMENICA FACEVO IL MIO DOVERE” – SUL GOL DI TESTA DI PELÉ NEL 1970: “HO PECCATO DI TROPPA FIDUCIA IN BURGNICH” – SUI 15 GIORNI DI CARCERE PER IL CALCIOSCOMMESSE: “MANGIAVO BENE E GIRAVO LIBERO TUTTO IL GIORNO” – E POI GLI INFARTI, IL RAPPORTO CONFLITTUALE CON ZOFF E QUEI BAFFI… – VIDEO

 

Estratto dell’articolo di Paolo Tomaselli per il “Corriere della Sera”

 

ricky albertosi 8

Ricky Albertosi aspetta l’estate in Versilia, parando i tiri del nipotino e i colpi del cuore: «Ho superato un secondo infarto pochi mesi fa».

 

Si mette ancora in porta?

«Sì, per poi sentirmi dire “ma nonno non ne pari una, che portiere sei!?”. Tra poco però gli mostrerò qualche video di quello che ho fatto».

 

[…]

 

Papà Cecco era maestro e portiere: lei ha studiato fino al terzo anno di magistrali poi l’altra passione ha vinto.

«Me l’ha fatta venire lui, mi allenava nell’intervallo delle sue partite. Avevo 7 anni e non sono più uscito fino ai 43».

 

Il suo debutto coi grandi arriva a 15 anni, a La Spezia.

ricky albertosi con pele

«Il titolare era un marinaio, che doveva imbarcarsi. Sembra l’inizio di un romanzo d’avventura, ma andò così: da lì ho preso il via, abbiamo vinto il campionato, è arrivata la Nazionale juniores e nel 1958 abbiamo vinto l’Europeo con Corso, Trapattoni, Galeone».

 

Sandro Mazzola ripeteva che «il segreto di Albertosi è che si allena poco». Solo perfidia o c’era del vero?

«Perfidia: lui era già in spogliatoio quando facevo l’allenamento vero, specifico».

 

Per Rocco era «il migliore al mondo, anche se ha tutto quello che odio in un calciatore: fuma, beve, piace alle donne, gioca a carte, punta sui cavalli». Sintesi efficace?

«Sì, è vero, sono sempre stato così, non ho mai nascosto niente. A differenza di altri facevo tutto alla luce del sole e in campo alla domenica facevo il mio dovere».

 

ricky albertosi cagliari 2

Liedholm al sabato le chiedeva se preferiva l’ippodromo o il cinema con la squadra: mai accontentato?

«Mai. All’ippodromo passavo un paio di ore in tranquillità. La mia fortuna erano allenatori come lui o Scopigno che mi capivano».

 

Nel ’76 il Corriere le chiese: «Quante volte fa l’amore alla settimana?». E lei: «Se lo dico, a Milanello scoppia un casino!». Un po’ ci marciava attorno al suo personaggio?

«Certamente. Non facevo l’amore ogni giorno, ma due-tre volte alla settimana sì».

 

Come portiere è stato più genio o più sregolatezza?

gianni rivera ricky albertosi

«Forse più genio. Poi faceva colpo dire che fumavo quaranta sigarette al giorno anche se non era vero, che andassi sempre all’ippodromo o che andassi a letto tardi: facevo tutto, perché mi sentivo bene, ma non è che giocassi male perché non facevo una vita consona allo sport. Dipendeva anche dal mio fisico».

 

La Nord Corea nel 1966 è la cosa che le brucia di più?

«Sì e mi brucia molto, perché ho fatto 4 campionati del mondo e quella era una grande squadra. Fu una partita incredibile, nella quale ci bastava il pari: non abbiamo sottovalutato la Corea, ma abbiamo sbagliato dieci gol».

 

ricky albertosi

A Messico ’70 era in stanza con Riva. Si annoiava?

«Al contrario. Nel privato Gigi è un bel chiacchierone, sa stare bene in compagnia. È un timido, ma se entra in confidenza è un’altra persona».

 

Per Rivera le parole che lei gli disse dopo il 3-3 di Müller contro la Germania nella «Partita del secolo» sono impubblicabili. Conferma?

«Direi molto impubblicabili. L’ho infamato perché non doveva starci lui su quel palo. Battendo la testa sul montante disse “ora posso solo andare a far gol”. E fu di parola».

 

Come mai invece che all’Inter si ritrovò al Cagliari?

«Bisognerebbe chiederlo a qualche giocatore di quell’Inter: per Allodi era già fatta».

ricky albertosi cagliari

 

 

In Sardegna tra l’altro lei non ci voleva andare.

«È vero, però non potevi rifiutarti. Ma è stata una fortuna, non solo per lo scudetto».

 

Il mitico gol di testa di Pelé nel 1970 era parabile?

«Lo è se mi aspetto che Burgnich non la prenda: lui saltava benissimo e quando l’ho visto scendere ho pensato che Pelé non l’avrebbe più colpita. Invece è rimasto in sospensione, ha dato forza al pallone e l’ha messo sul primo palo, dove un portiere raramente deve prendere gol: ho peccato di troppa fiducia in Burgnich».

 

[…]

 

È giusto dire che Albertosi fu un rivoluzionario, mentre Zoff un grande classico?

«È una visione corretta, perché ho anticipato le cose: giocavo molto fuori dai pali e anche molto coi piedi, anche perché in allenamento stavo quasi sempre in attacco. In C2 facevo l’allenatore-giocatore, volevo fare gol in partitella e il portiere di riserva mi è crollato sulla gamba. Sono stato costretto a ritirarmi».

 

ricky albertosi milan

Al Milan si fece crescere i baffi per la moda del tempo?

«No, c’è una storia: nel 1975 ho conosciuto Elisabetta, che mi chiese perché non me li facevo crescere. Oggi ho gli stessi baffi e la stessa donna».

 

[…]

 

Nel 1978 Bearzot non la portò come terzo perché Zoff la soffriva. E lei criticò Dino per i gol con l’Olanda. A lungo lui la evitò, offeso. Quando avete fatto pace?

«Fu sulle scale di un hotel: una scena western, senza le pistole. Ci siamo abbracciati».

 

Quando Zoff alzò la Coppa da capitano lei era squalificato per il calcioscommesse. Che sentimento provò?

RICKY ALBERTOSI

«Sono stato contentissimo, specie per lui: un grandissimo, che ha meritato tutto».

 

Il trionfo portò l’amnistia.

«E andai all’Elpidiense».

 

Lei giocò sulla vittoria della propria squadra: di solito non è il contrario?

«Sì e tra l’altro avevo riportato tutto al mio presidente: sono stato un ingenuo, non avrei dovuto parlare con questo amico che mi ha contattato. Abbiamo vinto con la Lazio una partita regolare, feci due parate eccezionali. Io ho sempre giocato per vincere, perché sono un giocatore nato».

 

In carcere quanto restò?

«Una quindicina di giorni».

 

Disse: «Mai mangiati bucatini all’amatriciana così buoni». Altra provocazione?

«No, è vero: c’era un carcerato che li cucinava benissimo. Eravamo rinchiusi, ma liberi e in giro tutto il giorno».

 

[…]

 

Nel 2004 ebbe un infarto all’ippodromo: la passione per i cavalli le salvò la vita?

«La mia fortuna sono stati i fantini: uno mi ha tirato fuori la lingua, l’altro mi ha fatto il massaggio cardiaco, in attesa dell’ambulanza. Così mi sono salvato senza danni permanenti: ma i dottori non sapevano come sarebbe finita».

 

ricky albertosi 7

I fantini la salvarono, ma chissà quante volte li avrà maledetti per i soldi persi.

«No, erano tutti amici. E poi quando si scommette si ricordano solo le vittorie».

RICKY ALBERTOSIRICKY ALBERTOSIRICKY ALBERTOSI RICKY ALBERTOSI

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”