IL GOVERNO PREPARA LO SCHERZETTO A MALAGO’? – IL MINISTRO GIORGETTI, GRANDE NEMICO DEL PRESIDENTE DELLA FIGC, STAREBBE VALUTANDO DI NON RINNOVARE LE SPONSORIZZAZIONI DELLE AZIENDE CONTROLLATE DALLO STATO (TRA CUI ENI, POSTE, TIM E FRECCIAROSSA) ALLA FEDERCALCIO – ORA LA FIGC INCASSA CIRCA 50 MILIONI DAGLI ACCORDI, MOLTI DEI QUALI IN SCADENZA A DICEMBRE: IN CASO DI STOP, VIA ALLEGRI RISCHIEREBBE DI PERDERE FINO A 20 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, CIRCA IL 10% DEL PROPRIO BILANCIO – IL “FATTO QUOTIDIANO”: “IL DISIMPEGNO DEI COLOSSI DI STATO SAREBBE LA REAZIONE DELLA POLITICA: VISTO CHE NON È RIUSCITA A IMPEDIRE LA SUA ELEZIONE, TOGLIERE IL TERRENO SOTTO I PIEDI ALLA FEDERAZIONE, NELLA MANIERA PIÙ EFFICACE POSSIBILE. I SOLDI…”
Estratto dell’articolo di Lorenzo Vendemiale per il “Fatto quotidiano”
giovanni malago' foto lapresse 2
L’azzurro è sbiadito da tre mondiali mancati di fila, da un sistema sempre uguale a se stesso e incapace di riformarsi. […] Non sono solo i ragazzini delusi che si allontanano dal pallone. Adesso anche le grandi partecipate di Stato molleranno la nazionale?
La voce rimbalza da almeno un mese, cioè non a caso da quando è diventato presidente Giovanni Malagò, nemico storico del ministro Giorgetti, inviso al titolare dello Sport Andrea Abodi, ormai sgradito pure tra i Fratelli d’Italia e la premier Meloni.
Il disimpegno dei colossi di Stato sarebbe appunto la reazione della politica: visto che non è riuscita a impedire la sua elezione, togliere il terreno sotto i piedi alla Federazione, nella maniera più efficace possibile. I soldi.
Che si tratti di una direttiva reale o solo di una suggestione, quel che è certo è che oggi la Figc incassa circa 50 milioni di pubblicità l’anno e i top partner sono tutti a trazione statale: Eni, Poste, mettiamoci dentro la stessa Tim, mentre tra i premium figura pure Frecciarossa.
A dimostrazione che la natura privatistica è solo teorica: tra contributi diretti (35 milioni l’anno da Sport e Salute), e indiretti, la FederCalcio non starebbe in piedi senza l’apporto del pubblico. Tutti questi contratti sono in scadenza a dicembre e anche dalle parti di via Allegri ormai cominciano a temere per il rinnovo.
Il caso più emblematico è probabilmente Eni: già all’inizio del precedente quadriennio la sponsorizzazione era stata in dubbio, il colosso energetico ha deciso di investire forte sulla Serie A. […] L’accordo era stato recuperato in extremis, su cifre di gran lunga inferiori […], giusto perché “si doveva fare”, per il bene nazionale.
Ecco, ora potrebbe non essere più così, con il nuovo corso che riscuote poche simpatie al governo. Anche perché – si sa – i manager di Stato spesso sono più realisti del re nell’interpretare i desiderata dei superiori (difficile immaginare Giorgetti o Meloni che si attaccano al telefono per togliere sponsor al calcio; dal ministro dell’Economia, semmai, è arrivato l’impulso a investire nello sport di base, in teoria la Figc dovrebbe occuparsi anche di quello, ma non lo fa da anni).
TELEPASS SPONSOR DELLA NAZIONALE DI CALCIO
Ci sono Tim, Poste (la più salda), Ferrovie è l’unica con cui la Federazione ha una leva reale (con le trasferte è uno dei primi clienti di Trenitalia). I timori di smottamento rientrano nel quadro di una crisi più generale. Telepass ha già annunciato la chiusura della sponsorizzazione. Santero ha ridimensionato la presenza, Fonzies potrebbe rimanere con un brand minore.
Per Adidas invece è scattata la clausola dopo l’eliminazione contro la Bosnia (in tutto 9,5 milioni in meno da malus contrattuali nel 2026). Dopo aver saltato tre Mondiali di fila, sarà dura ripresentarsi con lo stesso appeal alle aziende: le previsioni erano di un calo del 30% rispetto al precedente quadriennio, che il marketing della Federazione […] sta provando a tamponare.
Qui arriva Malagò. Lui porta in dote una serie di relazioni personali che possono aiutare a strappare qualche contratto, ma seguono logiche diverse dal commerciale e possono persino entrarci in conflitto: pare, ad esempio, che il neopresidente fosse convinto di vestire Armani, come al Coni, e non sia stato felice di scoprire il nuovo accordo appena firmato con Adidas, che include pure le divise “civili” oltre quelle tecniche.
[…] Ipotizziamo che vengano meno 4-5 milioni da quelle sponsorizzazioni. Aggiungiamo il taglio di 10 milioni della mutualità appena inserito nel Decreto Sport (soldi che prima passavano dalla Federazione e ora finiranno direttamente ai club femminili e di Serie C). Mettiamo pure una possibile riduzione dei contributi pubblici, di cui si vocifera con insistenza (se ne discuterà in autunno).
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Alla fine Malagò perderebbe da un anno all’altro una ventina di milioni, quasi il 10% del bilancio, trovandosi a gestire una Federcalcio sempre meno ricca, e sempre più debole. Che poi, non sarebbe ritorsione ma semplice buon senso: perché investire in questa banda che non riesce a qualificarsi ai mondiali e nemmeno a trovare un ct decente.
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SPONSOR DELLA NAZIONALE DI CALCIO
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