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"NON DIRE GATTO SE…" - I GLORIOSI 80 ANNI DEL TRAP: “NON HO RIMPIANTI, VIVO ANCORA DI SOGNI” - LE TELEFONATE DI AGNELLI, LA TRAGEDIA DELL’HEYSEL, I TRIONFI, LA SCONFITTA CON LA COREA NEL MONDIALE 2002 CON L’ARBITRAGGIO DI BYRON MORENO “(NON CE LA MERITAVAMO”), IL VAR (“SE CI FOSSE STATO NELLO SPAREGGIO CON LA FRANCIA DEL 2010 SAREI ANDATO AL MONDIALE CON L’IRLANDA”), I SOCIAL SCOPERTI GRAZIE AL NIPOTE, IL SEGRETO DEI SUOI MITOLOGICI FISCHI, PELE', L'AMORE PER LA MOGLIE. E TRA CR7 E MESSI… - VIDEO

 

Gaia Piccardi e Daniele Dallera per il Corriere della Sera

Viale dei Tigli, Cusano Milanino. Al campanello del Trap, alla vigilia dei suoi gloriosi 80 anni, risponde un giovanotto con gli stessi occhi chiari e vivaci.

trapattoni che tempo che fa

«Sono Riccardo, il nipote di Giovanni». È a lui, figlio della figlia Alessandra, che l' uomo dei mondi ha affidato le relazioni pubbliche in questa stagione della vita in cui ha scelto di fare il nonno. Le risposte di Giovanni Trapattoni per interposto nipote sono, per questo motivo, ancora più belle e preziose.

 

Un voto ai suoi 80 anni, caro Trap?

«Quando arriverò ai 90 ve lo potrò dire! A parte le battute, mi ritengo fortunato per la vita che ho vissuto, sia in campo che fuori dal campo. Non potevo sperare di meglio».

 

La vittoria più emozionante di tutte?

«Ogni trofeo ha portato con sé emozioni fortissime e uniche. Tutt' ora, quando li riguardo, ritorno indietro con la memoria a quelle bellissime esperienze.

Più che la singola vittoria, però, oggi mi emoziona l' insieme di quello che è stata la mia carriera, sconfitte comprese».

 

Quella che brucia di più?

trapattoni

«Italia-Corea del Sud 1-2, Mondiale 2002, con il celebre arbitraggio di Byron Moreno.

Non ce la meritavamo».

 

L' acqua santa in panchina potè poco in Corea: lei che da sempre è molto cattolico, che rapporto ha oggi, a 80 anni, con Dio?

«Lo stesso che avevo in passato: vado ogni domenica a Messa con mia moglie e ringrazio ogni giorno per la salute e la fortuna che mi sono state concesse».

 

Dal settembre 2013, chiuso con l' Irlanda, non ha più allenato: perché?

«Perché le proposte che mi arrivavano erano da Paesi molto lontani e mia moglie non era d' accordo».

 

A proposito: ci racconta il primo incontro con Paola Miceli, all' Olimpiade 1960?

trapattoni platini

«Tutto iniziò con un bicchiere di vino nella cantina dei nonni di Paola. Fu amore a prima vista, ma eravamo giovani e timidi e ci volle l' aiuto dei miei compagni per farci coraggio. 59 anni fa! L' inizio di una splendida avventura.

Devo dire che il tempo, di fianco a quella bellissima ragazza, è volato».

 

La più grande virtù della signora Paola?

«La pazienza di avermi sopportato e supportato in ogni mio spostamento. Senza di lei non avrei raggiunto la maggior parte dei miei successi».

Paola è stata la sua vice più valida, quindi.

«Direi proprio di sì. È lei che mi ha sempre tenuto con i piedi per terra».

 

L' avvocato Gianni Agnelli alla Juve era solito chiamare all' alba: qual è la telefonata, tra tante, che ricorda con più vividezza?

«Era il 1993 e in quella telefonata l' Avvocato mi annunciava il suo ritiro e il passaggio del testimone al fratello Umberto. Quel messaggio indicava la fine del ciclo che avevamo costruito insieme ad Agnelli e Boniperti. Era ora di farsi da parte».

 

La terribile notte dell' Heysel, 29 maggio 1985: potendo tornare indietro, avrebbe fatto qualcosa di diverso?

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«Credo che ognuno di noi, potendo tornare indietro, avrebbe cercato di impedire la tragedia prima che accadesse.Tuttavia, con il senno del poi non si risolvono queste cose.

Si riaprono soltanto le ferite.

Ogni commento è superfluo di fronte al dramma».

 

Come passa le giornate oggi il Trap?

«Mi godo finalmente un po' di tranquillità con mia moglie e i miei familiari. Passo il tempo come tanti altri nonni e ne sono orgoglioso».

 

Riesce ancora ad emettere quei fischi potentissimi con due dita in bocca?

«Come no! Potete controllare su Instagram. Quando i miei nipoti mi chiedono di fischiare, si tappano le orecchie!».

 

Grazie all' aiuto di Riccardo si muove con talento anche sui social.

«Lascio giudicare i lettori. Io penso sia molto bello il fatto di poter essere in contatto diretto con così tante persone che ti ricordano con affetto.Devo dire grazie a mio nipote Riccardo per avermi fatto scoprire questo mondo. In questo caso lui è il professionista e la mente creativa, mentre io sono il discepolo che apprende. Spero che possa trovare un ambiente lavorativo che sappia valorizzare le sue idee».

trapattoni gianni agnelli

 

Un uomo non è vecchio finché i rimpianti non sostituiscono i sogni: lei vive di rimpianti o sogna ancora?

«Non ho nessun rimpianto. Sono in pace con il mio passato e con i miei errori. Non mi sono mai tirato indietro nell' assumermi le mie responsabilità. Anche se ho 80 anni, guardo avanti e sogno ancora.

Ritengo di poter ancora dare un mio contributo».

 

La famosa marcatura che annullò la leggenda Pelè: verità o mitologia?

«Nell' amichevole del '63 Italia-Brasile 3-0 Pelè non era sicuramente al top della forma. Quando invece lo incontrai nella partita Milan-Santos per la Coppa Intercontinentale, la storia fu diversa: Pelè era un giocatore di un' altra categoria rispetto a me».

 

Il mestiere dell' allenatore, 40 anni tra Italia, Germania, Portogallo, Austria e Irlanda: il bello e il brutto?

«Il bello è quando riesci ad ottenere il massimo con i tuoi ragazzi. Il brutto le sconfitte che ritieni immeritate».

 

Cristiano Ronaldo o Leo Messi, il meglio del calcio moderno: chi sceglie?

«Semplice, non scelgo. Sono entrambi fuoriclasse».

 

Se guarda i giovani, è preoccupato per il loro futuro?

«Come potrei non esserlo?

trapattoni che tempo che fa

Basta aprire il giornale o accendere la televisione per capirlo. Mi preoccupa il fatto che in Italia stiamo deludendo le speranze dei ragazzi, per non parlare dell' impatto dei problemi ambientali che dovranno affrontare... Confido in una svolta e nelle loro potenzialità».

 

È l' anno della Champions alla Juve, finalmente?

«Me lo auguro! Sarebbe un modo per ridare fiducia a tutto il calcio italiano».

 

Tra 100 anni come vorrebbe essere ricordato nella storia del calcio e d' Italia, carissimo indimenticabile Trap?

«Vorrei essere ricordato per la persona che sono stato, con tutti i miei pregi e difetti. Mi auguro di esser riuscito a trasmettere dei sani valori».

 

 

 

2. TRAP 80

Luca Taidelli per la Gazzetta dello Sport

trapattoni che tempo che fa

Ottant' anni nel giorno del «suo» derby. Un segno del destino per Giovanni Trapattoni, uno dei più grandi allenatori di un Paese in cui ognuno si crede allenatore. Visto che la moglie ha minacciato di chiuderlo in casa e buttare la chiave in caso di nuove velleità da panchina, il Trap si è reinventato teenager e, complice il nipote Riccardo, ora si lancia sui social

 

SOCIAL TRAP Non allena dal settembre 2013 e da tre anni ha smesso anche di fare il commentatore tecnico, eppure il pallone è sempre l' ombelico del suo mondo: «Passo il tempo con la mia famiglia, porto a spasso Sveva, la mia ultima nipotina di 3 anni, e guardo le partite da spettatore. Da quando sono sui social poi sono tornato in contatto con svariati miei ex calciatori. Sono diventato un loro follower e mi diverto a seguire i loro post e le loro storie. Quella multimediale è un' esperienza inaspettata alla mia età. Ho imparato che i social sono estremamente veloci e non perdonano gli errori, ma dall' altro lato mi permettono di raccontare una parte della mia vita e delle mie esperienze. Mi emoziono spesso quando leggo i messaggi di affetto che ricevo. E poi ammetto che mi diverte molto passare il tempo con mio nipote per girare i video, scattare le foto e preparare i post. Mi fa sentire un attore. Quel che è certo è che senza di lui, "giovanni_iltrap" (il suo profilo Instagram, ndr.) non sarebbe mai apparso». Dalla scena su Strunz al «non dire gatto se non ce l' hai nel sacco»,Trap di fatto è un precursore degli influencer. «Non esageriamo anche perché non è mai stata una mia intenzione. Oggi però mi piacerebbe riuscire a trasmettere dei valori alle giovani generazioni. E comunque a 80 anni ricevo ancora proposte di questo tipo perché mi vedono come un team leader spontaneo e convincente». E chissà come si sarebbe adeguato ai tempi. I telefonini per esempio hanno invaso gli spogliatoi...

trapattoni roberto baggio

«Chiuderei tutti i cellulari nel cassetto, sequestrati - tuona il Trap -! Giocare a certi livelli comporta una soglia di concentrazione altissima. Nessuna distrazione!»

 

TRA PASSATO E VA R Ottant' anni di vita e 56 di carriera valgono mille ricordi. Difficile distillare i più belli e quelli più dolorosi: «L' onore più grande è quello di aver rappresentato l' Italia sia in campo sia in panchina. E poi tutte le vittorie ottenute con le squadre che ho allenato, in patria e all' estero.

La sconfitta che fa ancora male? Italia-Corea del Sud, ottavo di finale del Mondiale 2002, rimane un bel sassolino nella scarpa.... Certo, anche quell' eliminazione quando ero c.t.

dell' Irlanda nello spareggio per il Mondiale 2010 per un gol di mano di Henry non è stata facile da digerire. Se l' ho perdonato? Si, non sono il tipo che porta rancore verso qualcuno».

Eppure se ci fosse stata la Var la storia avrebbe preso un altro corso... «Col senno di poi tutto è più facile. Quel gol l' avrebbero annullato e saremmo andati al Mondiale. Di sicuro la Var rende più giustizia al gioco del calcio. Ed è inutile continuare a lamentarsi del progresso tecnologico nello sport».

 

TRAPATTONI MOGLIE PAOLA

CR7 E IL DERBY Veniamo al calcio giocato. Trap si aspettava la rimonta della Juve con l' Atletico? «In ogni gara di Champions tutto può succedere. Ero fiducioso, la squadra è stata bravissima a gestire la situazione. A questo punto ogni gara ha il sapore della finale. Senza sottovalutare l' Ajax». Ronaldo martedì scorso è sembrato un marziano, ma Giovanni da Cusano Milanino ne ha viste troppe per metterlo su un podio all time: «Lui è un fuoriclasse e come tale lo colloco insieme a tutti i grandi campioni del passato.

 

brera mura vicini trapattonitrapattoni

Lo stesso vale per Messi. La Juve in Italia ha creato un monopolio e non è facile prevedere chi e quando potrà interromperlo». Di certo anche quest' anno non ci riusciranno Inter e Milan, che però stasera si giocano una bella fetta di Champions in un derby che il Trap ha vissuto da protagonista ben 33 volte. «Quelli che ricordo con più piacere sono, da giocatore, il primo, del 24 febbraio 1963, finito 1-1. Mazzola segnò dopo soli 13 secondi, poi Rocco mi mise a marcarlo a uomo e feci il mio dovere. Quell' anno è stato il migliore della mia carriera: a maggio marcai Pelé in Nazionale ed Eusebio nella Coppa dei Campioni, vinta battendo 2-1 il Benfica. Da allenatore invece quello dell' 11 dicembre 1988: 1-0 con gol di Serena nella stagione dello scudetto nerazzurro dei record». E questo Milan-Inter invece come lo vede? «Interessante e imprevedibile, anche se il Milan sembra più solido e l' Inter, oltre all' effetto Icardi, potrebbe pagare l' impegno di giovedì scorso in Europa. Sono felice che il derby coincida con il mio ottantesimo compleanno. Tiferò per entrambe perché tutte e due hanno fatto parte del mio passato e sono nel mio cuore. I due tecnici? Stimo entrambi. Non ti siedi su quelle panchine per caso. Gattuso ha grinta e dovrà essere bravo a trasmettere ai suoi lo spirito dei derby affrontati da giocatore. Spalletti saprà toccare i tasti giusti dopo l' eliminazione dall' Europa». Soprattutto, non dire derby finché non l' hai nel sacco.

GIOVANNI TRAPATTONItardelli trapattoni

 

CAPELLO TRAPATTONITRAPATTONI STAFFELLITRAPATTONI

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