LA JUVENTUS NON HA PIÙ OTTO PUNTI DI VANTAGGIO RIDOTTI A SEI DOPO UN WEEK-END PAZZO E PIENO DI RISULTATI INATTESI IN CUI GERVINHO ILLUMINA UNA ROMA CHE PASSA A VERONA PER 3-1 MENTRE LA JUVE RISCHIA IL CLAMOROSO TONFO CON LA LAZIO

DAGOREPORT

Prima di tutto, Gervinho. Un giocatore folle. Un acrobata, un man on wire, un funambolo alla Philip Petit che cammina sul filo del campionato e ne recide le certezze. La Juventus non ha più otto punti di vantaggio ridotti a sei dopo un week-end pazzo e pieno di risultati inattesi in cui l'ivoriano di Garcia illumina una Roma che domina e passa a Verona per 3-1 mentre la Juve rischia il clamoroso tonfo con la Lazio di Reja, professione taumaturgo.

I bianconeri vanno sotto sul rigore perfetto di Candreva, restano in dieci per la precedente uscita di Buffon su Klose (settimana terribile per il portiere della Nazionale tra cartellini rossi e ipotesi di divorzio con la Seredova come sa chiunque legga questo sito) e poi riescono a issarsi con Llorente e (quasi) a ribaltare una sconfitta certa. Le vittorie sono rimaste 12, la solidità non quantificabile.

Resurrezione Milan nella vergognosa cornice del Sant'Elia. Finale sprint firmato Balotelli-Pazzini e Cagliari a picco dopo il gentile regalo di Amelia ai sardi. Seedorf è un bel tipo. Parla bene e ragiona meglio. Nonostante i dubbi e qualche crisi di crescita (l'eliminazione infrasettimanale con l'Udinese in Coppa Italia) la scossa è arrivata. Clarence in campionato ne ha vinte due su due.

Se nel prossimo turno batte il Torino al Meazza, si ritrova in piena corsa per l'Europa League, traguardo assolutamente impensabile solo poche settimane fa, ai tempi poco "Allegri" delle umilianti rimonte subìte da un Sassuolo in stile Real Madrid. Se Rudi Garcia ha un complesso in cui anche i rincalzi fanno sempre il loro (un esempio tra tutti il greco Torosidis, match winner in Coppa Italia con la Samp, ottimo anche al Bentegodi) e Antonio Conte lascia in panchina Pirlo perché di abbondanza non è mai morto nessuno, chi da qualche settimana arranca malamente è il Napoli.

Con le piccole proprio non va. Benitez becca qualche fischio e la sua squadra si vede imporre il pari dal Chievo al San Paolo. Ennesima occasione sprecata e punto utile alle sole statistiche e ai veneti, ancora in piena corsa per la salvezza. Andrebbe anche peggio al Napoli se dopo averle prese dalla sfortuna (tre pali azzurri), il difensore Albiol non recuperasse in mischia a un soffio dalla fine l'uno a uno.

E se la Fiorentina non si spendesse per dare forma agli spettri evocati alla vigilia della gara interna con il Genoa da Montella: «Temo i liguri, noi siamo stanchi». La Fiorentina impatta infatti per 3-3 con il Genoa, mettendo in vetrina un Aquilani da Nazionale (tripletta), ma perdendo l'opportunità di accorciare a meno uno. Dietro Roma e Juve, freno tiratissimo. Per la viola il solito divertimento di base e una difesa di burro che dopo essere stata imbattuta per settimane è tornata vulnerabile.

L'omaggio allo spettacolo e alla filosofia del gioco aperto, Benitez e Montella provano a metterlo in scena ogni domenica, ma Roma e Juve disputano un'altra categoria. E se per Benitez la Champions è un ricordo e il bilancio complessivo di Don Rafè dopo gli acquisti milionari del suo patron vira al rosso, vacilla anche il rapporto personale con un deluso De Laurentiis contestato dalla curva B: «Sulla nostra passione vuoi lucrare per fare i tuoi film che fanno cagare» e da una piazza che nella sessione invernale si è vista recapitare il solo Jorginho dopo aver visto sfumare Bastos finito alla Roma.

Crisi di rigetto dopo i fiumi di parole al miele sul "clima" disteso instauratosi tra i calciatori e l'ex tecnico di Liverpool, Inter e Chelsea e clima invece realmente ferale all'Inter fermata sullo 0-0 a Milano dal Catania ultimissimo in classifica. Mazzarri si lamenta della freddezza del pubblico: «Sembra di giocare a porte chiuse» e pare cercare pretesti per l'addio. Thohir e Moratti si fanno vedere in tribuna in un fotogramma triste e perplesso che è un manifesto di imbarazzo.

La squadra offre una prestazione pessima e rischia di vincere o perdere con i disperati di Maran in egual misura. Un mediocre torneo di transizione può rivelarsi assai peggiore del previsto, basta insistere e il fantasma di Stramaccioni tornerà ad aggirarsi dalle parti di Appiano Gentile. Flop dopo flop infatti, si sono rifatte sotto le altre. Toro e Parma in primis (ora a 32, a un solo punto dall'Inter dopo le vittorie casalinghe con Atalanta e Udinese, entrambe per 1-0).

Per Toro e Parma campionato straordinario con eccellente lavoro tecnico-ambientale di Ventura e Donadoni. A differenza loro, Mazzarri vive ore agitate. Concede interviste polemiche alle tv: «I dirigenti sanno come si può intervenire almeno a gennaio...speriamo riescano a farlo» e vede nello specchietto retrovisore le sagome di Milan e Lazio a soli 5 punti.

In coda caos e risultati sorprendenti. Si butta via la Sampdoria in fuga con l'ex Manolo Gabbiadini e raggiunta dal Bologna al Ferraris. L'1-1, un rigore a tempo scaduto procurato dal crego Cristodoulopoulos e realizzato del mancato "cinese" Diamanti (1-1) è manna per lo sqaulificato Ballardini. Il Livorno risorge all'Ardenza e con Di Carlo, nuovo allenatore di Spinelli fino a giugno con prolungamento di contratto in caso di miracolo, batte il Sassuolo per 3-1 ed esonera virtualmente Eusebio Di Francesco.

Molto male anche l'Udinese. A Parma non era facile scamparla, ma la classifica mette paura, Di Natale non segna più e la B è a meno tre punti. Sabato e domenica si riprende con Juve-Inter, Roma-Parma, il derby di Genova e il Napoli atteso a Bergamo dal solito comitato di benvenuto. Questure in allarme, strateghi al lavoro. Buon calcio a tutti.

 

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