“LA SPAGNA HA I NOMI MA NON LE GAMBE” – “EL MUNDO” STRONCA I CAMPIONI D’EUROPA DOPO IL DISASTROSO PARI CON CAPO VERDE: “UNO ZERO A ZERO TRISTE, UNA DURA LEZIONE DI REALTA’” – LA “ROJA” VIENE DEFINITA UNA SQUADRA “VIRTUALE”, ZAVORRATA “DALL’INUTILE POSSESSO PALLA”. ANCHE L’ENTRATA IN CAMPO DI LAMINE YAMAL E NICO WILLIAMS, NON PREVISTA NEI PIANI, È STATA VISTA COME UNA MOSSA DISPERATA, “UN SINTOMO DI DEBOLEZZA”. E TORNANO I FANTASMI DEL PASSATO DI UNA NAZIONALE CHE CROLLÒ NEL 2018 IN RUSSIA CONTRO I PADRONI DI CASA E IN QATAR CONTRO IL MAROCCO…
“Petardazo”, titola Marca. Nessuna lingua al mondo rende meglio dello spagnolo i grandi flop calcistici. Lo 0-0 all’esordio Mondiale contro Capo Verde ha lasciato il segno. Si aspettavano una goleada, tipo quella della Germania contro Curacao. E invece: “Que bajonazo!”, “Alerta Roja”, “Chasco historico”, “Muy verdes”. Nemmeno c’è bisogno di tradurli, i titoli della rassegna stampa: basta il suono. È un’onomatopea del trauma nazionale.
C’è persino uno scommettitore professionista – segnala il Telegraph – che si era giocato 1 milione di dollari sulla vittoria della Spagna, su Polymarket. Avrebbe vinto “appena” 115.000 dollari. Un altro utente, tal “fishalaive”, ha invece puntato la bellezza di 400.000 dollari sul pareggio. Ha vinto 4,7 milioni di dollari. Questo era il contesto nel quale è maturato un pareggio che viene analizzato, il giorno dopo, come un incubo. E se gli ottimisti ricordano che nel 2010 perse 1-0 all’esordio con la Svizzera, per poi vincere quel Mondiale, la gran parte degli editorialisti si dedicano all’analisi della sconfitta.
El Mundo, che in un pezzo a parte parla di “Spagna disastrosa” e di “pareggio triste”, scrive che è stata “una dura lezione di realtà. La Spagna ha i nomi ma non le gambe. Una squadra che resuscita i fantasmi del passato, quella che crollò in Russia contro i padroni di casa e in Qatar contro il Marocco”. Un perfetto esempio di “España del parabrisas”. È un modo di dire giornalistico: indica la Spagna che si vede dal parabrezza dell’auto, quella osservata attraversando il Paese sulle grandi autostrade, tra città moderne, poli logistici, aeroporti, zone industriali e aree turistiche. Insomma, una squadra apparente: il richiamo al calcio basato sul possesso palla.
“Il possesso palla portato all’estremo è un parabrezza – continua El Mundo – La sostituzione disperata di Lamine e Nico, non prevista nei piani, non è stata solo una misura d’emergenza, ma un sintomo di debolezza”.
Anche per il Paìs, “la Spagna ha faticato a trovare il suo ritmo, quel flusso in cui tutto si svolge come una melodia ineluttabile. Contro una squadra esordiente, il che ha fatto perdere loro slancio. La squadra di De la Fuente sembrava letargica, impantanata nella selva di giocatori che Capo Verde aveva ammassato intorno alla loro area di rigore”. “Una grande squadra si è spenta, affogando fin dall’inizio nella fitta e prevedibile mischia dell’incrollabile resistenza di Capo Verde”.


