bellini mantegna lotto

LONDRA OMAGGIA IL RINASCIMENTO ITALIANO CON 2 MOSTRE ALLA NATIONAL GALLERY – RIELLO: "PER LA PRIMA VOLTA A CONFRONTO TRA OPERE E CARRIERE  BELLINI E MANTEGNA: UNA STORIA D’ARTE, DI FAMIGLIA (I DUE ERANO COGNATI) E RIVALITA’ -UN’ALTRA ESPOSIZIONE E’ DEDICATA AI RITRATTI DI LORENZO LOTTO, PSICANALISTA DEL PENNELLO. PECCATO CHE SIA ASSENTE LA SUA COPIOSA PRODUZIONE MARCHIGIANA…"

Orto Getsemani MANTEGNA

Antonio Riello per Dagospia

 

Alla National Gallery di Londra ci sono, in parallelo, due mostre sull'arte del Rinascimento. L'attuale direttore della prestigiosa istituzione londinese, Grabriele Finaldi, ha giustamente messo al centro dell'attenzione del pubblico alcuni artisti (magari un po' meno noti al grande pubblico rispetto alle grandi figure dell'epoca) assolutamente decisivi, in realtà, per la sottile trama di ricerche e sperimentazioni che conduce alla piena gloria rinascimentale.

 

Il confronto tra Giovanni Bellini (1459-1516) e Andrea Mantegna (1430-1506) è particolarmente interessante e fecondo. Al di là delle questioni stilistiche, che vedono come sempre i relativi tifosi ben piantati nelle proprie posizioni, la mostra è in grado di offrire, anche attraverso moltissimi disegni e schizzi, uno sguardo sui processi creativi, ovvero sulla genesi di molti dei loro lavori e sull'interazione, davvero molto stretta, tra i due artisti.  C'è l'opportunità di visionare, tra l'altro, un prestito eccezionale del British Museum (in genere non è visibile al pubblico): i taccuini giovanili di Giovanni Bellini.

Orto Getsemani Giovanni Bellini

 

I due erano cognati. Il giovane e artisticamente assai dotato Mantegna (originario di Isola di Carturo, provincia di Padova) decise di andare a fare l'apprendista nella bottega del più importante pittore veneziano del suo tempo, Jacopo Bellini e ne sposò la figlia maggiore Nicolosia, la sorella di Gentile e Giovanni. Essere cognati, almeno nell'ambito della cultura e del costume italiani, presuppone automaticamente una situazione di cronico confronto, insomma una rivalità spesso afflitta da attriti e polemiche.

 

MANTEGNA E BELLINI

Poi si dovrebbe aggiunge che i due facevano lo stesso mestiere, e uno dei due, Giovanni, si sentiva a pieno titolo cittadino di una delle capitali culturali più importanti del mondo e considerava, viceversa, l'altro una sorta di "campagnolo" (e forse anche un po' un parvenu in quanto figlio di un umile falegname). Insomma una competizione tra parenti stretti senza esclusione di colpi che nel corso degli anni riuscì anche a peggiorare perchè Giovanni divenne una indiscussa star internazionale e Andrea, piano piano, dopo i successi mantovani ripiegò, sicuramente non senza amarezza, su un livello di attività che oggi potremmo definire di tipo "locale".

 

Ma è altrettanto vero che questi due grandi personaggi hanno proficuamente collaborato e si sono a lungo mutualmente influenzati, soprattutto nella fase iniziale della loro carriera. Basta dare una occhiata ai celeberrimi due capolavori in mostra che vertono sullo stesso soggetto "L'Agonia nel Giardino dei Getsemani". Potrebbe sembrare, ad uno sguardo frettoloso,  quasi lo stesso dipinto.

 

Mantegna, di suo, sembra qui indossare i panni di un esperto geologo che trasforma i personaggi del suo dipinto in sculture di pietra. Per lui la Natura diventa un doloroso panorama quasi congelato da un destino inesorabile.

 

MANTEGNA E BELLINI NATIONAL GALLERY

L'atmosfera è secca e dura. Ha inoltre una passione persistente per la Storia e la Classicità, è un sensibile e colto "archeologo" (alla National ci sono ampie testimonianze di questa sua ossessione, sono visibili infatti i notissimi "Trionfi di Cesare", in prestito dalla collezione privata della Regina). Andrea ha moltissima immaginazione e una mano probabilmente più felice del cognato. Parrebbe avere tutte le carte in regola per essere il vincitore della competizione. Ed è anche, in un certo senso e almeno per noi, una figura che risulta piuttosto simpatica.

 

madonna col bambino bellini

Il quadro di Bellini, ha invece più luce ed è più morbido, le rocce sì ci sono però non sono così determinanti. Il dramma è visibile anche qui, ma è meno cosmico, più umano e non scevro, forse, da qualche forma di possibile redenzione. Giovanni è un personaggio che conosce bene tutto il sistema dell'arte, dalla committenza (con i suoi molti vezzi) agli aspetti tecnico-produttivi di una bottega di successo. E' un artista-manager, sa interpretare le esigenze di un'epoca, le fa proprie ed è meritatamente il pioniere riconosciuto dell'avventura coloristico-ambientale veneziana. Uno scontato "primo-della-classe".  

 

Bellini e Mantegna si cimentarono brillantemente anche in altre occasioni sullo stesso tema come per esempio "La discesa al Limbo di Cristo" o la "Crocefissione/Calvario" (che provengono dal Louvre). Anche in questi casi la visione meno "specialistica" e più eclettica di Bellini, alla fine, ha avuto la meglio. La Storia dell'Arte l'ha considerato alla fine più rilevante (e così anche il mercato e la fama del loro tempo). 

 

mantegna

Le numerose "Sacre conversazioni" su cui si cimentarono i due veneti sono assurte a dei veri e propri "standard" del genere. Usando una terminologia sportiva, vanno considerati praticamente entrambi imbattuti su questo campo. Se ne possono vedere alcune e sono sublimi davvero. 

 

Caroline Campbell è la curatrice principale di questa mostra/match per niente banale. Il catalogo è molto ben fatto, il bookshop invece è un po' modesto (almeno rapportato alla qualità del progetto).

 

Ritratto Vescovo de Rossi LOTTO

Lorenzo Lotto (1480-1557) fu un inquieto e geniale pittore veneziano che si trovò temporalmente al centro degli avvenimenti artistici della città lagunare (siamo nella prima metà del  Cinquecento, quando Tiziano la faceva da divo e padrone) ma spazialmente in posizione periferica. Infatti l'artista spostò presto la sua azione prima sull'asse Brescia-Bergamo e poi sulla dorsale adriatica, in particolare nelle Marche. Si spense a Loreto.

 

Un maestro, come lo descrive lo storico dell'Arte Bernard Berenson nel 1895, nell'esplorare visivamente il carattere e la natura dei personaggi. Un fine cesellatore di stati d'animo che evidentemente dà il meglio di sè nei ritratti, così lo definisce Matthias Wivel, curatore della rassegna (assieme a Miguel Falomir e Enrico Maria dal Pozzolo). Sembra addirittura che si creassero dei transfer piuttosto intensi tra Lotto e i soggetti che per lui posavano. Era insomma quasi uno psicanalista del pennello.

 

LOTTO 1

Del suo periodo trevisano/veneziano c'è una sua importante opera (proprietà del Museo di Capodimonte, a Napoli): il ritratto di "Bernardo de Rossi", l'allora  Vescovo di Treviso. Il prelato ha un'aria burbera e concreta. Sembra davvero famigliare, come uno di quei volti che affollano "Signore e Signori" (l'inossidabile film di Germi sui vizi e le virtù della provincia veneta). Il "ritratto di Gentildonna in veste di Lucrezia" (che è già ospite fisso della National Gallery) non poteva d'altra parte qui mancare. Si vede una dama che è personaggio unico e inconfondibile, la reclame di un'opulenza fisica e sociale molto particolare, manifestamente molto prosaica

 

Completano la sezione una radiosa "Maria Assunta con Sant'Antonio Abate e San Luigi da Tolosa",  direttamente dalla Chiesa dell'Assunta di Asolo, e una ricchissima (un tappeto orientale più bello non si era forse mai visto prima in pittura) "Elemosina di Sant'Antonino" prestata dalla veneziana Chiesa di San Giovanni e Paolo.

 

LOTTO 2

Il periodo bergamasco è ben illustrato dal ritratto di "Lucina Brembati" e dal "Matrimonio Mistico di Santa Caterina di Alessandria" (provenienti dall'Accademia Carrara di Bergamo). Notevole anche la "Coppia di Sposi" (che invece viene dall'Ermitage di San Pietroburgo). In quest'ultimo la presenza del cagnolino da grembo - sembra essere l'antenato di uno Yorkshire ? - da' un tocco di estrema contemporaneità alla composizione e bilancia uno squarcio sull'esterno abbastanza drammatico, quasi giorgionesco.

 

La sua copiosa produzione marchigiana è pressoché assente. Ed è un peccato, soprattutto per l'incredibile "Annunciazione" di Recanati, la passione di tutti i "gattari" del mondo: il vero protagonista qui, piuttosto che la Vergine, è un gatto irriverente ed indiavolato che sembra saltare da una capo all'altro della tela. Il fatto è che, nello stesso periodo a Macerata (e nei territori circostanti), è in corso l'esposizione "Lorenzo Lotto, Il richiamo delle Marche" che ha logicamente bloccato, almeno temporaneamente, ogni prestito da questa zona. Una buona ragione per fare un salto a Macerata così da avere una visione completa dell'avventura di questo artista.

ANTONIO RIELLO

 

Mostra copiosa di opere e piuttosto ben curata. Merchandising "da 6" e catalogo "da 7 e mezzo".

Mantegna and Bellini (fino al 27 Gennaio 2019)

Lorenzo Lotto Portraits  (fino al 10 Febbraio 2019)

National Gallery, Trafalgar Square, Londra WC2N 5DN

riello

 

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