2019marzianimosca

UN MARZIANI A MOSCA – OLGA STRADA CHIUDE IL SUO CICLO ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA CON LA MOSTRA “60 ANNI DI MADE IN ITALY”, INAUGURATA AL MUSEO DELLE ARTI APPLICATE E DECORATIVE – FELLINI, HOLLYWOOD SUL TEVERE, LA MILANO MODERNISTA DEL PRÊT-À-PORTER, L'ABITO IN TAFFETÀ REALIZZATO DA SCHUBERTH PER LA LOLLOBRIGIDA NEL 1950...

60 ANNI DI MADE IN ITALY al MUSEO DELLE ARTI APPLICATE E DECORATIVE

Gianluca Marziani per Dagospia

 

ospiti 10

Le mie incursioni aliene sul suolo moscovita sono sempre emozionanti. Qui si respira il corpo sociale dell’architettura, il valore fisico dell’imponenza geometrica, la centralità del teatro come disciplina diffusa, il tema educativo di poesia e letteratura. A Mosca la cultura produce rispetto profondo, al punto che difficilmente una mostra lascia indifferenti (come purtroppo accade troppe volte in Italia).

 

gigliola savini

Quando poi la proposta riguarda l’artigianato eccellente della Moda italiana, dal rispetto si passa al culto laico per un tema, il vestire, che definisce un alto valore italico nel Novecento. Olga Strada, direttrice uscente dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca, chiude il suo ciclo con la promozione della mostra 60 anni di Made in Italy, inaugurata al Museo delle Arti Applicate e Decorative, alla presenza della direttrice Elena Titova, del Ministro Consigliere dell’Ambasciata d’Italia a Mosca Guido De Sanctis, della stessa Olga Strada e delle due curatrici Fiorella Galgano e Alessia Tota (la mostra si svolge sotto il patrocinio dell'Ambasciata d'Italia in Russia ed è supportata dal ristorante Sartoria Lamberti).

vasiliev doletskaja strada

 

Parlando con Olga del progetto, mi dice che "La Moda non rappresenta solo un fenomeno effimero, riferito alla sua valenza di subcultura, nè si limita all'aspetto economico, benchè importante, così come non può essere circoscritta, come aveva brillantemente teorizzato Barthes nel suo saggio sulla moda, ad un sistema di significazione all'interno di una struttura codificata. La moda, a maggior ragione in Italia, è strettamente connessa alla cultura del Paese, alla sua storia, bellezza, arte, architettura, cinema, ai suoi sapori e umori, alla sua regionalità e alle sue tradizioni, alla saggezza dell'artigianato e al genio del creatore.

 

elena titova good

Una passeggiata, lungo un percorso fatto di stili diversi, attraverso un periodo di storia italiana dagli anni Sessanta ad oggi dove la moda, intesa nella sua globalità, funge da specchio dei cambiamenti della società italiana." Preziosa presenza quella di Gigliola Savini, figlia di Gaetano Savini, fondatore dello storico marchio Brioni, qui per introdurre un libro dedicato alla figura del padre e alla storia di Brioni. Madame come la Savini ci riportano ai fasti dell’alta moda sartoriale, dei giovani maestri coi loro atelier in una Roma dolce e vitale, dello sfarzo chic che portava l’abito sui confini estetici della scultura.

ospiti 4

 

Da alieno curioso, noto un filo rosso che unisce i grandi marchi italiani, ed è un’attitudine per la memoria storica che definisce il nuovo, un’energia che odora di archeologia e mediterraneo, un arcobaleno di colori in cui si ritrovano i frutti, i vigneti, gli ulivi ma anche gli intonaci delle città antiche, la campagna toscana e le Cinque Terre, la costiera amalfitana e le isole da sogno, la casa di Adalberto Libera per Curzio Malaparte a Capri, i vasi floreali di Panarea e i verdi dei colli marchigiani, i rossi Ferrari e gli Spider Alfa Romeo, gli affreschi dentro migliaia di chiese e palazzi nobiliari, i gialli della Sicilia e le mille onde blu dei nostri mari da sogno mitologico.

krizia

 

Tanto per capire di cosa stiamo parlando, ecco i nomi coinvolti: Renato Balestra, Roberto Capucci, Franco Ciambella, Raffaella Curiel, Marella Ferrera, Sorelle Fontana, Prince Egon Von Furstenberg, Galitzine, Lancetti, Antonio Marras, Gai Mattiolo, Sarli, Sartoria Bonfanti (Fondazione Isabella Rossini), Schuberth, Valentino… Brioni per l’alta moda maschile… e poi Emilio Pucci, Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Roberta di Camerino, Roberto Cavalli, Enrico Coveri, Dolce & Gabbana, Etro, Fendi, Salvatore Ferragamo, Gianfranco Ferrè, Alberta Ferretti, Gucci, Krizia, Max Mara, Missoni, Moschino, Vinicio Pajaro, Prada, Ermanno Scervino, Versace… fino ai bijoux di Helietta Caracciolo, Lucia Odescalchi, Marina Corazziari.

strada doletskaja khadochnikova

 

Passeggio tra capolavori che accendono luci interiori sul cinema di Fellini, sulle dive italiche da Hollywood, sugli americani a Roma, sulla Milano modernista del prêt-à-porter, sui miti che tuttora definiscono gli archetipi di eleganza e stile. Noi marziani abbiamo tutto da imparare rispetto al modo in cui avete elaborato gli abiti e gli accessori; qui su Marte usiamo vestiti in fibre molecolari che si fondono col nostro corpo, mentre voi italiani avete immaginato il vestire per ogni momento della giornata, per ogni stagione e luogo di vita o soggiorno, per ogni possibile evento mondano, per ogni singola identità e tipologia umana.

 

Avete dato forma agli aggettivi da indossare, mentre noi siamo fermi al vestito come semplice sostantivo. D’altronde, se “La Divina Commedia” è stata scritta in Italia qualcosa vorrà dire o no?

 

ferragamo evita madonna

Alcuni pezzi sono da evidenziatore giallo: l’abito da sera in taffetà bianco ghiaccio e blu realizzato da Schuberth nel 1950 per Gina Lollobrigida; l’abito “pretino” delle Sorelle Fontana, indossato da Ava Gardner nel film “La Contessa Scalza” e riproposto in un nuovo stile da Anita Ekberg per “La Dolce Vita”; il famoso “Pyjama Palazzo” della Principessa Irene Galitzine, indossato da Claudia Cardinale ne “La Pantera Rosa”; il tuxedo Brioni indossato da Pierce Brosnan come agente 007 per il film “Die another day”; l’abito in tulle e paillettes dorate di Prada, indossato per un red-carpet dall’attrice Cate Blanchett; un Valentino rosso indossato da Elizabeth Hurley in occasione del Ballo di beneficienza di Estee Lauder’s (1998) e poi esposto nella retrospettiva sul sarto italiano presso l’Ara Pacis di Roma; Roberto Capucci con un capolavoro in crepe di seta e taffettà armellino color lilla; il plissè interpretato come costruzione architettonica nell’abito nero in seta di Gianfranco Ferrè; l’abito “Samurai” in lamè dorato di Krizia; quello di Versace in tessuto metallico, ricoperto da piccoli cristalli Swarovski rosa, indossato da Naomi Campbell nell’ultima sfilata di moda maschile dello stilista…

brioni e valentino

 

Voi umani avete inventato il Made in Italy ed è un Graal che nessuno possiede su Marte. Non è mai esistito il Made in Mars e probabilmente mai nascerà, anche perché lo faremmo sulla falsariga delle tante cose che avete già inventato voi. Siete indietro su tante cose ma la Bellezza è roba vostra, detenete brevetto, codici sorgente e variabili infinite sul tema estetico. Da Mosca è tutto, passo e non chiudo, aprendo lo sguardo sul prossimo futuro…

Fiorella Galgano, curatrice della mostra, e Clara Janovic

francesco la forgia olga strada pino cabrasandrea brillantekatia e natalia konchalovskyospiti 6ospiti

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