1. IL FISCHIETTO DI CASA AGNELLI AMMETTE LE SUE COLPE DAVANTI A DUE DIRIGENTI DELLA ROMA, BALDISSONI E FENUCCI, CHE DOPO LA PARTITA SONO ANDATI A PARLARGLI IN PRIVATO 2. ROCCHI HA AMMESSO CHE I DUE RIGORI CONCESSI AI BIANCONERI ERANO AL LIMITE E CHE SOLO LA MOVIOLA AVREBBE TOLTO OGNI DUBBIO, MENTRE L’ERRORE PIÙ EVIDENTE ERA IL 3-2 DI BONUCCI, PERCHÉ IL FUORIGIOCO ANDAVA SEGNALATO. UN PO’ HA DATO RAGIONE A GARCIA, FAVOREVOLE DA SEMPRE ALLA TECNOLOGIA, E UN PO’ HA ACCUSATO IL GUARDALINEE PER LO SBAGLIO CHE ALLA FINE HA PESATO DI PIÙ SUL RISULTATO E SUL CAMPIONATO 3. MANCAVA SOLO L’IRA DI MOGGI SU TRAVAGLIO: “TRAVESTITO DA PSEUDO TIFOSO JUVENTINO COME SOLO LUI SA FARE E RAPPRESENTARE, DICE: “NON MI VERGOGNAVO COSI DAI TEMPI DI MOGGI: I SUOI ALLIEVI HANNO SUPERATO IL MAESTRO”. CHE DIRE A QUESTO SIGNORE (?): TRAVAGLIO NON SOLO NON È JUVENTINO, È PROPRIO CONTRO LA SQUADRA BIANCONERA”

1. IL DAY AFTER DI ROCCHI

Da “la Repubblica

 

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All’Aia fiorentina, l’associazione degli arbitri locali, di quei due ragazzi si ricordano bene. Negli anni Novanta Matteo Renzi e Gianluca Rocchi erano aspiranti fischietti, separati da soli due anni di età e dalla diversa predisposizione al ruolo: non a caso fu solo il più anziano a fare carriera, mentre il più giovane si buttò in politica.

 

Ma ieri l’antica amicizia col presidente del consiglio – con lui si ritrovava spesso al bar a discutere di pallone e in particolare di Fiorentina e Juventus, raccontano i testimoni dell’epoca - non ha potuto confortare il reprobo della domenica calcistica.

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Protetto dal cordone sanitario degli amici e della famiglia, che depistavano giornalisti e potenziali provocatori, il quarantunenne Rocchi votato al mutismo dalle regole non ha cambiato le sue abitudini. Dalla casa tra Soffiano e Scandicci è sceso di mattina fino all’edicola del suo scontento.

 

La lettura dei giornali non lo ha aiutato a ritrovare il buon umore, che secondo gli intimi aveva già perso ripercorrendo i fatti salienti della partita incriminata. Il tormento personale nascerebbe da un solo episodio: il rigore fischiato a Pjanic per l’intervento su Pogba.

 

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Per il resto le questioni di centimetri chiamano in causa il mancato aiuto degli assistenti Faverani e Banti, sia sul fallo di mano di Maicon sia sulla posizione di Vidal nel 3-2 di Bonucci. Nel calcio, però, non vige mai l’assoluzione per gli arbitri e il giorno dopo del fiorentino più discusso della domenica non è stato tranquillo nemmeno nella sua città.

 

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A Coverciano, a pochi chilometri di distanza dall’insonne fischietto, il ct Conte gli è venuto in soccorso, vietando agli azzurri qualunque commento sulle vicende di Juventus-Roma e astenendosene per primo. «Io devo essere un elemento di unione, non di divisione. E la Nazionale deve fare dimenticare gli screzi del campionato per uno scopo superiore. Rappresentiamo il paese».

 

Invece a Soffiano nessuno ha fatto finta di niente, di fronte ai titoli dei giornali e alle immagini dei calciatori che assediavano sul campo Rocchi. Così, accanto al bar dove lui fa colazione ogni mattina prima di raggiungere la ditta di lampadari di proprietà del padre a Lastra a Signa, l’assoluzione gliel’ha infine impartita il titolare del Viola Point, dove la moglie compra gadget della Fiorentina ai figli tifosissimi: «Sì, dicono che Gianluca l’è gobbo. Ma per noi è solamente un amico». ( e. cu.)

 

2. L’ARBITRO SI SCUSA CON LA ROMA: HO SBAGLIATO

Erika Menghi e Adriano Serafini per “il Tempo

 

rocchi horror gazzella dello sportrocchi horror gazzella dello sport

L’estate aveva seppellito i cattivi pensieri, tornati a galla tutti insieme in una domenica pomeriggio diversa (o forse no) dalle altre. Allo Juventus Stadium è successo di tutto, sia in campo sia sugli spalti, e il responsabile della catastrofe che rischia di compromettere il campionato è stato subito identificato nell’arbitro Rocchi.

 

Lui stesso se n’è reso conto, quando ormai era troppo tardi per cambiare le cose, e ha ammesso, in parte, le sue colpe davanti a due dirigenti della Roma, Baldissoni e Fenucci, che dopo la partita sono andati a parlargli in privato.

 

Il fischietto di Firenze ha ammesso che i due rigori concessi ai bianconeri erano al limite e che solo la moviola avrebbe tolto ogni dubbio, mentre l’errore più evidente era il 3-2 di Bonucci, perché il fuorigioco andava segnalato. Un po’ ha dato ragione a Garcia, favorevole da sempre alla tecnologia, e un po’ ha accusato il guardalinee per lo sbaglio che alla fine ha pesato di più sul risultato e sul campionato.

 

renzi che batte il rigorerenzi che batte il rigore

Si è dimenticato, però, di andare oltre la questione dei centimetri e dell’area da 17 metri per Rudi in versione Mourinho («c’è solo un’area da 25 metri in Italia, perché bisogna fare come gli struzzi?», le parole dello Special One rivolte allo stesso indirizzo). Si è dimenticato, per esempio, di dire che il fallo di mano di Maicon era inesistente a prescindere.

 

Rocchi è stato meno «carino» con Totti, che negli spogliatoi ha preso le redini di una squadra imbufalita e pronta a correre dall’arbitro per chiedere spiegazioni ed è andato ad affrontarlo da solo, a nome di tutti. «Quando ho detto a Rocchi che avevamo visto le immagini nell’intervallo e i rigori non c’erano, lui mi ha risposto che c’erano al mille per mille», aveva riferito sconsolato Francesco nel post-partita.

sabatini pensieroso foto mezzelani gmt sabatini pensieroso foto mezzelani gmt

 

Ai compagni, invece, aveva detto di evitare tweet al veleno. Nainggolan, il più accanito sui social, ha disubbidito reagendo a un tifoso juventino che parlava di «aiutini» in favore della Roma, ma il cinguettio è sparito presto dal web. Anche Pallotta ha voluto incontrare Rocchi, ma il suo è stato solo un saluto istituzionale prima di partire in direzione Londra per il convegno «Leaders of Sport Business Summit».

 

La società ha scelto di non alimentare le polemiche, perché pensa che la squadra sia forte e questo clima non le faccia bene. Le parole di Sabatini a caldo restano valide, quelle «a mente fredda» di Garcia su Twitter sono solo una conferma: «Questa partita fa veramente male al calcio italiano».

 

3. LO PSEUDO JUVENTINO TRAVAGLIO

Luciano Moggi per “Libero quotidiano

 

Juve-Roma, impossibile non parlarne dopo una partita così: per l’importanza e per gli errori dell’arbitro Rocchi. E prepariamoci - vista la sosta del campionato (gioca la nazionale) - a sentire litanie per i prossimi 15 giorni. Ad ascoltare gente che vuole la pagina di giornale che altrimenti non avrebbe.

 

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L’On. Miccoli, per esempio, dice «presenterò un’interrogazione alla Camera ed un esposto alla Consob». In tanti si domanderanno se Miccoli, passato dal Palermo al Lecce, sia stato eletto parlamentare: in molti così sapranno che non è il giocatore,ma un signore con lo stesso cognome, e conosceranno così la vera identità del Parlamentare che proprio questo voleva.

 

La domanda che si faranno tutti quanti magari contrasta con al sua carica: «È possibile che un deputato, con la nostra Italia in recessione, con gli scioperi a catena, con la disoccupazione sempre più galoppante, si possa interessare di un rigore dato o non dato da un arbitro?». C’è in gioco l’avvenire della patria e questo pensa al campionato di calcio anziché fare il mestiere a cui è preposto e per cui è stato eletto. Speriamo che siano in pochi ad assomigliare a Miccoli, altrimenti... E poi c’è Travaglio.

 

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Travestito da pseudo tifoso juventino come solo lui sa fare e rappresentare, dice: «Non mi vergognavo cosi dai tempi di Moggi: i suoi allievi hanno superato il maestro ».Che dire a questo signore (?) che costruisce la sua fama attaccando persone e cose importanti che per lui diventano quasi un miraggio? Travaglio non solo non è juventino, è proprio contro la squadra bianconera.

 

Se fosse juventino leggerebbe le motivazioni dei vari processi, da quello sportivo a quello ordinario, che recitano: “Campionato regolare, nessuna partita alterata, sorteggio regolare”. E allora? Si dovrebbe vergognare, sì, ma per quello che dice e scrive nel segreto delle sue stanze invece di presentarsi ad un confronto che però smaschererebbe tutte le sue fandonie.

 

rudi garcia violino 1rudi garcia violino 1

Guardandosi allo specchio sarebbe pure capace di dire, se il caso lo richiedesse: «Ma quello chi è?». Altro pseudo juventino è Zeman, allenatore del Cagliari. È stato muto dopo l’esonero dalla Roma del suo amico Baldini. È andato al Cagliari perdendo le prime partite,poi è bastata una vittoria, quella di S. Siro contro l’Inter, per risentirlo recitare, su sollecitazione di chi vuol fare audience, le solite litanie contro la Juve e i suoi dirigenti.

 

Dovrebbe pensare alla squadra che gli è stata consegnata anziché parlare male delle persone, visto che a campionato appena iniziato già naviga in zona retrocessione. Con lui la Roma subì la bellezza di 53 reti, un record per la società giallorossa mai sfiorato,e con lui uno dei migliori giocatori, De Rossi, che è il perno attuale della squadra di Garcia, stava al massimo in panchina se non in tribuna.

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E non ha neppure aspettato la controprova dopo la vittoriosa partita con l’Inter, evidentemente moriva dalla voglia di cinguettare, se avesse almeno contato fino a 10 avrebbe capito che non era un’impresa andare a vincere contro la squadra nerazzurra presa a schiaffi anche dalla Fiorentina con un secco 3-0. Ma a lui interessa cantare: tanto se lo esonerano prende ugualmente lo stipendio. Chissà se un giorno gli si possano aprire le porte di Sanremo.

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