picasso

“GUERNICA”, UNA MENZOGNA! – IL CAPOLAVORO DI PICASSO SAREBBE UN DIPINTO RICICLATO PER UN TORERO UCCISO: NEL 1937 IL PITTORE LA VENDETTE AL GOVERNO POPOLARE PER LA NON MODICA CIFRA DI 300.000 PESETAS DELL' EPOCA, CHE FURONO VERSATI DA STALIN

Francesco Agnoli per la Verità

 

GUERNICA PICASSOGUERNICA PICASSO

Di recente il sito della Repubblica ha pubblicato una fotografia di una manifestazione pubblica negli Stati Uniti organizzata da gruppi ideologici affini, e che quindi doveva essere per forza di cose grandiosa ed imponente. Detto fatto: si è trovata la foto di un' enorme manifestazione di alcuni anni precedente e, grazie alla didascalia e a un' opportuna ridatazione, si è offerta al lettore la versione dei fatti desiderata.

 

In poche ore, grazie alla Rete, è comparsa la verità: La Repubblica ha pubblicato una bufala, semplicemente cambiando didascalia e data a una foto.

PICASSOPICASSO

 

Qualcosa di analogo è successo centinaia di volte, soprattutto durante le guerre.

Ma non solo foto. Anche i quadri possono servire a ingannare.

Una delle balle spaziali più longeve è quella che i libri di arte, di storia ecc. continuano a raccontare sul celeberrimo quadro di Guernica.

 

Secondo la vulgata, Guernica fu dipinto per commemorare un fatto storico, avvenuto il lunedì 26 aprile 1937: il bombardamento con bombe incendiarie, accompagnate da raffiche di mitra, di un paesino inerme in giorno di mercato. I morti furono 1.654 e 889 i feriti, su una popolazione di circa 7.000 persone, a carico dei bombardieri nazisti. La prima menzogna è già nella narrazione dei fatti.

 

Scrive lo storico Arrigo Petacco: «Guernica non era una cittadina inerme: distava infatti pochi chilometri dal fronte, vi erano acquartierati 3 battaglioni baschi ed era un importante snodo ferroviario che consentiva un rapido collegamento con Bilbao. Il mercato settimanale del lunedì era stato in realtà sospeso e, in previsione di attacchi dal cielo, erano stati costruiti 7 rifugi antiaerei che salvarono la vita a molte persone... I morti furono 126, i feriti 889. I giornali baschi dell' epoca non avvallarono mai le cifre diffuse dall' estero perché tutti conoscevano i risultati reali del bombardamento».

 

PICASSO A ROMAPICASSO A ROMA

Saranno giornalisti italiani, tra cui Achille Benedetti del Corriere della Sera e Sandro Sandri della Stampa, inglesi e americani come William Carney del New York Times, «a diffondere la prima versione taroccata del bombardamento di Guernica» (Arrigo Petacco, Viva la muerte! Mito e realtà della guerra civile spagnola 1936-39, Mondadori, Milano, 2006; Stefano Mensurati, Il bombardamento di Guernica. La verità tra due leggende, Ideazione, 2004).

 

Lo storico e giornalista Vittorio Messori annota che la versione romanzesca creata da alcuni giornalisti, fu colta al balzo da «due propagande: quella anarcocomunista, naturalmente; ma anche quella britannica, poiché il nuovo governo di Chamberlain doveva convincere l' opinione pubblica della necessità di affrontare grandi spese per il riarmo, vista la barbarie tedesca e la potenza delle sue armi» (Vittorio Messori, Le cose della vita, San Paolo, Milano 1995).

 

Poche pagine di storia sono state così falsate come quelle della guerra di Spagna. Ed eccoci al celebre dipinto. Chi scrive ingenuamente immagina che a determinati fatti (bombardamento di un mercato, uso di bombe al fosforo, incendi, muri crollati, aerei che ronzano nel cielo...) corrisponda una narrazione compatibile.

 

GUERNICA DAILY EXPRESSGUERNICA DAILY EXPRESS

No, ci raccontano sempre che il pittore Picasso, allora chiamato dalla Repubblica a dirigere il Prado, decise di denunciare i bombardamenti nazisti in modo simbolico: niente aerei, niente mercati, niente muri diroccati, per quanto tutto ciò costituisse uno spettacolo piuttosto inedito e originale, ma un toro (il solito toro di molti dipinti di Picasso), un cavallo morente, una donna che regge una lampada...

 

A prima vista Guernica appare come una giustapposizione di immagini poco connesse, la cui interpretazione è per forza di cose molteplice. Alcuni anni dopo il dipinto, fu proprio Picasso a spiegare che, in Guernica, il toro delle amate corride non va interpretato quale simbolo positivo in opposizione al franchismo ma rappresenterebbe, al contrario, «la brutalità» del franchismo, del nazisfascismo, della guerra (Patrick O' Brien, Picasso, Tea, Milano, 1996). Suona tutto molto strano.

 

Il già citato Petacco racconta che la tela di Guernica era in origine un quadro dedicato a un torero ucciso, e che cambiò destinazione dopo che il governo repubblicano commissionò al pittore un quadro «dal contentuto politico». Del resto, chiosa Petacco, Guernica «consente le più diverse interpretazioni».

 

Più prodigo di dettagli, Vittorio Messori, nel testo citato: «Da buon spagnolo, Pablo Ruiz Biasco y Picasso amava le corride. Fu, dunque, sconvolto dalla tragica morte di un suo beniamino, il famoso torero Joselito. Per celebrarne la memoria, mise in cantiere un' enorme tela di 8 metri per 3 e mezzo, che gremì di figure tragicamente atteggiate, a colori luttuosi. Finita che l' ebbe, la chiamò En muerte del torero Joselito.

 

picasso guernicapicasso guernica

Correva però il 1937, in Spagna infuriava la guerra civile e il governo anarcosocialcomunista si rivolse a Picasso per avere da lui un quadro per il padiglione repubblicano all' Esposizione universale in programma a Parigi l' anno dopo. Il Picasso (che diventerà, non a caso, uno degli artisti più ricchi della storia) ebbe una pensata geniale: fece qualche modifica alla tela per il torero, la ribattezzò Guernica e la vendette al governo «popolare» per la non modica cifra di 300.000 pesetas dell' epoca.

 

Qualcosa come qualche miliardo - pare 2 o 3 - di lire di oggi, che furono versati da Stalin attraverso il Comintern. Contento Picasso, ovviamente; contenti anche i socialcomunisti, che di quel quadro di tori e toreri fecero un simbolo che è giunto sino a noi ed è continuamente riprodotto, con emozione, come simbolo della protesta dell' umanità civile contro la barbarie nazifascista. Stando a molti critici d' arte, Guernica è il più celebre quadro del secolo. E, ciò, grazie proprio alla "sponsorizzazione" da parte delle sinistre, a cominciare dai liberals occidentali: la tela picassiana ebbe una sala tutta per sé al Metropolitan Museum di New York e vide milioni di "pellegrini" sfilare in religioso silenzio».

 

Oggi, per Wikipedia, Guernica è «una delle opere che meglio incarnano l' impegno morale e civile» di Picasso.

Profumatamente pagato dal governo repubblicano e da Mosca, alla fine della seconda guerra mondiale Picasso, si iscrisse al partito dei proletari, e degli artisti e intellettuali alla moda: il Partito comunista.

Purtroppo, però, non trovò mai il tempo per accorgersi delle brutalità dei regimi comunisti e per dedicare un quadro anche ad esse.

 

Anzi, come fanno tutti quelli che hanno vinto una volta, ripeté la commedia. Racconta Lucio Villari, sulla Repubblica del 9 dicembre 1998, che nel dopoguerra Picasso trasformò un piccione in una colomba per la pace, ad uso del solito partito comunista allora impegnato a presentarsi al mondo come un' ideologia di pace.

 

Difficile quindi non attribuire anche a Picasso quanto scriveva George Orwell: «Tra gli intellettuali, direi che i cambiamenti di opinione avvengono per effetto del denaro o in considerazione della propria posizione personale».

PICASSOPICASSO

 

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...