fozza milan li yon ghong

MILAN, LA CINA NON E’ PIU’ COSI’ VICINA - IL CAMMINO DI MISTER LI È SULL’ORLO DI UN PRECIPIZIO. PECHINO CHIEDERÀ AI FINANZIATORI DEL PATRON ROSSONERO DI RIENTRARE DELL’INVESTIMENTO - CON UN BUCO DA 200 MILIONI IL DIAVOLO FINIRA’ DIRETTAMENTE NELLE MANI DEL CREDITORE, IL FAMIGERATO FONDO ELLIOTT

MISTER LI MILAN

Tobia Di Stefano per Libero Quotidiano

 

Mettiamola così. Quando Yonghong Li, il magnate cinese con un patrimonio stimato intorno ai 500 milioni di euro, ha deciso di acquistare il Milan con un’operazione da un circa un miliardo, era consapevole di avere un sentiero abbastanza stretto e impervio davanti a sé. Il primo tornante, quello più impegnativo, prevedeva il sostegno di potenziali investitori di Pechino. La seconda curva, non meno pericolosa, puntava sull’allestimento di una squadra che gli consentisse di arrivare con relativa tranquillità in Champions League.

 

Mentre la terza svolta a gomito riguardava la creazione di un sistema di academy in Asia capace di generare un flusso di cassa costante da un centinaio di milioni all' anno. Bene, mai come in questo momento possiamo dire che il cammino di Mister Li è sull’orlo di un precipizio. Il 18 ottobre c’è il Congresso del Partito Comunista cinese e monta l’attesa per le decisioni sugli investimenti all’estero. Ci sarà la stretta tanto temuta dai nuovi proprietari del Milan?

 

LI MILAN

Secondo quanto ha appreso Libero da fonti vicine all’operazione, non solo ci sarà un taglio della liquidità portata fuori dai confini nazionali, insomma addio a nuovi soci dagli occhi a mandorla, ma il governo cinese sarebbe pronto a chiedere ai principali finanziatori del proprietario delMilan di rientrare dall’operazione riportando a casa i soldi versati per l’acquisto dei rossoneri da Silvio Berlusconi. I nomi sono abbastanza noti. Da una parte c’è Huarong, il colosso pubblico dell’asset management che vanta utili per poco meno di due miliardi. E dall’altra il fondo di venture capital Haixia, che ha nel cda rossonero il direttore generale Lu Bo.

 

Nessuno sa i numeri precisi, ma stime verosimili fanno credere che la possibile uscita delle due potenze finanziarie asiatiche creerebbe nelle casse di Mister Li un buco non inferiore ai 200 milioni. È finita qui? Non proprio. Perché anche il piano B della società rossonera rischia di vacillare.

 

berlusconi li yonghong

Da settimane infatti si parla di operazioni ben avviate con le banche americane Goldman Sachs e Bofa Merrill Lynch per rifinanziare i circa 300 milioni prestati dal fondo Elliott ai cinesi. Quei soldi sono stati così ripartiti: 180 milioni sono andati alla controllante Rossoneri Sport Luxemburg mentre altri 120 sono arrivati all’Ac Milan attraverso due bond che vanno rimborsati entro la fine del 2018.

 

Semplificando, la domanda è questa: Goldman e Merrill sono disposte a mettere una cifra così importante (l’operazione dovrebbe farsi con una cessione dei diritti televisivi) per coprire il rosso di una società lussemburghese che peraltro rischia di perdere i suoi principali finanziatori asiatici? Difficile, molto difficile. E lo stesso discorso vale anche per eventuali soci stranieri fuori dai confini cinesi. In questi giorni sono circolate cifre molto alte che valutano il Milan intorno agli 800 milioni, esclusi i debiti, contro i 520 (più 220 di debiti) sborsati ad aprile.

 

Ma anche qui la domanda sorge spontanea: riusciranno i nostri a trovare investitori pronti a rischiare 200 milioni di euro per prendere il 25% di una società di calcio che si trova in queste condizioni di incertezza? Per Yonghong Li e compagni, purtroppo, la risposta sembra abbastanza scontata. Quindi? A oggi, tenendo presente che novità e colpi di scena sono sempre dietro l’angolo, la strada più probabile sembra quella che porta il Milan direttamente nelle mani del fondo Elliott. Che ovviamente non avrebbe nessun interesse a tenerselo in pancia. E così la giostra ripartirebbe dal via.

MILAN LI GUARDIAN

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