offese al tifo della lazio

L’ARTIGLIO DELLA PALOMBA - ‘TROPPA IPOCRISIA: I PRIMI AD ASSOCIARE ANNA FRANK AL CALCIO SONO STATI ROMANISTI CHE LA RITRAEVANO CON LA MAGLIA DELLA LAZIO. LO DICO DA ROMANISTA: UNO DEI POCHI CHE SI È RIBELLATO ALLE CURVE RAZZISTE È STATO LOTITO. MA IN QUESTE ORE PARLANO DI CALCIO PERSONE CHE NON SONO MAI ENTRATE IN UNO STADIO. FA BENE LA COMUNITÀ EBRAICA A PRENDERE LE DISTANZE: A CERTI LIVELLI NON BISOGNA SCENDERE’ - FRANCESCO MERLO E LA STORIA DELLE TIFOSERIE ROMANE, TRA ANTISEMITISMO E IGNORANZA

barbara palombelli francesco rutelli allo stadio

1. LA ROMANISTA PALOMBELLI: ‘I PRIMI AD ASSOCIARE ANNA FRANK AL CALCIO ERANO ROMANISTI CHE LA RITRAEVANO CON LA MAGLIA DELLA LAZIO’

Barbara Palombelli Rutelli sulla sua bacheca Facebook

 

Troppa ipocrisia. Gli originali che associavano Anna Frank al calcio erano romanisti che la ritraevano con la maglia della Lazio. Lo dico da romanista convinta: uno dei pochi che si è ribellato alle curve razziste è il presidente della Lazio. Purtroppo in queste ore parlano di calcio ovunque persone che non sono mai entrate in uno stadio. Il silenzio e la distanza della comunità ebraica sono da sottoscrivere. Sono con loro. A certi livelli non bisogna scendere.

 

 

2. LE GAFFE NON FANNO PIÙ RIDERE

Francesco Merlo per ‘La Repubblica

 

SCRITTE ANTISEMITE CONTRO I TIFOSI DELLA LAZIO

A mezzogiorno Claudio Lotito, circondato dai soliti ceffi di romanacci crapuloni, arriva in sinagoga e dice: «Basta con questo antirazzismo e antisemitismo ». Ma la signora ebrea che mi sta accanto non riesce a riderne: «Il vero oltraggio per Anna Frank, anzi per Anna Franche come la chiama lui, è essere difesa da Lotito ».

 

E subito il presidente della Lazio fornisce un altro esempio di questa sua lingua basica, associativa e fisiologica, la stessa degli ultrà che lo amano e tuttavia lo odiano. «Hai fratelli ebrei, da Claudio... » è la dedica scritta a penna, proprio con l' acca del verbo avere, sulla corona di fiori bianchi e azzurri che sono i colori della Lazio ma anche della bandiera israeliana.

Ed è una di quelle coincidenze che la psicanalisi definisce sincroniche e Lotito "sinestetiche".

 

SCRITTE ANTISEMITE CONTRO I TIFOSI DELLA LAZIO

Davvero Lotito è la prova che non ha inventato nulla il Checco Zalone che dice «fotochoc», «faccio una comicità anglosassa» e «sarei un ipocrita se dico il viceversa».

Ma l' entrata in scena di Anna Frank è illuminante. Improvvisamente ci conferma infatti, e per sempre, che abbiamo colpevolmente troppo riso di Lotito perché serviva al nostro giornalismo spettacolo, dal "Processo del lunedì" alla "Domenica Sportiva" a "Tiki Taka" sino alla prosa colta degli intellettuali raffinati che si compiacciono nell' esegesi del plebeismo, quasi fosse l' essenza popolare del calcio, un po' come Machiavelli che amava giocare a carte nelle bettole. Per anni ci siamo divertiti per i sei telefoni che a volte suonano tutti insieme nelle tasche dove Lotito tiene rotoloni di contanti.

 

E, ancora, abbiamo riso del suo rapporto con Tavecchio che definì «l' ometto mio». Tutti abbiamo collezionato le sue frasi più strampalate da «le diastole non sono dialisi» a «prendere le vacche per le zinne e i tori per le palle». Ma Anna Franche cosa c' entra, com' è arrivata nel mondo di Lotito? «Come è diventato possibile che Anna Frank sia considerata un modo per offendere? », si è chiesto ieri Mario Calabresi.

SCRITTE ANTISEMITE CONTRO I TIFOSI DELLA LAZIO

Mentre aspettiamo l' arrivo del presidente della Lazio in sinagoga giro la domanda ad Arturo Diaconale che di Lotito è il portavoce.

 

Ha lavorato tanti anni al Giornale di Montanelli e fa parte, per conto del Centrodestra, del consiglio di amministrazione della Rai: «Ma dai, è 'na commedia - mi dice - non è la prima volta che Anna Frank viene evocata dai tifosi ultrà. Anche i romanisti l' hanno usata contro i laziali».

Denunziano il peccato di reciprocità anche a Radio Sei dove un certo Giulio però non sopporta «tutta sta retorica su Anna Frank, manco fosse 'a principessa Diana.

 

SCRITTE DEI ROMANISTI CONTRO TIFOSI DELLA LAZIO

Scommetto che stasera ce fanno rivedè la Vita è bella». Pure i tifosi che a grappolo mi fanno cerchio a ridosso di un "covo" della Lazio al Flaminio mi dicono di sapere tutto di Anna Frank: «E mo stamo a vede se domani scrivi che semo coatti, gente che non ragiona». E poi: «Mortacci» esplode Claudio che fa il portiere, «ora te giro su WhatsApp le foto dei muri che a Roma so' tutti romanisti». Ci sta scritto: «Anna Frank tifa Lazio». E ancora: «Laziale ebreo». Sotto, a inequivocabile suggello dell' antilazialità c' è pure: «Dieci, cento, mille Paparelli » ed è un riferimento a Vincenzo Paparelli, tifoso della Lazio ucciso allo stadio nel 1979 da un razzo romanista che gli si conficcò nell' occhio.

 

SCRITTE DEI ROMANISTI CONTRO TIFOSI DELLA LAZIO

Ma la mia amica ebrea mi spiega che l' immondizia antisemita contro la Roma ha radici nella sua storia. Pubblicato da Giuntini è appena arrivato in libreria «Presidenti » di Adam Smulevich che racconta la biografia di Renato Sacerdoti, presidente della Roma, fascista ed ebreo, che, quando furono promulgate le leggi razziali fu allontanato dalla squadra e mandato al confino nonostante fosse un veterano della marcia su Roma. Il libro aggiunge che tra i fondatori della Roma c' erano le grandi famiglie ebree: Spagnoletto, Coen, Della Seta, Ascarelli, Spizzichino...

 

Nel "covo" della Lazio mi spiegano invece che Lotito è odiato dai suoi ultrà schizofascisti perché «ha mostrato gli attributi» e perciò vive sotto scorta. E mi portano in casa di Mauro a guardare un video con i cori laziali contro Lotito.

SCRITTE DEI ROMANISTI CONTRO TIFOSI DELLA LAZIO

Sgolandosi e dimenandosi questi ultrà urlano al loro presidente: «Lotito infame, Lotito ebreo».

 

E finalmente capisco che a Roma il vero nemico degli ultrà è lo sbirro. È Franco Gabrielli, il prefetto, il capo della polizia che ha messo le telecamere nelle curve dove la folla protegge e nasconde i vigliacchi, gli attentatori, i razzisti.

 

SCRITTE DEI ROMANISTI CONTRO TIFOSI DELLA LAZIO

Lo stadio infatti è l' anomìa, la dimensione del fuorilegge, l' impunità appunto, che nel calcio è molto antica, almeno quanto le corna dell' arbitro. E si capisce che per gli estremisti le telecamere siano molto più pericolose di quell' elicottero che ai vecchi tempi ogni tanto si abbassava, faceva vento, emetteva fantastici fasci di luce rossa, con un effetto cinema che piaceva molto ai beduini, agli ultrà in cerca di sensazioni forti.

Ecco perché, in mattinata, quel Lotito che portava i fiori in Sinagoga è sembrato a tutti quasi imbarazzato, di sicuro meno insolente e gradasso del solito. Uno degli omoni che gli fanno corona, un dirigente con la cravatta nera e lo stemma della squadra, mi confessa: «Non l' avevo mai visto così. Ascolta la voce, è strana; come se dice, è 'na voce cotta». E voleva dire rotta. Dice Lotito: «Io li ho combattuti ».

 

tifosi lazio adesivi

Chiediamo: «Quando?». Risponde: «In illo temporis» con il suo famoso latinorum, quello di «est modus in sciaradis». Poi evoca il complotto e aggiunge, con la voce che davvero gli si rompe: «Quelle figurine sono state preparate artatamente». Ripete l' avverbio artatamente almeno tre volte.

 

Lo scandisce pure: «ar-ta-ta-men-te».

La signora ebrea che mi accompagna è convinta che «gli ultrà romanisti e gli ultrà laziali, solitamente divisi dalla stupidità del calcio, sono invece uniti nell' uso di un antisemitismo cieco che non capiscono, e che a loro arriva come un' eco. E poiché sono, anche loro, cretini intelligenti visto che smanettano google, invece di mettere la maglietta giallorossa al solito Shylock con il naso adunco che si fa pagare in libbre di carne umana, tirano fuori Anna Frank. Non sanno che è olandese, non sanno come è morta, sanno però che scrisse un diario che non hanno letto, e che è ebrea come tutti i nemici. Sono confusi come il loro presidente, ma la confusione non assolve nessuno».

ANNA FRANK MAGLIETTA ROMA

 

Confuso, dunque? Lunedì sera, quando organizzava la cerimonia di riparazione, cercando al telefono un consenso dalla Comunità ebraica che non gli è arrivato, Lotito non sapeva dove sta la Sinagoga, e chiedeva con insistenza l' indirizzo di una lapide, di una stele, di un monumento: «C' è la lapide ai deportati», gli hanno suggerito. E lui: «Quali?». Risposta: «Quelli del 16 ottobre». E Lotito: «Ma quale 16 ottobre, domani è 24 ottobre».

 

Chiedo, nel covo della Lazio: «Sapete cosa accadde il 16 ottobre del 1943?». Ma la discussione diventa difficile e dunque evito l' interrogazione. Di sicuro sanno più di Anna Frank che del "sabato nero" nel ghetto di Roma.

 

Dice la mia amica ebrea: «Mai visto un antisemitismo così. E non crediate che quest' intossicazione plebea sia soltanto di destra». E però ieri la tv ha mostrato le svastiche sui muri e, a San Giovanni, la scritta «Anna Frank cantastorie».

francesco merlo

 

A Prati, in via Cola di Rienzo: «Ogni palestinese è come un camerata / Stesso nemico stessa barricata ». Sull' antisemitismo a Roma è stato scritto molto. Salda la sottocultura terzomondista alla pulsioni neofasciste: xenofobia e saluti romani. Le provocazioni hanno coinvolto persino l' Organizzazione dei partigiani (Anpi). E ovviamente la Rete è piena di immondizie, «Roma è fragile, più di Tel Aviv» ripetono quelli della Comunità ebraica.

 

«A Tel Aviv, i commando palestinesi, che combattono l' esistenza degli ebrei di Israele, esprimono un odio etnico e religioso che ha i suoi interessi economici e le sue radici nella storia, si muovono dunque nel codice della spietatezza e qualche volta persino della dignità della guerra. A Roma invece si nutrono di un tifo ridotto a immondezzaio».

A sera, quando termina la mia full immersion laziale, due tifosi mi inseguono: «Te dobbiamo ringrazià, mica lo sapevamo che Anna Franche era stata presa al ghetto de Roma, il 16 ottobre del 1943».

 

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