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PIZZABALLA, L’INTROVABILE – “MA IO NON SONO MAI STATO SOLO UNA FIGURINA” – PARLA L’EX PORTIERE, IL ‘GRONCHI ROSA’ DELL’ALBUM PANINI: “COL CALCIO NON HO GUADAGNATO NULLA, PERO’ MI SONO DIVERTITO. UN SEGNO L’HO LASCIATO. SI’, ANCHE GRAZIE A QUELLA FIGURINA” – HERRERA “CI FACEVA MANGIARE PRIMA DELLE PARTITE IN 12 MINUTI” E LE SCARAMANZIE DI ORONZO PUGLIESE – VIDEO

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Matteo Massi per “il Giorno”

 

«CE L' HO, ce l' ho. Manca». E lui mancava sempre. Stagione calcistica 1963-'64 e Pierluigi Pizzaballa, detto Ligi, era introvabile. Non per l' Atalanta, la squadra della sua città (Bergamo), ma per tutti i collezionisti di figurine Panini.

 

E così nonostante un' onorata carriera che ha conosciuto anche picchi metropolitani (Roma e Milan) oltre alla provincia arrembante (Bergamo, la Dea, ovvero l' Atalanta) e perfino una convocazione ai mondiali funesti del 1966 in Inghilterra, per tutti resta il Gronchi Rosa delle figurine Panini. «Ma io non sono mai stato solo una figurina».

pizzaballa

 

Pizzaballa che ha il suo centro di gravità permanente a Bergamo, nonostante viaggi ormai verso gli 80, ci ride sopra ora.

 

Più che le sue parate poté la sua figurina. Introvabile.

«All' inizio la storia della figurina mi dava fastidio, tutti mi consideravano solo per la figurina e per il fatto che fosse introvabile, non invece perché ero un buon portiere».

 

Aveva una bella concorrenza ai tempi però.

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«Albertosi, Zoff certo e mica giocavo in una grande squadra come loro. Però in nazionale ci sono arrivato anche io».

 

Ma la sua fama è preceduta da quella figurina. Maledetta o benedetta?

«Benedetta direi, se sono passati più di cinquant' anni e la gente mi ricorda ancora».

 

Tra l' altro non è più nel calcio. Sperava di restare in quel mondo?

«Ci ho provato un po', ero un dirigente del settore giovanile dell' Atalanta e da quel vivaio sono usciti fior di giocatori: Donadoni, Madonna e qualche anno più tardi Tacchinardi. Poi si è rotto qualcosa e ho detto stop».

 

E adesso che cosa fa?

«Il nonno e poi vorrei ricominciare a fare il vino, nelle mie colline. Nonno a tempo pieno con un nipotino che fa il portiere».

E che magari non si rende conto che il nonno di serie A ne ha fatta parecchia.

«Il suo mito è Buffon. Ma sa che suo nonno faceva il portiere».

 

Il portiere appunto, non la figurina.

pizzaballa

«Un portiere che pur giocando tra serie B e serie A, almeno inizialmente non ha smesso di lavorare. Lavoravo in una drogheria al mattino e il pomeriggio andavo a piedi allo stadio agli allenamenti».

 

Fantascienza per chi vede ora il mondo del calcio così superpatinato.

«Ma di portieri italiani come quelli della mia generazione non ne vedo tanti in circolazione. Ora telefonini, comparsate e tutte dichiarazioni di circostanza. Io ho incontrato in carriera un paio di personaggi davvero irregolari, politicamente scorretti come si direbbe ora. Penso ad esempio a Zigoni che andava in panchina con la pelliccia sopra la maglietta da calciatore e il cappello da cowboy in testa. Stravaganti, eccentrici e senza peli sulla lingua».

 

Herrera

Non esistono più i calciatori di un tempo. Ma nemmeno le figurine forse. La sua 'figu' introvabile è riuscita ad averla?

«Sì, per i 50 anni della Panini un professore di Avellino che ne aveva due, mi inviò una copia della figurina a casa. Ero il suo mito, mi disse. E la figurina l' ho incorniciata».

Pizzaballa non è stato però solo una figurina.

«Macché. Ho giocato tanti anni in serie A e ho avuto la fortuna di avere dei grandi allenatori. Da Rocco a Herrera, passando per Pugliese».

 

Pugliese era davvero una 'iena' così superstiziosa come si raccontava?

CESARE MALDINI NEREO ROCCO

«Mi allenò alla Roma: superstizioso all' ennesima potenza, tra corna rosse e tutta una serie di riti. Dopo aver vinto una partita ci faceva fare sempre lo stesso percorso in autobus, semafori rossi compresi, anzi diceva all' autista di rallentare per il prendere il rosso».

 

Helenio Herrera tutt' altro stile?

«Superstizioso anche lui. Quel 'taca la bala' che ripeteva in maniera ossessiva, mi risuona ancora in testa a distanza di anni. E poi ci faceva mangiare prima delle partite in 12 minuti. Così si metabolizzava tutto subito».

 

Quanto ha guadagnato col calcio?

«Niente a che vedere con le cifre che girano ora. Il massimo a cui si poteva aspirare ai miei tempi erano 2-3 milioni di lire all' anno. Mi sono divertito però. E ora faccio il nonno. Un nonno felice che sa che un segno comunque, seppure piccolo, nel calcio italiano l' ha lasciato. Sì, anche grazie a quella figurina».

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