artisti rivali

L'ARTE DELLA RIVALITA' - “FINALMENTE POLLOCK È MORTO, ORA SONO IO IL NUMERO 1” - COSÌ DE KOONING CELEBRÒ L' INCIDENTE FATALE DELL’EX AMICO, A CUI PRESE PURE LA RAGAZZA – UN LIBRO, "ARTISTI RIVALI", SVELA PICASSO ALLE PRESE CON LA FIGLIA DI MATISSE, LA GELOSIA DI LUCIEN FREUD PER IL SUCCESSO DI FRANCIS BACON

POLLOCKPOLLOCK

Nicoletta Orlandi Posti per Libero Quotidiano

 

Primi anni Cinquanta. Seduti sul marciapiede davanti a un bar del Greenwich Village, ubriachi, due artisti bevono dalla stessa bottiglia. Si scambiano ad alta voce complimenti del tipo: «Sei tu il più grande pittore d' America», dice uno.

 

«No, no: sei tu il più grande pittore d' America», risponde l' altro. Il teatrino va avanti fino a quando uno dei due perde i sensi. Era Jackson Pollock . L' altro era Willem de Kooning. Erano amici. Ma per loro la "grandezza" era un' autentica ossessione. Così, benché si stimassero e nutrissero sentimenti d' affetto, erano rivali.

 

DE KOONINGDE KOONING

Successe che Pollock, rispetto all' immigrato De Kooning, fu usato come prova del vero talento americano rispetto ai geni soffocati dalla censura del blocco sovietico; successe che De Kooning - che non riusciva a trovare una netta separazione tra linguaggio astratto e figurativo - fosse geloso del fatto che Pollock era diventato famoso facendo sgocciolare dal pennello, che muoveva in aria disegnando nello spazio vuoto, la vernice sulla tela appoggiata a terra. Pollock lo derideva e De Kooning soffriva.

 

Alla fine, quando nel 1956 Jackson guidando ubriaco perse il controllo della sua Oldsmobile, si schiantò e morì, De Kooning esclamò: «È morto. È finita. Sono io il numero uno».

 

A meno di un anno dal funerale, De Kooning iniziò una relazione con la ragazza dell' amico-nemico, sopravvissuta a quell' incidente, e ne fece la sua compagna. La loro storia è uno dei capitoli del libro Artisti rivali (Utet, pp. 352, euro 20), in cui il Pulitzer Sebastian Smee racconta di quattro coppie di pittori legati tra loro da amicizie turbolente e che, forse anche grazie alla competizione reciproca e ai loro complicati rapporti, hanno lasciato un segno indelebile.

 

PICASSOPICASSO

Il libro inizia col "pellegrinaggio" dell' autore in Giappone per vedere dal vivo quel che resta di un piccolo quadro di Degas, un doppio ritratto di Edouard Manet e di sua moglie Suzanne. Il dipinto - in cui Manet è semisdraiato sul divano mentre ascolta la moglie che suona il piano - era stato tagliato in modo da eliminare il viso e il corpo di Suzanne. Ma perché? Forse Suzanne appariva meno bella di quanto fosse, o forse invece Degas nutriva per lei qualche sentimento che dava fastidio al marito? Quando Degas morì il quadro era conservato nel suo studio con un' ottantina di dipinti di Manet a dimostrazione della stima e anche di una fascinazione speciale.

 

ARTISTI RIVALI SMEEARTISTI RIVALI SMEE

Il secondo capitolo racconta di Pablo Picasso che tenne per tutta la vita appeso in bella vista in casa il ritratto che Henri Matisse fece alla propria figlia Marguerite. La storia del loro travagliato rapporto si apre con la visita, all' inizio del 1906, del fondatore dei Fauves allo studio del 24enne spagnolo accompagnato dalla figlia 12enne con cui aveva un rapporto speciale: lo aiutava nel lavoro, posava per lui ed era garante della sua serenità d' animo. Picasso e Matisse divennero amici e un anno dopo si scambiarono delle opere come gesto d' affetto. Il francese scelse una natura morta. Picasso volle il ritratto di Marguerite. Stava cercando di avanzare qualche pretesa sulla ragazzina? Gli ricordava la sorella Conchita?

 

O forse era solo perché le era affezionato? Di certo c' è che il passare del tempo e l' ascesa di Matisse consolidarono il disprezzo per l' artista rivale tanto che quel ritratto fu usato come bersaglio per le freccette. Di lì a poco Picasso realizzò però le Demoiselles (1908) e la situazione si capovolse. Picasso era esibizionista, mondano, sciupafemmine e comunista. Matisse conduceva una vita defilata, priva di pettegolezzi, e attraversò due guerre mondiali senza che la felicità colorata della sua pittura ne risentisse. I due campioni dell' avanguardia non smisero mai di studiarsi da lontano e di contaminarsi. Ma cosa significava per Picasso quel ritratto di Marguerite se non l' affetto che nutriva per lui (e per la figlia)?

MATISSE AUTORITRATTOMATISSE AUTORITRATTO

 

Altra coppia scelta da Smee per dimostrare che le invidie, gli incontri e gli scontri sono moventi per il superamento nella ricerca artistica e che prima ancora del critico c' è lo sguardo del collega impietoso che tocca i nervi scoperti, è quella formata da Francis Bacon e Lucian Freud. Pur essendo affascinato dal modo di essere di Bacon, dieci anni dopo la sua morte, il nipote di Sigmund Freud ancora non voleva sentirlo nemmeno nominare. Eppure conservava gelosamente un suo grande dipinto, con due uomini nudi aggrovigliati in una scena di amore e di lotta, rifiutandosi sempre di prestarlo per le mostre.

 

L' idea di rivalità, chiarisce Smee, «non ha nulla a che fare con il cliché macho dei nemici giurati (...). È un libro sulla seduzione, e dunque in certa misura anche sulle rotture e i tradimenti».

willem de kooningwillem de kooning

 

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