barcellona bayern resize

PRUSSIANI E BAVARESI, L’EUROPA E’ COSA LORO (ANCHE NEL PALLONE)

Gian Arturo Ferrari per il Corriere della Sera

E così, alla fine, ci sono riusciti. Prussiani (Borussia è il nome latino della Prussia) e bavaresi - vale a dire la Germania intera, da cima a fondo - sbarcheranno a Londra coronando un sogno lungamente accarezzato e momentaneamente accantonato nel 1940, quando l'operazione Leone marino, malamente messa insieme da Göring, si arenò ancor prima di partire. Questa volta invece ci arriveranno e a Wembley si disputeranno il titolo di campione d'Europa.

Cosa loro, è il caso di dire. Alla faccia non solo degli inglesi, piuttosto seccati, ma dei già frizzanti spagnoli (fatti oggi a brandelli e trascinati nella polvere) e persino degli impertinenti italiani. I quali, nonostante le molte pezze a quel tal posto e i molti e indecorosi piagnistei, avevano osato solo tre anni fa batterli con l'Inter nella finale di Champions (sembrano passati tre secoli...) e l'anno scorso battere addirittura la nazionale germanica nella semifinale degli Europei.

Ma invece di ironizzare - come, per un vizio incorreggibile, stiamo ahimè facendo - sarebbe bene meditare su alcuni aspetti di questa vicenda. Anche per trarne, se possibile, alcuni insegnamenti, di cui Dio sa se abbiamo bisogno.

Una prima riflessione riguarda la perseveranza (con, in aggiunta, la compostezza). Il Bayern ha perso la finale di tre anni fa e l'ha ripersa l'anno scorso, più per sfortuna quest'ultima che per demerito. Nessuno si è strappato i capelli e si è lacerato il petto. Niente strazi, drammi, tragedie, apocalissi. E, al seguito, niente sgambetti, trappole, imboscate, pugnalate. Beckenbauer non ha perso il suo gentile aplomb.

Rumenigge, elegante come un ambasciatore, ha detto in un italiano perfetto cose misurate e sagge. Avevano preso una strada e intendevano seguirla, ragionevolmente sicuri che il lavoro ben fatto si accumula e dà frutti. Sono andati avanti, senza pensare che il risultato dovesse per forza arrivare subito o prestissimo. E adesso, dopo aver rifilato sette gol senza prenderne neanche uno al Barcellona, entrano a Wembley. Ma non hanno ancora vinto. E lo sanno. Lezione numero uno: la strategia si pondera, ma, una volta scelta, non si cambia. (In proposito, dare un'occhiata veloce al recente passato politico italiano...)

Secondo: la gestione. Come tutti sanno, il Bayern è un modello di buona gestione, è in attivo, possiede il proprio stadio e si muove in tutto e per tutto come un'impresa. Ha cioè la forma che contraddistingue le iniziative umane sensate all'inizio del ventunesimo secolo. Altre forme - le elargizioni mecenatesche, le azioni propagandistiche, le ostensioni di prestigio, persino gli sfoghi di incoercibili passioni - non sono di per sé censurabili o illegittime. Ma più fragili sì, più caduche, più instabili. E, inoltre, appartengono a un'altra epoca, a un altro mondo.

Le squadre di calcio possono benissimo non essere imprese, ma ne pagheranno, e come si vede molte già ne pagano, tutti i prezzi. Quanto alla buona gestione, non è un'idea - né un'ideona né un'ideuzza - scoperta la quale, o impadronitisi della quale, tutto è risolto. È una pratica. Lenta, difficoltosa e soprattutto quotidiana. Gestire bene è un'arte che si apprende non per ispirazione divina, ma da un contesto, da un ambiente che la favorisce e l'apprezza. Il problema è crearlo, questo ambiente. In sintesi: senza buona gestione nessun risultato duraturo.

Terza e ultima meditazione, l'eccezionalità e il genio. Le squadre tedesche hanno due caratteristiche. I proprietari non sono emiri, sceicchi, pascià ovvero oligarchi russi di nebbiosa reputazione. E i giocatori non sono fuoriclasse assoluti. Grandissimi giocatori sì, come Robben o Ribery, ma non esemplari unici in natura come Messi e Ibrahimovic o, in misura minore, Cristiano Ronaldo ed Eto'o. Il concetto è in realtà il medesimo: l'eccesso non è necessario (e forse neppur ricercato o richiesto).

Occorre invece l'alto, l'altissimo livello. Tale da rimanere però, almeno in linea di principio, raggiungibile. Dunque non un dono, gratuito e capriccioso, degli dei, ma in larga misura il risultato di una applicazione. Da cui l'ultima massima: applicarsi, migliorarsi, non confidare nell'eccezione, nel miracolo. E, per noi italiani, non confidare nel miracolo italiano. Quello vecchio fu il frutto, benefico, della guerra fredda e del conseguente piano Marshall da un lato e del basso costo del lavoro dall'altro. Quello nuovo non sembra alle viste.

Nessuna pedagogia è piacevole, ma quella di marca tedesca, che ci viene oggi dal calcio, ma ogni giorno da Bruxelles, da Francoforte, da Berlino, è particolarmente sgradevole. Il ministro Schäuble, con la sua testa da spennacchiato predatore, non ci trova simpatici e questa è per noi quasi un'offesa. Ma senza mostrarci tanto delicati (anche perché non ce lo possiamo permettere) faremmo bene a considerare non la poca grazia che viene usata nei nostri confronti, ma la verità di ciò che ci viene detto.

Le riforme, noi, non le abbiamo fatte. Un modello di sviluppo del Paese non ce l'abbiamo. Ai nostri giovani, sui quali si riversano fiumi di retorico inchiostro, non abbiamo saputo dimostrare che studiare e impegnarsi servono a qualcosa. E mentre noi oziavamo, in Germania si è unificato il Paese (in vent'anni, mentre noi non ci siamo riusciti in centocinquanta), sono state attuate le riforme (gravose anche per loro) e si è compiuta la scelta strategica.

Quella cioè di puntare sulla qualità della «vecchia» industria manifatturiera.
Mentre gli Stati Uniti si orientavano sulle nuove tecnologie e la Cina sui bassi costi, la Germania ha guardato all'eccellenza della manifattura. Mentre gli altri discettavano sulla maturità dell'industria automobilistica, loro hanno conquistato il segmento più alto e più profittevole del mercato mondiale.

Il modello tedesco, come il Bayern, non è costruito sui Messi, non vagheggia l'innovazione sconvolgente. Confida nell'innovazione di tutte le piccole cose tutte insieme. Persevera. Insiste. Crede in quello che fa. Le nostre squadre padronali stanno rapidamente affondando nel passato. È un dispiacere per chi ama il calcio e ha seguito le vicende, spesso gloriose, del calcio italiano. Ma sarebbe ben peggio se, insieme con il calcio, dovesse affondare anche l'Italia.

 

 

MESSI Barcellona Bayern resize Barcellona Bayern resize Barcellona Bayern resize Barcellona Bayern resize Barcellona Bayern resize Barcellona Bayern resize Barcellona Bayern resize Barcellona Bayern resize

Ultimi Dagoreport

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…