UNA “PULCE” NELL’ORECCHIO - E SE LA STORIA D’AMORE TRA MESSI E IL BARCELLONA FOSSE AL CAPOLINEA?

Andrea Nicastro per il "Corriere della Sera"

Voci, spifferi e sei centimetri di lesione al bicipite femorale della gamba magica, la sinistra. Tanto basta a cambiare l'immagine della decennale storia d'amore tra il Barcellona e Leo Messi. Possibile? Fosse vero, sarebbe incredibile.

Dà fuoco alle polveri un agente famoso per le sue rivelazioni non verificabili («Se non è così, smentitemelo» è il ritornello del procuratore-opinionista tv François Gallardo). «Il Barça aveva promesso un aumento di stipendio alla Pulce, per tenerlo sopra i 16 milioni che prende il nuovo acquisto Neymar. I rappresentanti dell'argentino avevano accettato 18 milioni, ma il Barcellona si è tirato indietro - racconta Gallardo nella trasmissione di gossip calcistico Punto Pelota -. Messi c'è rimasto male».

Poveretto, guadagna solo, sponsor inclusi, 133 euro al minuto (75 milioni l'anno). «In questo stato d'animo -prosegue mister Smentitemi -, l'offerta monstre arrivata da un Paese molto vicino alla Spagna ha convinto Leo ad andarsene dal Barcellona a giugno».

Apriti cielo. I media vicini al Real Madrid pare abbiano visto l'ultimo segreto della Fifa. Li ottenebra la gioia per una prossima emigrazione del nemico pubblico numero uno. Blog e tweet si scatenano. Parlano dei petrodollari del Psg e gongolano quando Franz Beckenbauer, presidente del Bayern, dice che «mettere assieme Messi e Ribery sarebbe una grande operazione, anche dal punto di vista del merchandising».

In fondo in Germania l'aspetta l'amato Pep Guardiola. Le testate madrilene con una reputazione da difendere restano abbottonate. Quelle di fede barcellonista mute. In fondo sono passati appena quattro giorni dall'ennesima scarpa d'oro alla Pulce e tre dalle sue dichiarazioni d'amore: «Assegni in bianco da altre squadre? La mia vita è nel Barcellona, la mia intenzione è restare qui per sempre».

Certo non sarebbe la prima smentita di circostanza. La materia per i dietrologi non manca. I tempi d'oro del calcio spagnolo sono al tramonto. Le squadre non sono più sostenute da banche politicizzate e il fisco non è generoso o cieco come un tempo. Messi se n'è accorto più di ogni altro quando ha patteggiato una multa da 15 milioni. Perché non dovrebbe cambiare aria? Gli basta trovare chi lo comperi con 200, 300 milioni e poi gli paghi 30 milioni a stagione. Semplice, no?

Poi c'è il mistero infortuni. La Pulce sembrava infrangibile. Ora, invece, si è fermato per la quarta volta in 8 mesi. L'ultima lesione muscolare ha tempi di recupero attorno ai due mesi. Il divino Leo è cresciuto, ora ha moglie e figlio, e (dicono i «bene informati») si concede qualche distrazione: un piatto più pesante, un'ora dal fisioterapeuta in meno, tanti viaggi per gli sponsor, addirittura più chilometri di quelli percorsi per giocare.

Leo non ha fretta di guarire visto che i Mondiali si avvicinano e sono l'unico titolo che manca alla sua bacheca e il Barça, proprio con le sue assenze e la crescita di Neymar, sta capendo che si può vincere anche senza il tetra pallone d'oro. Tutti indizi di fuga? Messi nega. Il club neppure risponde. Cosa succederà? Forse semplicemente a gennaio Leo ricomincerà a segnare, Barcellona a sognare e sarà Madrid a risvegliarsi. «Smentitelo, se non è così».

 

 

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