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LE RESISTENZE DI SALVINI E I TIMORI DI GIORGETTI, GIORGIA MELONI E’ COSTRETTA A  BLOCCARE PER ORA L’ACQUISTO DI ARMI DAGLI AMERICANI DA DESTINARE ALL’UCRAINA E CROSETTO ANNULLA IL VIAGGIO NEGLI USA PREVISTO PER VENERDI’ – DIETRO LA DECISIONE IL “NO” DEL FILO-PUTINIANO SALVINI AGLI AIUTI MILITARI A KIEV (DICHIARAZIONI REGISTRATE CON FASTIDIO DALL’AMBASCIATA AMERICANA A ROMA E SEGNALATE ALLA CASA BIANCA) E LE VALUTAZIONI DEL MINISTRO DEL TESORO, ALLE PRESE CON LA "MANOVRINA": SE IL MESSAGGIO È DI RIGORE, HA DETTO GIORGETTI ALLA PREMIER, SPENDERE DENARO IN ARMI DIVENTA DANNOSO PER IL CONSENSO. E DAREBBE FIATO A CHI, COME CONTE, CONTESTA LE SPESE MILITARI – WASHINGTON INSISTE SULL’AUMENTO DEGLI INVESTIMENTI NELLA DIFESA, FINO AL 5% DEL PIL – COME LA RUSSIA PENETRA L'ITALIA, VERO VENTRE MOLLE DELL’UE: DAGOREPORT

DAGOREPORT

https://www.dagospia.com/politica/dagoreport-l-obiettivo-donald-trump-e-destabilizzare-l-unione-europea-e-453552

 

Tommaso Ciriaco per repubblica.it - Estratti

 

GUIDO CROSETTO GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Una riunione riservata tra Giorgia Meloni e Guido Crosetto. A Palazzo Chigi, nel primo pomeriggio di ieri. Un’analisi dettagliata che ruota attorno all’opzione di acquistare dagli Stati Uniti armi da donare a Kiev.

 

Al termine, la presa d’atto che al momento non è possibile fornire agli americani tutte le garanzie necessarie per aderire al programma Purl. Quello, per intenderci, che permetterebbe all’Italia di comprare dagli Usa armi da destinare a Kiev.

 

Dunque, la decisione condivisa: il viaggio di Crosetto a Washington il prossimo 14 novembre per incontrare il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth - si apprende da fonti di massimo livello dell’esecutivo - è annullato. Almeno per il momento. Un indizio, in questo senso, sembra decisivo: sempre venerdì - trapela dalle stesse fonti - il ministro dovrebbe recarsi a Berlino per prendere parte al formato E-5 assieme ai colleghi della Difesa di Francia, Germania, Regno Unito e Polonia.

 

guido crosetto giorgia meloni matteo salvini

Da oggi a venerdì, il quadro può nuovamente cambiare. Ma fino alla tarda serata di ieri, nulla lasciava presagire altri colpi di scena: missione congelata.

 

La ragione, si apprende dalle stesse fonti, sarebbe da far risalire ai nodi interni che affliggono l’esecutivo Meloni. Due, in particolare. Entrambi conducono fino al vertice della Lega.

 

La prima è una motivazione tutta politica. E risponde al nome di Matteo Salvini. Le recentissime dichiarazioni contro l’acquisto di armi da destinare all’Ucraina, quelle registrate con fastidio dall’ambasciata americana a Roma e prontamente segnalate alla Casa Bianca, come riportato ieri da Repubblica, avrebbero complicato il viaggio. In questa fase, infatti, l’amministrazione Trump sembra poco incline a concedere agli alleati tentennamenti, sfumature, frenate.

giorgia meloni donald trump

 

E considera politicamente fondamentale - oltreché conveniente per l’industria bellica Usa - l’adesione dei partner a Purl.

 

Lo strappo leghista ha dunque messo Palazzo Chigi di fronte a una scelta: sfidare il vicepremier e aderire al programma di acquisti gestito dalla Nato, aprendo una crepa pubblica nella maggioranza, oppure desistere - almeno per ora - anche a costo di assecondare il veto del Carroccio?

 

Sono riflessioni che hanno impegnato ieri Meloni, Crosetto e il resto dei vertici dell’esecutivo. La seconda valutazione è di ordine economico, anch’essa venata ovviamente di politica. Il viaggio del ministro della Difesa cade (cadeva) infatti in piena sessione di bilancio, con una finanziaria di austerità ancora da approvare. Per Giancarlo Giorgetti, i margini per derogare al rigido controllo sui conti sono strettissimi, quasi inesistenti. E la portata degli eventuali investimenti in armamenti è poco sostenibile.

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini ancona

Il titolare del Tesoro, che ieri ha incontrato in mattinata Meloni assieme ad Antonio Tajani e allo stesso Salvini (collegato dalla Puglia), ha spiegato riservatamente alla premier un rischio incombente: se il messaggio è di rigore, spendere denaro in armi diventa dannoso per il consenso.

 

E darebbe fiato a chi all’opposizione – in particolare al Movimento – contesta le spese militari. Come non bastasse, c’è un altro dettaglio a complicare il quadro: Washington insiste per ottenere dall’Italia un incremento significativo degli investimenti in armi e difesa, fino al 5% del pil. È un impegno sancito durante l’ultimo vertice Nato, che Roma giudica difficile da rispettare.

matteo salvini giancarlo giorgetti voto di fiducia sulla manovra 2024 foto lapresse

 

Sono difficoltà che hanno spinto Crosetto ad annullare il viaggio da Hegseth. E questo, nonostante il fatto che l’esecutivo abbia toccato con mano il pressing di Volodymyr Zelensky per acquistare dagli Stati Uniti armi utili alla resistenza ucraina. 

 

(...)

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