diritti tv

IL NOSTRO CALCIO E' NOIOSO: NESSUNO VUOLE LA SERIE A – L'ANALISI SULLO STATO DISASTROSO DEI DIRITTI TV DEL NOSTRO CALCIO DI “MILANO FINANZA” – LE SOCIETÀ VORREBBERO AUMENTARNE IL VALORE NEL PROSSIMO TRIENNIO MA NESSUNO PARE INTENZIONATO AD AGGIUDICARSI LE IMMAGINI IN ESCLUSIVA: “DAZN RESTA IN FORTE PERDITA E NELLA PROSSIMA ASTA NON POTRÀ CONTARE SUL SOSTEGNO DI TIM. SKY NON È DISPOSTA A FARE FOLLIE E NEANCHE I COLOSSI DELLO STREAMING SEMBRANO VOLERSI IMPEGNARE” – L’ALTERNATIVA SAREBBE IL CANALE DI LEGA MA...

Da www.ilnapolista.it

 

diritti tv serie a

La Serie A è in ritardo rispetto agli altri campionati europei e i presidenti dei club italiani si interrogano su come accorciare in fretta il divario. Si pensa ai fondi, alla proroga dei diritti tv e alla Superlega, scrive Milano Finanza. Ma, nel caos, rischia di saltare anche la media company.

 

Partiamo dai diritti tv. Al momento, fra mercato interno e internazionale, assicurano 1,1 miliardi l’anno e sono la principale fonte di reddito delle società che, per questo motivo, vorrebbero aumentarne il valore nel prossimo triennio. Non sarà facile, scrive il quotidiano finanziario. “Dopo aver perso meno abbonati del previsto, Sky non pare intenzionata a fare follie per aggiudicarsi le immagini in esclusiva”.

 

diritti tv 3

D’altra parte, “Dazn resta in forte perdita e nella prossima asta non potrà contare sul sostegno di Tim. A dispetto degli auspici del proprietario del Napoli, Aurelio De Laurentiis, gli esperti considerano poco probabile che Apple possa vestire i panni del cavaliere bianco. E neanche Amazon, Paramount e Netflix sembrano volersi impegnare oltremodo nella partita per la Serie A”. Ecco perché la Lega ha deciso di sondare il mercato con due anni di anticipo rispetto al prossimo triennio, che inizia nel 2024. E soprattutto di considerare l’alternativa del canale di Lega.

 

“La piattaforma potrebbe essere assegnata contemporaneamente a più broadcaster, garantendo un incasso almeno pari agli attuali 910 milioni”. Inoltre i contratti di distribuzione e trasmissione potrebbero anche superare i tre anni di limite imposti dalla Legge Melandri e questo “consentirebbe agli operatori una programmazione a lungo termine e, almeno in teoria, dovrebbe invogliarli a offrire di più”.

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Per finanziare la fase di start-up del canale di Lega si è fatto avanti il fondo Searchlight, che vorrebbe investire fino a 2 miliardi nella media company della Serie A, in cambio di una partecipazione proporzionale ai risultati finanziari della Lega e di non meglio specificati poteri di governance. E non c’è solo Searchligth, scrive Milano Finanza. “Anche Caryle, Apax e Three Hills si sono detti disponibili a entrare nel capitale della media company attraverso il veicolo “Love for Football”.

 

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Mentre sono stati allacciati anche contatti preliminari con un paio di grandi banche internazionali. Inoltre, il presidente della Lega Serie A, Casini, ha parlato di interessamento di alcuni fondi. “Fra loro, secondo indiscrezioni, vi sarebbe anche Cvc, capofila della cordata con Advent e Fsi che era arrivata a un passo dal comprare per 1,7 miliardi il 10% dei diritti tv del campionato italiano”. Affare, come sappiamo, poi sfumato per la divergenza di opinione di alcuni presidenti. Divergenze che sussistono.

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Milano Finanza scrive: “Un nuovo stop ai private equity potrebbe travolgere anche il progetto media company che, senza investitori terzi, creerebbe un’ulteriore sovrastruttura di potere, un’inutile duplicazione degli enti. Il patron del Napoli De Laurentiis avrebbe perciò già bocciato il piano e altri presidenti si sarebbero schierati sulla stessa linea. Tutti i club sono invece concordi nel richiedere una modifica della Legge Melandri che consenta di aggiudicare i diritti tv domestici per un periodo superiore a tre anni”.

 

DIRITTI TV SERIE A

Una modifica che potrebbe essere agevolata dall’elezione di Lotito senatore. Il prolungamento dell’assegnazione porterebbe ad offerte più alte da parte dei broadcaster, e in particolare di Dazn. “Facendo così – forse – saltare nuovamente il banco dei private equity”. Insomma, conclude il quotidiano finanziario, “la Serie A appare nel pallone”.

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