RUTTO LIBERO E PALLA AL CENTRO - BENISSIMO, BENITEZ - JUVENTUS E BASTA - MILAN, FATAL DECLINO - SERGENTE GARCIA - BRODINO INTER - CAGLIARI EXPRESS - SORRISI PER IL TORINOER

DAGOREPORT

FATAL DECLINO.
Più che Fatal Verona, fatal declino. Un Milan presuntuoso, in vantaggio a Verona dopo dieci minuti grazie a Poli, finisce per perdere al Bentegodi per due zuccate del sottovalutato trentaseienne Luca Toni (speriamo per i Della Valle che la Fiorentina non debba pentirsene) e inclina nella peggior direzione la strada verso il ritorno del Champions preliminare con il Psv. Ci si attendeva una guerra o quasi tra il pubblico veronese e Balotelli, ma per una volta, scacco matto alle attese e contropiede al tifo becero e agli addolorati editoriali del giorno dopo.

La Verona che ricorderà tutta la vita il 1985, Osvaldo Bagnoli e il danesone Preben Larsen Elkjaer, ritrova la serie A dopo 11 anni e in una partita sentita (40 anni fa a Verona il Milan perse lo scudetto all'ultima giornata, nel '90 replicò Arrigo Sacchi) gioca la gara perfetta. Ordinato dietro (non male il portiere brasiliano Rafael) nei piedi di Toni davanti. Centrali del Milan e punte molto rivedibili, Allegri se la prende con i suoi. Aveva promesso un successo a Berlusconi. Non è andata bene. Ma il risultato (visto l'attivismo sul mercato pari a zero) è in sostanziale pareggio.

JUVENTUS E BASTA.
Poco da dire sul successo della Juventus a Genova. Un dominio (non scintillante ma evidente) e tre punti presi ma non rapinati con il minimo sforzo. Inventa Pogba, rifinisce Tevez già pienamente abituato, a differenza di Llorente, ai nostri climi. La Samp non esiste. Buffon non si sporca mai i guanti, il temuto Gabbiadini gira al largo dalla porta. Sansone rimane in panchina. L'impressione è che la stagione in corso abbia un padrone molto simile a quello delle ultime due stagioni.

BRODINO INTER
Nel possibile addio di Massimo Moratti a San Siro e dopo un inguardabile primo tempo, l'Inter acciuffa tre punti con un'azione costruita proprio dai suoi vituperati esterni (Jonathan crossa, Nagatomo entra in porta con il pallone) batte il Genoa per 2-0 (raddoppio dell'ex Palacio nel recupero) e allontana l'estate dei tonfi internazionali in serie.

Mazzarri dirada gli incubi che da mesi accompagnavano la squadra a San Siro, vince la seconda gara ufficiale in pochi giorni e al grido obbligato da offrire alle telecamere: «sbagliate a sottovalutarci, vi stupiremo», aspetta qualcosa dagli ultimi giorni di mercato. Il resto è concentrato in un pomeriggio mediocre che mette in mostra un tenue recupero di Icardi verso una condizione accettabile, la concretezza del nuovo tecnico (per lo spettacolo ripassare) e poco altro. Il Genoa? A parte mezza occasione di Kucka, non pervenuto.

BENISSIMO, BENITEZ.
Alla vigilia di Napoli-Bologna il tecnico Pioli aveva voluto far sapere: «La salvezza non mi basta più». Avrebbe fatto meglio a tacere perché il primo risultato del torneo, la sconfitta a Napoli per 3-0 (due gol di Hamsik, un tap-in e molte altre cose dello strepitoso e finora deludente Callèjon) ridimensiona l'allenatore che in estate sognava la Roma e offre al rassicurante profilo di Rafa Benitez una settimana tranquilla.

La gara ha un padrone di nome Marek Hamsik. Senza Cavani e con un Pandev ritrovato, è lui il catalizzatore. Napoli ha dimenticato il Matador. Marek svaria in tantissime zone del campo, ha classe purissima, tiro, coraggio, altruismo. Ha il tiro. Il terzo gol è bellissimo e ne offre un modesto saggio.

SERGENTE GARCIA.
Sicura la Roma nel tranquillo porto di Livorno. Il simpatico Aldo Spinelli ha costruito una squadra che non pare attrezzata per la serie A. Quindi la truppa di Garcia domina e passa con un gol di Daniele De Rossi, uno che a Livorno, sui gradoni dell'Ardenza, osservando il padre in mezzo al campo, è cresciuto. Capitan futuro è rimasto con il suo pesantissimo ingaggio e forse, a questo punto, dopo le partenze di Osvaldo e Lamela, non andrà via né oggi né domani.

Segna anche Florenzi (ottimo anche l'anno scorso), balla leggero Totti, rischia poco o niente dietro la difesa groviera della prima parte del 2013. Il merito di Garcia è quello di vincere senza patemi una partita che forse l'anno scorso la Roma avrebbe perso. Per iniziare non è poco. Il domani dipende anche dall'ultima settimana. Rimane Borriello (in campo dall'inizio!) o arriva qualcuno?

Pallotta è dall'altra parte dell'Oceano, a volte (a Roma lo sanno) le risposte arrivano in differita. Arrivano in diretta invece quella della Lazio. Nette contro il razzismo. Orgogliose in campo. Maltrattata in Supercoppa, rapida nel piegare l'Udinese nel primo quarto d'ora (capolavoro di Hernanes e uscita folle del portiere di Guidolin, Kevala sull'eterno Klose per il rigore del 2-0 realizzato da Candreva) e poi ottima nel chiudersi e soffrire battendo la squadra che negli ultimi anni le aveva negato a più riprese la Champions.

CAGLIARI EXPRESS.
Una delle storie del calcio italiano di cui non si parla abbastanza è quella del Cagliari. Da un anno in un silenzio assordante, l'unica squadra in serie A della regione è costretta suo malgrado a giocare a Trieste. È uno scandalo immotivato che tra un arresto per le telecamere e un'inchiesta della magistratura sarebbe il caso di sanare. Ora si parla di ritorno al Sant'Elia. Meglio tardi che mai.

La squadra gioca benissimo e anche in quest'ennesimo esordio da stranieri se la cava come si trovasse a casa. Due uno all'Atalanta in rimonta. In attesa della Fiorentina di Montella a Catania, pari tra Parma e Chievo e sorrisi per il Torino di Ventura. Due a zero al Sassuolo con supergol di Cerci. Urbano Cairo in tribuna, sotto la pioggia, sembrava contento di aver speso bene i suoi soldi.

 

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