claes oldenburg

“IO SONO PER UN'ARTE CHE FA QUALCOSA DI DIVERSO DAL SEDERSI SULLE CHIAPPE IN UN MUSEO” - SE NE VA A 93 ANNI, NELLA SUA CASA STUDIO DI NEW YORK, CLAES OLDENBURG PADRE NOBILE DELLA POP ART – I PANINI GIGANTI, IL MONUMENTALE “AGO, FILO E NODO” DEL 2000 IN PIAZZALE CADORNA A MILANO, LA COLLABORAZIONE CON GERHY E LA PERFORMANCE VENEZIANA DEL 1985 “IL CORSO DEL COLTELLO” – “LA NOSTRA IDEA È DI TOGLIERE L'ARTE DAL PIEDISTALLO E INSERIRLA NELLO SCORRERE DELLA VITA”

Rocco Moliterni per “La Stampa”

 

CLAES OLDENBURG 7

«Io sono per un'arte che fa qualcosa di diverso dal sedersi sulle chiappe in un museo»: questo il manifesto programmatico di Claes Oldenburg, il grande vecchio della Pop Art americana, morto ieri nella sua casa di Manhattan a New York a 93 anni.

 

Oldenburg era nato in Svezia (il padre era un diplomatico), ma bambino si era trasferito a Chicago, prima di approdare nella New York che l'avrebbe visto diventare ben presto uno dei protagonisti della scena artistica. La New York a cavallo fra gli Anni 50 e 60 è una vera fucina di talenti, dove sta per esplodere il fenomeno della Pop Art, che sposterà per sempre il baricentro dell'arte contemporanea dall'Europa agli Stati Uniti.

CLAES OLDENBURG

 

Sono anni caotici e felici, dove ogni sera c'è un posto in cui succede qualcosa, trionfano l'happening e la performance... E Oldenburg diventa amico di Alan Kaprow, che di quelle arti perfomative è una sorta di profeta. Il verbo della Pop Art prevede che si faccia arte con gli oggetti di uso comune, dalla scatola di zuppa, resa celebre da Andy Warhol, al tubetto di dentifricio di una celebre opera proprio di Oldenburg. Nel 1961 lui apre nella sua galleria The Store, per presentare oggetti di uso quotidiano in gesso. E tra i suoi soggetti preferiti c'è il cibo, elemento cardine della nostra esistenza.

 

CLAES OLDENBURG 15

Nel 1964 esporrà anche lui con un drappello di artisti della Pop Art alla Biennale di Venezia, in quell'edizione che grazie al Leone d'oro a Rauschenberg segnerà il definitivo affermarsi della nuova arte americana nel mercato mondiale.

 

Ma Oldenburg guarda avanti e punta sulla monumentalità di opere che ben presto costellano luoghi pubblici in America come in Europa: chi non ha mai visto ad esempio «Ago, filo e nodo» del 2000 in piazzale Cadorna a Milano? Quel nodo gigantesco viene dopo una serie di opere che hanno conquistato a Oldenburg e a sua moglie, l'artista olandese Coosje van Bruggen, scomparsa nel 2009, fama internazionale.

 

CLAES OLDENBURG

La loro collaborazione nasce nel 1976 con «Trowel I» (Cazzuola I), collocato nel parco del Kröller-Müller Museum a Otterlo. Da allora realizzano insieme oltre 40 grandi progetti, commissionati da città e musei di tutto il mondo.

 

«Gli oggetti che noi scegliamo - ha dichiarato Claes in un'intervista ad Artribune - non sono astratti: hanno precise qualità figurative ma e date le dimensioni non sono più oggetti reali; questo ci permette di presentarli in situazioni anomale ma del tutto credibili. Non sono oggetti surreali, perché l'oggetto è ingrandito ma non distorto; a parte le dimensioni e l'intensità del colore, è tale e quale l'originale.

 

CLAES OLDENBURG 13

I cambiamenti che noi apportiamo consistono nel togliere la "funzione", talvolta nel semplificarli; sono oggetti riformulati, ma mai oggetti fantastici». Dagli Anni 80 la coppia collabora con Frank Gehry, l'architetto che firma il Guggenheim di Bilbao. L'idea di fondo è abbattere in modo impertinente le differenze tra scultura e architettura.

 

Rimane famosa come frutto di questa collaborazione la performance veneziana del 1985: «Il corso del Coltello». Oldenburg, van Bruggen e Gehry si esibiscono in costume: al centro della performance una gigantesca scultura cinetica, «Knife Ship I», collocata all'Arsenale. Tra le loro opere: «Knife ship I» (1985) al Guggenheim Museum di Bilbao; «Lion's tail» (1999) a Venezia; «Cupid's span» (2002) al Rincon Park di San Francisco; «Scultura per caso» (2006-07) al Castello di Rivoli; «The Sixties» (2012) al Museo Mumok di Vienna.

CLAES OLDENBURG 11

 

Nel 2012 il Museo Ludwig di Colonia ha allestito un'ampia retrospettiva della sua produzione scultorea: per Oldenburg l'arte drve invadere gli spazi pubblici e avvicinarsi alla gente.

 

In un'intervista di qualche anno fa diceva: «Dobbiamo essere ottimisti sull'interesse della gente verso le nostre opere. È la base del nostro lavoro, dal momento che pensiamo che la gente, la comunità che ci commissiona una scultura, l'amerà, e noi potremo stimolare la loro immaginazione. È questa idea che ci ha portati a uscire dal sistema dell'arte, dalle gallerie, dal museo, dal lavorare per mesi e mesi a opere che scompaiono nelle collezioni private. Desideriamo che tutti possano vedere il nostro lavoro. La nostra idea è di togliere l'arte dal piedistallo, farla uscire dai musei e dalle gallerie, e inserirla nello scorrere della vita».

CLAES OLDENBURG 10CLAES OLDENBURGCLAES OLDENBURGclaes oldenburg, shoestring potatoes spilling from a bag26 oldenburg 1wc oldenburgCLAES OLDENBURG 8

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…