sheriff tiraspol

STASERA L’INTER AFFRONTA LO SHERIFF TIRASPOL,“CENERENTOLA” MOLDAVA (CHE DI MOLDAVO HA BEN POCO) DELLA CHAMPIONS LEAGUE – NELLA ROSA CALCIATORI DI 17 NAZIONALITÀ DIVERSE E QUANDO GLI STRANIERI ERANO TROPPI PER IL REGOLAMENTO DELLA FEDERAZIONE MOLDAVA...È STATO CAMBIATO IL REGOLAMENTO – UN EX GIOCATORE: “NELL'INTERVALLO DI UNA PARTITA, IL PRESIDENTE È ENTRATO NEGLI SPOGLIATOI E HA LANCIATO UNA GRANATA. DOPO QUALCHE MINUTO È TORNATO E HA DETTO..."

Fulvio Paglialunga per “il Venerdì di Repubblica”

 

sheriff tiraspol 8

La squadra più forte della Moldavia non è moldava. Usa una nazione come taxi per arrivare a giocare in Europa e far conoscere un altro Stato, piccolo e non riconosciuto. Dicono si faccia prima con il calcio, e infatti a Madrid, per esempio, hanno scoperto che esiste la Transnistria, e che ha una squadra che può vincere al Bernabeu in una notte di calcio europeo. 

 

Martedì 19 toccherà all'Inter conoscere lo Sheriff Tiraspol, non una delle meteore che di tanto in tanto compaiono nelle competizioni dei grandi, ma un'autentica minaccia all'ordine costituito, sbarcata quest' anno in Champions e già protagonista. 

 

sheriff tiraspol 5

Per ricostruire questa storia che sta sorprendendo l'Europa del pallone occorre avventurarsi in un labirinto di zone grigie, oligarchi, affari ombrosi, contrabbando, guerre civili, manie di grandezza, leggende, spacconate, geopolitica. Serve l'ambientazione: Tiraspol è la capitale di un lembo di terra grande poco più della Val d'Aosta, sulla sponda est del fiume Dnestr, chiamato Transnistria. 

 

sheriff tiraspol 7

Regione della Moldavia che in realtà è uno Stato autoproclamatosi indipendente, non riconosciuto come tale dall'Onu, che vuole protezione dalla Russia e sembra rimasto fermo agli anni dell'Unione Sovietica (come ha scritto Roberto Brunelli sul Venerdì del 19 gennaio 2018), con falce e martello sulla bandiera, un Parlamento, una moneta, una forma di governo, i controlli ai confini. E una squadra figlia di questa concezione autoritaria del territorio. 

 

sheriff tiraspol 3

Si chiama Sheriff non per una scelta vezzosa, ma perché rappresenta un marchio enorme, una holding che controlla quasi il 60 per cento dell'economia nazionale e comprende stazioni di servizio, concessionarie, supermercati, compagnie telefoniche, riserve petrolifere e un altro lungo elenco di attività, compreso il monopolio su tabacco, alcol e l'unica emittente tv. 

sheriff tiraspol 4

 

Non lo sponsor, ma la proprietà del club, fondato nel 1997 e capace di vincere 19 degli ultimi 21 campionati moldavi. Per capire la propria forza in patria: nello scorso torneo lo Sheriff ha vinto con 99 punti (16 di vantaggio sulla seconda), segnando 116 gol e subendone solo 7. 

 

viktor gushan 2

COMANDA IL KGB 

A fondare la squadra di Tiraspol sono stati Ilya Kazmali e, soprattutto, Victor Gusan, due ex agenti del Kgb che vivono in una specie di cono d'ombra. Nessuno riesce a sentirli, intervistarli, ed è raro vederli. Sono espressione del capitalismo post sovietico, pronti ad approfittare del vuoto giuridico del crollo dell'Urss per fare affari, non tutti limpidi, e arricchirsi a dismisura (secondo Forbes il patrimonio di Gusan è di 2,3 miliardi di euro, mentre lo stipendio mensile di chi vive in Transnistria si aggira intorno ai 200 euro). 

 

ilya kazmaly 2

Uomini altamente influenti, che con il calcio accrescono il loro potere politico: quando è nato lo Sheriff Tiraspol, l'amministratore delegato era Oleg Smirnov, figlio di colui che dall'autoproclamazione dell'indipendenza del 1990 fino al 2011 è stato presidente della Transnistria, e l'attuale presidente, Vadim Krasnosel'skij, è stato eletto dal Soviet Supremo (come si chiama il parlamento locale) in cui 29 dei 33 posti sono occupati da rappresentanti di Obnovlenie (Rinnovamento), il partito creato dai due oligarchi a capo di Sheriff. potere morbido Il calcio è un esercizio di tutto questo potere con altri mezzi. 

sheriff tiraspol 1

 

Con investimenti faraonici: lo stadio è costato 200 milioni di euro, inserito in un centro sportivo con impianto polivalente, piscina olimpionica, clinica privata, venti campi d'allenamento di cui uno indoor, gli alloggi per la prima squadra e l'accademia giovanile. L'obiettivo è far vedere la Transnistria sulla mappa, giocando nei più grandi teatri europei. Presentandosi come moldavi, ma con una squadra che di moldavo ha poco. 

 

sheriff tiraspol 1

«Credo che il proprietario voglia proprio questo, non avere giocatori del posto. Di contro, anche se nessuno può batterli, molti restano neutrali di fronte ai loro successi, proprio perché dicono che lo Sheriff non è una squadra moldava. La battuta che circola è: "Ora tutti pensano che i moldavi sono neri"», mi dice Alexandru Fosa, vicepresidente della stampa sportiva in Moldavia. 

sheriff tiraspol 2

 

E quando gli stranieri (nella rosa calciatori di 17 nazionalità diverse: dal Malawi a Trinidad e Tobago, dal Niger all'Uzbekistan, dal Brasile al Lussemburgo) erano troppi per il regolamento della Federazione Moldava, è stato cambiato il regolamento. 

 

GOODBYE LENIN 

Per capire cosa voglia dire giocare nella squadra dello Sheriff e vivere nella città in cui tutto è marchiato Sheriff, serve affidarsi ai racconti. Anthony Golec, difensore australiano al Tiraspol nel 2016, ha detto che «il proprietario controlla tutto il Paese, è come avere occhi addosso 24 ore su 24, sette giorni su sette».

 

sheriff tiraspol 3

 Perché la holding detiene quasi ogni attività, stare in città è come vivere sempre all'interno del club. Anzi: «Sembra di essere in un film degli anni 60 dell'ex Urss», ha raccontato Juan Ferrando, allenatore spagnolo passato dalla panchina della squadra con la stella a cinque punte, descrivendo un Paese che avrebbe ingannato la mamma protagonista del film Goodbye Lenin, a cui i figli, al risveglio da un lungo coma, non volevano fare vedere che il regime della Germania Est era finito e nascondevano la modernità e i segni di progresso. Il presidente Gusan guarda tutti, orienta, decide. 

 

Ma non si fa vedere: «Non ama i media» spiega ancora Alexandru Fosa. «Esercita la sua influenza, nello sport e in politica, ma sono argomenti di cui non si troveranno mai dichiarazioni». Si trovano però racconti, a metà tra la testimonianza e la leggenda: di Gusan si dice che nei tempi selvaggi in cui si combatteva per l'indipendenza (ora il conflitto è congelato, la Transnistria vive in un limbo più o meno militarizzato, ma tra il 1993 e il 2001 ci sono stati oltre 600 morti) era in un'auto oggetto di un attentato dinamitardo. 

viktor gushan 1

 

Morirono tutti i passeggeri, tranne lui. Come c'è chi giura che durante la trattative per i contratti, sul tavolo ci fosse una pistola, e che nessuno ha mai saputo se fosse vera o giocattolo. Quando la squadra tentennava, ha usato mezzi di persuasione notevoli. Il racconto è stato fatto alla stampa rumena da Florin Motroc, che nello Sheriff ha giocato agli inizi dell'avventura: «Nell'intervallo di una partita, Gusan è entrato negli spogliatoi e ha lanciato una granata. Ci siamo gelati. Dopo qualche minuto è tornato e ha detto "Se non vincete, la prossima sarà vera"». 

 

ilya kazmaly 1

Non si sa, però, come sia finita la partita. Però l'Inter ora sa con chi ha a che fare. Ah, come promemoria: all'ingresso in Transnistria, previsto il 3 novembre, ai nerazzurri potrebbe essere richiesto il passaporto. 

 

Per far riconoscere uno Stato non riconosciuto. «I calciatori» conclude Alexandru Fosa «non vogliono sentir parlare di politica, sono idoli locali e professionisti. Però il calcio serve a far parlare di Moldavia e Transnistria. Pensate allo Shakhtar Donetsk, squadra di rifugiati dell'autoproclamata Repubblica del Donbas: a loro l'Europa si è abituata, lo Sheriff è ancora sconosciuto». Fino a qualche settimana fa.

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