SVASTICHELLE NELL'ARTE! - MA CHI ERA DAVVERO JOSEPH BEUYS? ANTONIO RIELLO: "ALCUNE POSIZIONI DELL'ARTISTA TEDESCO RISUONANO VICINE ALLE FANTASIE IDEOLOGICHE NAZISTE. IL CULTO DELLA NATURA ERA CARO A HIMMLER E AD ALTRE IMPORTANTI FIGURE APICALI DELLE SS. SPERIAMO CHE IN AFD NON VENGA IN MENTE A NESSUNO DI USARE BEUYS COME UN TESTIMONIAL CULTURALE DEL PARTITO" - MA C'E' POCO DA FARE: ERA UN EX NAZISTA DELLA GIOVENTÙ HITLERIANA E VOLONTARIO NELLA LUFTWAFFE...
Antonio Riello per Dagospia
Joseph Beuys (Krefeld 1921 - Düsseldorf 1986). Volto affilato e uniforme d'ordinanza: cappello, gilet da pescatore, scarponi. Qualche volta pellicciotta di lupo. Tutti se lo ricordano sempre vestito così. Si toglieva il cappello solo al momento di andare a letto.
Per molti era l'anti-Warhol, o meglio l'incarnazione dell'austera profondità del pensiero artistico europeo contrapposto alla superficialità edonistica di quello americano (Pop e dintorni). Nota: in ogni commento o scritto che lo riguardasse era in pratica obbligatorio usare la parola "sciamanico".
Altri lo considerano l'illuminato profeta di una visione ecologica - quasi panteistica - che darà in seguito il via ai partiti "green" e al cosiddetto "Sentimento della Sostenibilità".
Nel 1982 per DOCUMENTA VII, a Kassel, aveva piantato, come opera d'arte, ben 7000 querce. A Bolognano, in Abruzzo, con l'aiuto di Buby Durini e Lucrezia De Domizio, aveva fondato la FIU (Free International University) e il progetto "DIFESA DELLA NATURA". Sempre grazie alla loro collaborazione aveva iniziato il progetto "Piantagione Coco de Mer" alle Seychelles.
Altri ancora pensavano fosse l'autorevole voce culturale di una possibile "Terza Via" politica da porsi tra Capitalismo e Comunismo. Le sue celebri performances esalavano una profonda critica ad entrambi i sistemi geopolitici. Un utopista radicale e un severo critico tanto del Marxismo quanto della Modernità (soprattutto di quella straripante di stampo anglosassone).
Per chi si occupa d'Arte è una sacra icona (inventò tra l'altro il concetto di "scultura sociale") e poi il solenne maestro dell'Accademia di Düsseldorf dove ha formato generazioni di artisti tedeschi del calibro di Anselm Kiefer, Imi Knoebel, Rosemarie Trockel.
Pochi forse ricordano questa sua virtù, ma era anche un valente artista-cuoco e tutte le sue ricette imponevano rigorosamente l'uso del Rosmarino che Beuys riteneva fosse una panacea contro tutti i mali fisici e spirituali.
Ma perchè parlare di Joseph Beuys adesso? Non ci sono in vista megamostre. Il movente sta in un libro uscito recentemente: "Joseph Beuys and History" dello storico dell'Arte Daniel Spaulding. L'editore è la Princeton University Press.
La tesi di fondo è che l'opera di Joseph Beuys sia stata, almeno in parte, influenzata da attitudini e visioni radicate nel tessuto culturale dei tempi bui della Germania (1933-1945).
Più che altro, in una prospettiva storica, alcune sue posizioni risuonano abbastanza vicine a qualche fantasia ideologica del Terzo Reich.
Il culto del bosco e della Natura era particolarmente caro a Heinrich Himmler e ad altre importanti figure apicali delle SS. Come del resto lo era l'idea di uno stato sociale corporativo dove lo Stato si doveva far carico di una serie di bisogni basilari del popolo: nè Capitalismo nè Comunismo.
La stessa la figura dello "sciamano" - in perenne oscillazione tra la figura medievale dello "stregone" e quella del "veggente-del-deserto" - non era per niente aliena ai vertici del nazionalsocialismo (letteralmente ammaliati da alcune espressioni dell'Esoterismo, in particolare quelle legate alla tradizione centro asiatica). E infine il lupo: l'animale spesso evocato dall'artista era uno dei simboli più usati/abusati dalle truppe della Wehrmacht.
Secondo Spaulding, Beuys presenta dunque un certo grado di affinità almeno con una parte della narrativa nazista. O meglio, è come se nella sua ricerca avesse distillato alcuni diffusi assunti della sua (hitleriana) giovinezza. Per poi renderli accettabili/appetibili/digeribili dal pubblico artistico - colto e sofisticato - del dopoguerra.
Chiariamo subito, a scanso di equivoci, un paio di cose:
- Beuys era stato nazista semplicemente come lo era stato il 99% del popolo tedesco in quegli anni. Nè più nè meno. Partecipò alla guerra come aviatore della Luftwaffe ma non fu coinvolto in attività criminali di alcun genere. E, dopo la guerra, non è stato certamente un nostalgico del regime.
- Naturalmente gli ecologisti non sono dei simpatizzanti del Terzo Reich. Come non lo sono la maggior parte di quelli che si oppongono alle follie di un capitalismo consumista e rapace di stampo americano. O gli animalisti che si occupano dei lupi.
Questo volume ha suscitato in generale più perplessità che scandalo. Di mio, mi permetto di ribattere che i temi agitati da Spaulding appartengono piuttosto alla temperie della cultura romantica germanica di fine Ottocento e che, semmai, è la deriva nazionalsocialista che ha cercato, in seguito, di farli propri.
E poi ammettiamolo. L'artista in questione è sempre stato una figura enigmatica, amante delle iperboli e difficile da incasellare negli schemi. Un maggiore grado di ambiguità (rispetto i tempi che ha vissuto) lo rende un soggetto probabilmente ancora più interessante: meno carismatico santone e più essere umano.
Sperando solo che nel frattempo, dopo aver letto il libro, a qualche intellettualoide dell'AfD tedesco non venga in mente di usare Beuys come un testimonial culturale del partito.
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