tavecchio

TAVECCHIO, FUORI I NOMI - L’EX PRESIDENTE DELLA FIGC INSINUA MA NON DICE: “CONTRO LA SVEZIA INSIGNE NON GIOCÒ, NON LO VOLLERO IN CAMPO. CHI? SE LO SAPESSI GLIELO DIREI” - POI DENUNCIA LE“CONTINUE INTERFERENZE” DI POLITICA E CHIESA (MA ANCHE QUI NIENTE NOMI) – LA RIVENDICAZIONE: "4 CLUB IN CHAMPIONS, A ROMA 4 GARE DI EURO 2020, IN ITALIA L’EUROPEO U21, 2 PEDINE IN FIFA E UEFA, IL VAR, I SOLDI IN FIGC: E SONO FERMO…"

Estratto dell’intervista di Ivan Zazzaroni per www.corrieredellosport.it

 

tavecchio

«La sera prima della partita con la Svezia chiesi a qualcuno di cui non farò il nome: “Quanti napoletani pensa che ci saranno domani allo stadio? Glielo dico io, trentamila, e tutti quanti vorranno vedere Insigne. E allora tragga lei le conclusioni”. Insigne non giocò, non lo vollero in campo». Chi non lo volle? «Se lo sapessi glielo direi».

 

Parto dalla fine, la sua fine, l’epilogo della disavventura presidenziale di Carlo Tavecchio che lui chiama “fermo”. Confesso che non sapevo da dove cominciare, perché tra numeri snocciolati, bilanci e indicazioni fornite, grandi risparmi prospettati, tecnicismi, tradimenti non solo ipotizzati e battute pronunciate con apparente pudore l’ex numero uno della Figc, 75 anni, da quasi mezzo secolo nel calcio, mi ha quasi stordito.

 

tavecchio

Non l’ho mai amato considerandolo espressione del federale giurassico («sentivo quello che diceva di me alla tv, Zazzaroni eppure l’ho sempre stimata», tutto gli scivola addosso) ma dopo aver visto cosa è successo nel post-Tavecchio m’è venuta voglia di ascoltarlo. «Sono appena uscito da un convegno sugli impianti sportivi e le nuove fonti di energia» mi spiega «ci sono soluzioni che potrebbero garantire alle società spaventose riduzioni dei costi di gestione. Geotermica a bassa entalpia, solare, biomassa. Lo sa, lei, quanti campi di calcio ci sono in Italia? Diciassettemila, e sa quante docce si fanno nello sport ogni settimana? Sette, otto milioni. Eppure siamo ancora il Paese delle vecchie caldaie, delle docce gelate, nessuno si muove per ottenere risparmi del 60 per cento. Una società dilettantistica che oggi affronta costi per 45, 50mila euro l’anno potrebbe ritrovarsi a spenderne 22mila… Ora che ho il fermo, mi dedico con sempre maggiore interesse a questi temi».

tavecchio infantino

 

Il fermo, già.

«Nel senso buono (…). La sera dell’uscita dal Mondiale mi assunsi la responsabilità dell’apocalisse, spiegai ai miei che non avrei nemmeno convocato il consiglio. Cacciati dopo sessant’anni, le dimissioni furono un atto dovuto e sofferto, molto sofferto. E certo non mi preoccupai dell’aspetto economico, visto che il rimborso spese era di 1.180 euro al mese».

Quello è il passato brutto brutto.

«Il presente è un calcio dormiente. E irregolare. Un calcio che il 31 maggio indicò alle società che avevano disputato i playoff le modalità per i ripescaggi, versamenti, gli 800mila euro, graduatorie e altro, e il 13 agosto, ovvero due mesi e mezzo dopo, spiegò che aveva scherzato, che non se ne faceva niente, calpestando tutte le norme... Assurdo. Se lei apre i miei cassetti in via Allegri trova il progetto che avevo in mente per rendere sostenibili i campionati e l’attività della Nazionale: 18 squadre in A, 20 in B e due gironi da 18 o 20 in C. Ventiquattro o ventotto squadre in meno e inoltre, importante, anzi determinante, l’accesso alle proprietà e i bilanci controllati da un organo terzo esterno alla federazione, una sorta di Banca d’Italia. Altro che organo endofederale. Ma sa qual è il problema?»

 

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Un sospetto ce l’avrei.

«Premesso che due di A non rinuncerebbero mai alla categoria, le racconto dell’onorevole che si muove per tutelare l’elettorato di riferimento, e poi c’è il sindaco di questa o quella città che non accetta la retrocessione, e il rappresentante della Chiesa che pensa ai suoi fedeli appassionati. Un gioco di interferenze continue, le chiami pure raccomandazioni. Che talvolta diventano obblighi. Tutto questo rallenta ogni processo di rinnovamento. E’ l’Italia delle clientele e dell’ipocrisia, di gente che si approfitta della situazione di vantaggio di cui viene provvisoriamente a godere. E vogliamo parlare della giustizia sportiva? Ma hanno un’idea, quelli, di cosa sia il calcio? Noto una mancanza assoluta di conoscenza dell’argomento.

 

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Pensi solo alla penalizzazione del Cesena, afflittiva non nel campionato di competenza. Meno quindici a una società che non esiste più… Qui ci si dimentica del fatto che il calcio, da solo, vale più di tutto il resto. La Figc ha un bilancio di 170 milioni, trenta li riceve dal Coni e sono parte dei 450 che lo Stato garantisce a quell’ente. Soldi pubblici, suoi, miei, di chi paga le tasse. Io a quei trenta milioni avrei rinunciato volentieri ma a patto che ci fossero riconosciute royalties sulle scommesse. Provi a togliere il calcio a chi scommette e poi ne riparliamo»

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tavecchio ventura

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