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VE LO RICORDATE? E’ STATO UN PROTAGONISTA NON INDIMENTICABILE DELLA SERIE A DI FINE ANNI ‘90 – OGGI AL ‘DAILY MAIL’ RIVELA: “QUANDO GIOCAVO NEL TOTTENHAM HO RISCHIATO DI MORIRE. LA MIA GAMBA ERA PRATICAMENTE MORTA. LA COSCIA CONTINUAVA A GONFIARSI E GONFIARSI. HO SCOPERTO SOLAMENTE DOPO CHE…” - DI CHI SI TRATTA?

Da corrieredellosport.it

 

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In Italia lo ricordiamo per la sua esperienza al Milan, che lo comprò dal Bayern Monaco per 10 miliardi nell'estate 1997. Un'avventura non indimenticabile in rossonero per il tedesco Christian Ziege, che infatti dopo due stagioni salutò per trasferirsi in Premier League, dove è rimasto per 5 anni (tra Middlesbrough, Liverpool e Tottenham), prima di andare a concludere la sua carriera da calciatore in Germania, con la maglia del Borussia Mönchengladbach.

 

L'ex esterno portato in rossonero per occupare la corsia di sinistra nel 3-4-3 di Zaccheroni ha poi cominciato una nuova vita, da allenatore, girovagando per il mondo (l'ultima esperienza è stata in Thailandia, sulla panchina del Ratchaburi Mitr Phol ora guidato dall'altro ex Milan, Marco Simone). Non ha mai concesso troppe interviste per parlare di sé, ecco perché fino a questo momento era rimasto nascosto un episodio che avrebbe potuto condizionare drasticamente non solo il corso della sua carriera professionistica, ma anche della sua vita.

 

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Ziege: "Al Tottenham rischiai di morire"

Lo ha raccontato direttamente lui al Daily Mail, tornando con la mente agli anni in cui indossava la maglia del Tottenham, precisamente al 26 dicembre 2002: "La mia gamba era praticamente morta. La coscia continuava a gonfiarsi e gonfiarsi. Ho scoperto solamente dopo che il sangue era rimasto incastrato tra due strati di pelle, non poteva uscire da nessuna parte. Non ne volevo sapere di andare all'ospedale, non a Natale. Ma grazie a Dio mia moglie vedendomi in quelle condizioni ha insistito".

 

Già, perché quella insistenza gli ha salvato la vita: "Quando siamo arrivati ho perso conoscenza. La pressione era diventata altissima in tutto il mio corpo, stavo lottando per sopravvivere. I medici hanno aperto la gamba con un intervento chirurgico ed è andato giù tutto come se fosse un pallone. Era rimasto un buco grosso, qualcosa era andato storto. Ancora oggi mi fa male, ma mi ritengo fortunato. Altri 30 minuti e mi avrebbero dovuto amputare una gamba per salvarmi. In quei momenti realizzi che la vita sia molto più importante di una partita".

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