vialli mancini

VIALLI-MANCINI E IL MIRACOLO DELLA SAMP-D’ORO – UN LIBRO SCRITTO DAI GEMELLI DEL GOL RACCONTA LA STORIA DELLO SCUDETTO BLUCERCHIATO DEL 1991 – “ERAVAMO DEGLI OUTSIDER, RENDEMMO POSSIBILE L'IMPOSSIBILE” – IN PANCHINA C’ERA BOSKOV (“CALCIO È GIOCO SEMPLICE, PERCHÉ SI GIOCA IN 11 CONTRO 11, MA QUASI SEMPRE SI DECIDE IN DUELLI UNO CONTRO UNO”) E LO STILE UNICO DI PAOLO MANTOVANI - VIDEO

Gabriele Gambini per “La Verità”

 

vialli mancini

I corsi e i ricorsi della Storia sono qualcosa da prendere molto sul serio, e non solo perché lo sosteneva Giovambattista Vico.

 

Prendiamo una data come il 5 maggio. Fatale per Napoleone Bonaparte, fatale per l'Inter nel 2002 quando perse uno scudetto, fondamentale per il destino della Sampdoria 30 anni fa, nel 1991, quando al Meazza, proprio contro i nerazzurri, disputò la partita perfetta che diede il senso a una cavalcata per il titolo capace di riempire l'immaginario collettivo di aneddoti, pionierismo, suggestioni, 2-0 per i doriani, con Gianluca Vialli che batte l'amico Walter Zenga mantenendo la promessa fattagli durante un allenamento con la Nazionale: «Quando vengo a San Siro, ti segno un gol». Il grande calcio è qualcosa di irrazionale che solo a posteriori, quando i giochi sono fatti e i premi vengono assegnati, può essere spiegato. Ma mai fino in fondo.

 

vialli mancini 3

La bella stagione (Mondadori), scritto dai gemelli del gol Vialli e Roberto Mancini, a cura di Domenico Baccalario, col supporto giornalistico di Stefano Prosperi e la partecipazione di tutti i compagni di squadra blucerchiati che lo scudetto dell'annata 1990/91 lo conquistarono, riesce a farlo perché racconta un'impresa rimasta leggendaria con le voci di chi, all'epoca, non era ancora consapevole di «poter trasformare l'impossibile nel possibile, innescando uno tsunami». Sono passati 30 anni da allora.

 

boskov vialli mancini

Oggi Mancini siede sulla panchina della Nazionale e ha appena annunciato il rinnovo del contratto che lo legherà agli azzurri fino al 2026, Vialli vive a Londra, è sposato e ha due figlie. Entrambi sono concordi nell'indicare quello scudetto di 30 anni fa come lo spartiacque della loro consapevolezza. «Eravamo degli outsider, la città di Genova, con la sua atmosfera, ci convinse a sposare il progetto Sampdoria, sono belle le storie di calcio vincenti quando hanno protagoniste squadre come il Leicester, l'Atalanta, la nostra squadra di quella stagione», ripetono all'unisono.

 

pagliuca vialli mancini boskov

In verità quella Samp non fu proprio una sorpresa. La squadra era un bilanciato mix di campioni e di gregari capaci di tirare la cinghia. C'era Gianluca Pagliuca tra i pali, che proprio nella sfida decisiva contro l'Inter ipnotizzò il tedesco terribile Lothar Matthäus dal dischetto, negandogli per la prima volta una rete su rigore.

 

VIALLI MANCINI

C'era Pietro Vierchowod, sangue russo nelle vene e concretezza laghee di chi è cresciuto sul Lario, uno dei marcatori più tosti e arcigni di tutti i tempi, il migliore nel suo ruolo, se non fossero esistiti due colleghi chiamati Franco Baresi e Paolo Maldini. Beppe Dossena sulle fasce, il metronomo brasiliano dall'anagrafe incerta Tonino Cerezo, Beppe Dossena e il tricologicamente irrisolto - oggetto di battute spassose nello spogliatoio - Attilio Lombardo.

 

E poi il capitano Luca Pellegrini, il ragioniere Fausto Pari, Oleksij Mychajlyenko, l'operaio del centrocampo Giovanni Invernizzi, Marco Branca, Ivano Bonetti, Moreno Mannini. Dirigeva l'orchestra Vujadin Boskov, più che un allenatore, una sorta di profeta Tiresia destinato a coniare aforismi validi ancora oggi.

VIALLI MANCINI

 

Serbo pragmatico, poliglotta, alle tattiche sofisticate preferiva la battuta sferzante che nei momenti difficili stemperava la tensione: «Calcio è gioco semplice, perché si gioca in 11 contro 11, ma quasi sempre si decide in duelli uno contro uno. Y alora, se su 10 dvelli in mezzo al campo tu vinci quattro, allora probabilmente perdi.

 

Se vinci cinque o sei, alora almeno pareggi. Se vinci sette, o otto, vittoria è sicura», ripeteva ai suoi. Sopra di lui, il mecenate Paolo Mantovani, che incarnava a tutti gli effetti il ruolo del presidente-papà, custode di un focolare familiare, al riparo dalle insidie dei procuratori. «Vuoi venire a trattare il rinnovo di contratto con il tuo manager? Allora non mi faccio trovare, manderò il mio avvocato», disse un giorno a Pellegrini.

 

vialli mancini

La schiatta dei Mino Raiola era ancora da venire. Così come la Superlega, i super ingaggi, il calcio elevato a sulfureo business globale. Non che quel periodo fosse l'età dell'oro strapaesana del si stava meglio quando si stava peggio, del pallone senza peccato. Anzi. Ma c'è, tra i segreti della conquista di quel titolo, il romantico cliché chiamato «attaccamento alla maglia», e non solo come figura retorica.

 

Un esempio su tutti: Vierchowod corteggiato dalla Juventus va a cena con Luca Cordero di Montezemolo, allora plenipotenziario nella dirigenza bianconera, si bagna le labbra con lusinghe innaffiate a champagne, poi però sceglie di rimanere a Genova perché ha promesso ai compagni di vincere con loro qualcosa di importante. Promessa mantenuta. Funestati dagli infortuni, ma compattati da confronti serrati nello spogliatoio, goliardate fuori dal campo, complicità cameratesca, la squadra di Boskov arrivò prima in Serie A e in finale di Coppa Italia, davanti al Milan di Sacchi e dei tre olandesi, all'Inter di Trapattoni e dei tre tedeschi, al Napoli di Maradona, alla Juve di Roby Baggio. Con quel pizzico di irrazionalità tipico di ogni impresa memorabile.

VIALLI MANCINIpaolo mantovani 1roberto mancini e gianluca vialli alla sampdoriaBOSKOV VIALLI MANCINI vialli mancini

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…