VOGLIAMO LA TESTA DI GIANNI INFANTINO! – DOPO AVERLO SPINTO A RINUNCIARE AL PROGETTO DI PRIVATIZZARE I MONDIALI CON L’AIUTO DELLA FAMIGLIA TRUMP, L’UEFA DEL SUO GRANDE NEMICO CEFERIN PENSA ALLA SFIDUCIA NEI CONFRONTI DEL BOSS DELLA FIFA: BASTANO 43 VOTI PER UN'ASSEMBLEA STRAORDINARIA FIFA –“INFANTINO HA PERSO LA NOSTRA FIDUCIA” - E IL CAMERIERE IN CHIEF DI TRUMP POTREBBE TROVARSI SENZA SOSTEGNO NELLA CORSA ALLA RIELEZIONE IN PROGRAMMA A MARZO DEL 2027 – IL PROBLEMA DELL’UEFA E’ L’INDIVIDUAZIONE DI UN PRESIDENTE ALTERNATIVO. PER ORA, NON SONO EMERSI CANDIDATI CREDIBILI. IL NOME DEL PRESIDENTE DEL PSG NASSER AL-KHELAIFI NON SEMBRA SCALDARE I CUORI DELLA UEFA…
Francesco Bertolino per corriere.it - Estratti
i Il presidente della Uefa Ceferin con Infantino, numero uno della Fifa (Italy Photo Press)
La Fifa rinuncia al progetto di privatizzare i Mondiali di calcio con l’aiuto della famiglia Trump. Troppo forte l’opposizione della Uefa che aveva deciso di boicottare tutti i tornei Fifa.
«È chiaro che il piano ha creato divisioni di ampiezza tale che, a prescindere dal livello di sostegno, non è più nell’interesse dell’obiettivo prefissato», scrive il presidente Fifa, Gianni Infantino. Senza le Nazionali europee, il fascino sportivo dei Mondiali sarebbe scemato e, con esso, l’interesse finanziario per la nuova società commerciale della Fifa. «Di conseguenza — ammette la laconica nota — questa proposta non verrà portata avanti». Un dietrofront che potrebbe non bastare, visto che adesso attorno a Infantino monta un'opposizione anche interna che porterebbe all’ipotesi, clamorosa ma non impercorribile, di una sfiducia.
Si concludono così cinque giorni che potrebbero cambiare forse non la storia del calcio, ma di certo quella delle elezioni del prossimo presidente Fifa, in programma a marzo del 2027.
Tutto è iniziato martedì, quando Infantino ha inviato una lettera al consiglio dell’ente svizzero e ai suoi vicepresidenti per annunciare il suo progetto di privatizzare la Coppa del Mondo. L’idea era quella di creare una «scatola» societaria con all’interno i diritti televisivi, le sponsorizzazioni e i biglietti dei Mondiali per club e per Nazionali. Per poi venderne una quota ad azionisti esterni per 4,2 miliardi in modo da poter aumentare i trasferimenti alle 211 associazioni parte della Fifa. La valutazione della società era già fissata da JpMorgan in 20 miliardi di dollari e l’investitore principale già individuato nel fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di quel Jared che è il genero del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
La notizia del piano ha suscitato subito un polverone politico e mediatico. Il «no» più forte è arrivato dalla Uefa che ha un conto aperto con Infantino e la Fifa, accusati di voler occupare troppo spazio nei calendari e nei budget delle emittenti televisive. Giovedì, al termine di una riunione di emergenza, le 55 federazioni europee hanno stabilito all’unanimità che le loro Nazionali non avrebbero più partecipato ai tornei Fifa, sinché il progetto fosse rimasto in piedi. Poche ore dopo sono arrivate le condanne delle confederazioni di governo del calcio americana e asiatico (Concacaf e Afc).
Infine, persino il braccio destro di Infantino, il banchiere statunitense Carlos Cordeiro, ha rassegnato le dimissioni, lamentando di non esser stato informato del piano, mentre il direttore esecutivo della Fifa, Kevin Lamour, ha detto che «la Fifa è stata ingannata», disconoscendo la paternità del progetto che «è di una persona sola».
Ossia di Infantino che, sino a 120 ore fa, aveva la conferma per un quarto mandato alla presidenza della Fifa in tasca, potendo contare su una larghissima maggioranza dei 211 votanti. Adesso la sua posizione appare quanto mai precaria tanto che qualcuno immagina un voto di sfiducia ancor prima della fine del terzo mandato.
«Dobbiamo identificare le menti del piano e chiamarli a rispondere», ha tuonato ieri la Uefa. «Nessuna opzione è esclusa: l’attuale guida della Fifa ha perso non solo la nostra fiducia, ma quella di molti altri membri della famiglia del calcio».
La sfiducia presupporrebbe prima la richiesta di 43 membri Fifa di convocare un’assemblea straordinaria all’uopo e poi il sostegno della maggioranza delle 211 federazioni. Soprattutto, e questo appare lo scoglio più difficile da aggirare, richiederebbe l’individuazione di un presidente alternativo. Per ora, non sono emersi candidati credibili — il nome del presidente del Psg Nasser Al-Khelaifi non sembra scaldare i cuori della Uefa — ma da qui a marzo c’è tempo per creare consenso.
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ceferin infantino
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