kenan yildiz

"IO, IL NUOVO DEL PIERO? NON MI PIACE QUESTO GENERE DI PARAGONE" - KENAN YILDIZ, "IL NUOVO PRINCIPE DEL CALCIO" (COPY LUCIANO SPALLETTI) SI RACCONTA SUL "CORRIERE DELLO SPORT" A IVAN ZAZZARONI CHE LO AVEVA DEFINITO "GIOCATORINO" ("TI CHIEDO SCUSA, HO AVUTO TROPPA FRETTA NELL’EMETTERE UN GIUDIZIO”). LA REPLICA: “ERA LA TUA OPINIONE, NON HAI DETTO CHE ERO UNA MERDA DI GIOCATORE. SO CHE DEVO MIGLIORARE TANTO, BASTA GUARDARE CRISTIANO RONALDO CHE A 40 ANNI HA UNA MENTALITÀ FANTASTICA” 

 

Ivan Zazzaroni  per il Corriere dello Sport - Estratti

 

Uno s’informa, chiede in giro. Raccoglie, filtra. In fondo Kenan ha soltanto vent’anni e una storia breve; ricca, potente ma breve. «Non lo seguivo direttamente» mi racconta un ex tecnico del settore giovanile della Juve che preferisce l’anonimato «lo tenni d’occhio fin dal primo giorno.

 

KENAN YILDIZ

Era nella Primavera. Fui colpito dalla grande umiltà del ragazzo, la sua faccia pulita, un’educazione quasi commovente, un rispetto unico, ti dava sempre la mano e se incontrava un adulto salutava lui per primo. Ovviamente quando giocava vedevo robe diverse rispetto agli altri. Nel senso che toccava la palla in modo speciale, faceva cose a parte. Kenan è un ragazzo normale e oggi, lasciamelo dire, la normalità è di fatto eccezionale... Ricordo che lui, Huijsen e Muharemovic avevano un legame indissolubile, in particolare lui e Huijsen, costantemente insieme».

 

La Continassa, ieri pomeriggio. Un sole caldo, piacevole. Kenan entra nella saletta e mi saluta con un sorriso largo e sincero, mi abbraccia. “Ciao, giocatorino”, ce l’avevo dentro ed è uscita immediately. “Ho aspettato questo momento, volevo incontrarti per chiederti scusa, scusa perché ho avuto troppa fretta”. Mi conquista in un istante. «Lo so, non c’è problema, non guardo a queste cose, era la tua opinione, non hai detto che ero una merda di giocatore. È stato dopo la partita col Psv...».

KENAN YILDIZ

 

Ti rimproveravo di incidere poco, nonostante la tua classe, le qualità che ti riconoscevo. Poi a marzo dello scorso anno sei esploso, hai messo insieme una serie impressionante di gol, assist e giocate e sono stato travolto dalla furia juventina. Che si è placata, parzialmente, un paio di mesi fa.

«Pochi calciatori riescono a mantenere lo stesso livello di prestazioni per 50 partite, è tutto un up and down... il tuo non è stato un errore, ma un’opinione, i giornalisti fanno questo».

 

Sto per proporre la beatificazione di Kenan Yildiz da Ratisbona che a soli sei anni e mezzo fu prelevato dal Bayern Monaco «e per quattro anni, subito dopo la scuola, tornavo a casa, prendevo la borsa del calcio e mi facevo accompagnare a Monaco da mio padre. Rientravamo alle nove di sera, spesso anche più tardi, tre volte alla settimana. Duecentoquaranta chilometri tra andata e ritorno. Quando ho compiuto dieci anni ci siamo trasferiti a Monaco... Engin, mio padre, è l’allenatore col quale ho lavorato di più, minimo sei ore al giorno fin da piccolissimo... Due da solo, e poi tanti quattro contro quattro».

KENAN YILDIZ

 

Tuo padre che lavoro faceva?

«Il meccanico di precisione, prima. Adesso lui e mia madre (Beate, nda) sono i miei agenti. Lei ha studiato a Roma, parla l’italiano».

 

Hanno chiuso con soddisfazione il rinnovo con la Juve. Un signor contratto.

«Non ho mai giocato per il denaro, ma per migliorare. Ho sempre pensato che il denaro fosse una conseguenza. Di questa parte del lavoro si occupa la mia famiglia. Io ho detto semplicemente ai miei che alla Juve stavo e sto benissimo. Sono qui da quattro anni e tutti mi hanno sempre mostrato grande fiducia, quella che era mancata al Bayern ad esempio».

 

Per questo decidesti di andartene.

«Non per soldi, non ce ne furono. Tanti problemi al Bayern. Ci sono stato undici anni e non ho mai avvertito la loro fiducia, c’era sempre qualcuno che era meglio di me. È stato facile, direi naturale andare via».

 

Prima di incontrarti ho fatto quattro chiacchiere con Spalletti. Stravede per te e non lo nasconde, dice che sei immarcabile e che ogni giorno metti qualcosa in più nella testa. Ha trovato molto divertente il fatto che, quando tutti voi l’abbracciaste il giorno del compleanno, tu gli accarezzasti la testa.

kenan yildiz

«Era bella da toccare. (Sorride). È un grande tecnico e un uomo speciale, un uomo di emozioni».

 

(...)

«No, come?».

 

«Il nuovo principe del calcio è il ragazzo della porta accanto».

Sorride.

 

Tutti quelli che ti conoscono la pensano come lui e sottolineano la tua eccezionale “normalità”.

«Io sono molto normale. Non è semplice restare con i piedi per terra perché la mia vita non ha nulla di normale, ma ho una famiglia solida, il mio gruppo di amici è chiuso. Le persone le osservo, penso di saper distinguere gli incontri veri da quelli fake. Sono calmo, mi piace ridere e scherzare, non sono diverso da tanti ragazzi della mia età».

 

Huijsen e Muharemovic hanno preso strade diverse.

«Fino a poco tempo fa passavo un po’ di tempo con Rouhi, poi è andato alla Carrarese».

 

Sei figlio unico, giusto?

spalletti yildiz

«No, non è così, un fratello ce l’ho, è Can Uzun che gioca nell’Eintracht. Siamo cresciuti insieme, insieme in squadra, insieme in nazionale, come un vero un fratello, ci sentiamo tre volte al giorno. Anche adesso, guarda». Mi mostra la chiamata che sta ricevendo.

 

Allegri è stato il primo a credere in te, tre anni fa.

«Gli devo tanto, tutta questa vita, per come è cominciata. Provo gratitudine anche per Montella che mi ha portato in nazionale».

 

Perché scegliesti quella turca e non la tedesca?

«Perché in Germania non mi consideravano, non ero buono, chiamavano sempre un altro. Non ero soltanto io ad avere una certa consapevolezza delle mie capacità. Da ragazzino in tutti i tornei ai quali partecipavo venivo premiato come mvp. A otto anni giocavo contro quelli di 18, io piccolino».

 

In Turchia ti considerano turco al cento per cento?

«Turco e... un po’ tedesco».

 

Ti riservano un trattamento particolare?

«La stampa adesso mi vede bene, noi dipendiamo sempre dai risultati. Ho avuto qualche problema all’Europeo per una sciocchezza... sono stato inquadrato per due secondi dalla telecamera mentre mi aggiustavo i capelli, volevo solo scacciare un insetto. Dissero che pensavo più al look che a giocare. Ma è finita lì».

yildiz spalletti

 

Un martedì di incontri speciali, piacevolissimo anche quello con Paolo Garimberti, apprezzato giornalista, da tempo membro del consiglio d’amministrazione della Juve, oltre che presidente del J-Museum. Uscendo dal ristorante del J-Hotel, inaugura un paragone intrigante:

«In Yildiz rivedo qualcosa di Sivori, l’artista che mi fece innamorare di questa squadra».

 

A Kenan lascio il tempo di elaborare il secondo confronto mentre gli ripresento il primo, quello ripetutamente evocato: Yildiz nuovo Del Piero.

«Non mi piace questo genere di paragone perché io ho appena cominciato mentre lui è una leggenda mondiale, fa parte della storia della Juve e del calcio... Voglio costruirmi una storia tutta mia, lasciare qualcosa di mio. Anche alla nazionale dove ci sono tanti giovani di talento, Güler, Semih, Uzun».

 

Massimo rispetto. Kenan, hai giocato in tutte le posizioni dell’attacco - a sinistra, al centro, a destra - quale la più naturale, quella che senti più tua?

alex del piero kenan yildiz

«A sinistra, quando parto da sinistra e posso entrare nel campo. Mi piace questa libertà».

 

E chi te la toglie?

Altro sorriso alla Yildiz. «Io devo migliorare ancora tanto. Guarda Cristiano Ronaldo a quarant’anni, la cura che mette nel fisico, non conosce rallentamenti, ha una mentalità fantastica».

 

È un modello difficilmente imitabile.

«Capisco cosa intendi. Io non voglio diventare un body builder, faccio qualcosa anche dopo l’allenamento, un po’ di stretching, qualche esercizio per la forza, ma non troppo. Adesso che sono un professionista devo farmi bastare l’allenamento con la squadra».

 

 

(...)

Con chi parlano? Real? Barcellona? Arsenal?

«Non lo so, li vedo sempre impegnati. E comunque il mio futuro è qui».

 

Devo dire che hanno fatto un ottimo lavoro con te.

KENAN YILDIZ

«Fin da quando ero piccolo. Mi hanno insegnato a non sentirmi migliore degli altri. Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza molto controllate. Come dite voi? Misurate. Se spendevo anche una piccola cifra per le scarpe e i vestiti, doveva bastare per tutto il mese. Mia madre mi diceva: “Aspetta il prossimo”».

 

Tu a otto anni contro quelli di diciotto, avrei voluto vederti.

«Non ero alto, ero molto piccolo but good, buono. Nella storia delle giovanili del Bayern sono quello che è stato eletto miglior giocatore in tutti i tornei che abbiamo disputato».

 

Prima di firmare il rinnovo con la Juve hai dovuto riflettere a lungo?

«Hanno fatto tutto i miei genitori, questa è sempre stata la mia idea: io penso al mio lavoro, al resto provvedono loro».

 

Hanno deciso per te?

«No no no, non ho detto questo. La Juventus è sempre stato il mio primo pensiero e loro lo sapevano».

kenan yildiz juve borussia dortmund

 

Ho faticato a trovare una tua intervista one to one. A dire il vero non l’ho proprio trovata.

«Parlo pochissimo. Anche dopo la partita il mio desiderio è scappare subito a casa. Sento molto la stanchezza».

 

Chiudiamo con un altro abbraccio, di quelli da compagni di squadra, anche se la mia è rossoblù. Di solito non intervisto i ventenni, lascio che, giustamente, accumulino esperienze e cose da dire. Ho fatto un’eccezione per un talento che non avevo saputo aspettare prima di emettere un giudizio. Il giocatorino mi ha fregato due volte.

yildiz juventus interkenan yildizYildizyildiz vlahovic

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...