carlo nordio giorgia meloni daniela santanche

“SANTANCHÈ NON HA TUTTI I TORTI, PERCHÉ TUTTO QUESTO REPULISTI POST VOTO DISVELA SOLO LA LOGICA TRIBALE DEL COMANDO” – “LA STAMPA” SULLE DIMISSIONI DELLA “PITONESSA”: “NON C'È, NEL SUO CASO, UN FATTO NUOVO GIUDIZIARIO E NON, RISPETTO A UN MESE O UNA SETTIMANA FA, A GIUSTIFICARE QUESTA DRAMMATIZZAZIONE. SE IL PRINCIPIO FOSSE STATO LA TUTELA DELLE ISTITUZIONI, TUTTI COLORO CHE SONO STATI COSTRETTI AL PASSO INDIETRO AVREBBERO DOVUTO MOLLARE LA CADREGA ASSAI PRIMA. È CHIARO CHE SE AL REFERENDUM AVESSE VINTO IL SÌ, SAREBBERO ANCORA LÌ. SOLO DOPO È SCATTATO, NON IL RISVEGLIO DELL'ETICA, MA IL RANCOROSO MECCANISMO DELL'EPURAZIONE POLITICA. MA MANCA TOTALMENTE UN DISEGNO POLITICO. DOPO LA DEBACLE SULLA GIUSTIZIA, SI LICENZIA IL MINISTRO DEL TURISMO, MA NON SI MANDA IN VACANZA CARLO NORDIO, CHE NON SI CAPISCE COME POSSA RICOSTRUIRE UN RAPPORTO DI FIDUCIA CON LA MAGISTRATURA”

IL PIÙ GRANDE SHOW DOPO IL BIG BANG

Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “la Stampa”

 

daniela santanche giorgia meloni

Sono il più grande spettacolo dopo il big bang referendario queste dimissioni di Daniela Santanchè, dopo ventiquattr'ore di passione, in cui il governo è rimasto appeso alle sue tribolazioni. […]

 

L'abito nuovo di zecca, indossato per l'uscita di scena, è quello dell'innocente che, a schiena dritta, paga per tutti, obbedisce ma non condivide, e polemicamente rivendica, ad oggi, una fedina penale incensurata e una diversità rispetto a Andrea Delmastro, suo compagno di partito. Insomma, da Pitonessa, scenografica, "fedele alla causa", ma a modo suo, perché il come è stata trattata l'offende e, pur non ricambiando esplicitamente con una contro-offesa, punta l'indice, di fatto, sulla logica del capro espiatorio. E dunque sull'incoerenza, concetto che per Giorgia Meloni è, come noto, assai fastidioso.

 

In fondo, Daniela Santanchè non ha nemmeno tutti i torti, dal suo punto di vista, perché tutto questo repulisti post voto disvela solo la logica tribale del comando. Non c'è, nel suo caso, un fatto nuovo giudiziario e non, rispetto a un mese o una settimana fa, a giustificare questa drammatizzazione. Chiariamo le cose. Se il principio ispiratore fosse stato la tutela della dignità delle istituzioni, tutti coloro che in questi giorni sono stati costretti al passo indietro avrebbero dovuto mollare la cadrega assai prima.

daniela santanche giorgia meloni

 

E forse non vi si sarebbero mai dovuti accomodare, privilegio ottenuto invece per meriti di fedeltà più che per competenza. È chiaro anche a un bambino: se avesse vinto il sì, probabilmente, sarebbero ancora lì. Solo dopo è scattato, implacabile, non il risveglio dell'etica, ma il rancoroso meccanismo dell'epurazione politica.

 

Di fatto Giorgia Meloni così dà, a posteriori, ragione al no. Finché andava tutto bene, vigeva l'impunità. Con la sconfitta, non arriva né un'analisi né una sua assunzione di responsabilità davanti al Parlamento o al Paese, ma la punizione interna: la colpa non è più del leader, ma deve pagare qualcun altro al suo posto.

referendum sulla giustizia - giorgia meloni e carlo nordio - poster by macondo

 

In tal senso Santanchè è la libbra di carne data in pasto al mondo di Fratelli d'Italia per giustificare il rito sacrificale dei pezzi pregiati della casa come Andrea Delmastro e non esporsi all'obiezione del «perché io sì e lei no».

 

Operazione che getta anche un'ombra sinistra sulle relazioni interne a quel mondo inquieto. Ma, ecco, al di là degli atti tanto dovuti quanto tardivi, manca totalmente un disegno politico. Dopo la debacle sulla Giustizia, si licenzia il ministro del Turismo, ma non si manda in vacanza il ministro competente, Carlo Nordio, che non si capisce come possa ricostruire un rapporto di fiducia con la magistratura. […]

 

GIORGIA MELONI CARLO NORDIOmaratona nordio meloni gualtieri abodi

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