trump iran petrolio

A TRUMP NON INTERESSA LIBERARE GLI IRANIANI DAL REGIME TEOCRATICO: VUOLE IL PETROLIO – IL PIANO DEL TYCOON È QUELLO DI PRENDERE IL CONTROLLO DELL’ISOLA DI KHARG, NEL PUNTO PIÙ ANGUSTO DELLO STRETTO DI HORMUZ: È LA PRINCIPALE INFRASTRUTTURA PETROLIFERA DELL’IRAN, DA DOVE PASSA FINO AL 90% DELL’EXPORT DI GREGGIO DEL PAESE - IL MODELLO È QUELLO DELL’IRAQ NEL 2003: APRIRE UN CONTO VINCOLATO DI PROPRIETÀ IRANIANA ALLA FEDERAL RESERVE, DOVE VERSARE I PROVENTI DELLE VENDITE DEL PETROLIO LOCALE, PER GARANTIRE IL DISARMO DEGLI AYATOLLAH E DELLA GUARDIA RIVOLUZIONARIA – PER LA CINA SAREBBE UNO SCENARIO HORROR: PECHINO COPRE LA METÀ DEL SUO FABBISOGNO DI PETROLIO DALLE NAVI IN USCITA DA HORMUZ…

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

DONALD TRUMP IRAN

Nel 2025 la Cina ha importato da navi uscite dallo Stretto di Hormuz il 48% del suo fabbisogno di petrolio, senza contare gli acquisti opachi di greggio iraniano sotto sanzioni.  Secondo l’agenzia delle dogane di Pechino i principali fornitori sono stati Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Unito, l’Oman, l’Iraq e il Kuwait.

 

Non è un problema immediato per Pechino, che dispone di colossali riserve strategiche progettate per un’autonomia completa di duecento giorni (contro i sessanta giorni al massimo dei Paesi occidentali).

 

È, fondamentalmente, una sfida strategica lanciata da Donald Trump.

 

isola di Kharg in iran

Oggi giorno che passa il conflitto per l’Iran appare sempre di più, sottotraccia, come una partita (anche) per il futuro della Cina.

 

Il piano degli Stati Uniti per il petrolio iraniano, ufficialmente, non prevede niente del genere. Piuttosto, è il modello iracheno del 2003 quello che gli uomini di Trump stanno seguendo.

 

I bombardamenti sistematici degli obiettivi militari e l’affondamento della flotta di Teheran preludono tutti allo stesso obiettivo: penetrare verso Nord-Ovest nel Golfo Persico e prendere il controllo dell’isola di Kharg.

 

Kharg, con il porto di Bandar Abbas nel punto più angusto dello Stretto di Hormuz, è la principale infrastruttura petrolifera dell’Iran.

 

PRODUZIONE DI PETROLIO IN IRAN

In certi momenti l’isola gestisce fino al 90% dell’export di greggio del Paese, dunque dei suoi flussi di entrate ed è essenziale alla sostenibilità finanziaria del governo di Teheran.

 

Il modello iracheno si fonda sul controllo di quelle infrastrutture da parte dell’America.

 

Nel 2003, alla caduta di Saddam Hussein, la «Coalition Provisional Authority» (gestita da Washington) aprì un conto presso la Federal Reserve di New York in cui versare i proventi delle vendite del petrolio dell’Iraq.

 

ROTTE ALTERNATIVE ALLO STRETTO DI HORMUZ -

In questo modo, di fatto, gli Stati Uniti dispongono fino ad oggi di un buon grado di controllo sui fondi di Bagdad.

 

L’obiettivo ufficiale è verificare la trasparenza della spesa e assicurare all’Iraq protezione dai suoi creditori esteri (come oggi la Casa Bianca fa anche per il Venezuela).

 

Nella sostanza, controllando il conto vincolato alla Fed di New York, l’America impedisce all’Iraq di comprare armi con i proventi del suo petrolio.

 

Il piano per l’Iran prevede lo stesso scenario: l’apertura di un conto vincolato di proprietà iraniana, ma in mani americane, per garantire il disarmo degli ayatollah e della guardia rivoluzionaria. Perciò la conquista militare delle infrastrutture petrolifere diventa essenziale, anche se Trump non riuscisse a imporre un cambio di regime a Teheran.

 

STRETTO DI HORMUZ

Pechino osserva con nervosismo, soprattutto a causa della propria dipendenza dal petrolio di tutto il Golfo Persico.

 

Se in futuro anche l’Iran dovesse rispondere alla Casa Bianca pur di assicurare la propria sopravvivenza, potenzialmente e in modo implicito gli Stati Uniti disporrebbero di una leva in più: potrebbero più facilmente frenare o scoraggiare le vendite di petrolio alla Cina in uscita dal Golfo, in un’eventuale fase di tensioni militari fra superpotenze rivali.

 

Al contrario, se il regime di Teheran restasse ostile e minaccioso dopo la guerra, i governi del Golfo guarderebbero proprio a Pechino perché eserciti pressioni sull’Iran in modo da garantire flussi ordinati di greggio in uscita da Hormuz. La Cina guadagnerebbe influenza.

STRETTO DI HORMUZSTRETTO DI HORMUZimportanza dello stretto di hormuz nei flussi mondiali di petrolio STRETTO DI HORMUZSTRETTO DI HORMUZSTRETTO DI HORMUZ

 

petroliera iraniana

[…]

unita iraniane rimuovono la mina dallo scafo della petroliera colpitaPETROLIERA COLPITA DALL IRAN NELLE ACQUE DEL GOLFO PERSICO

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...